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Il professore si interroga - di Laura Alberico

Siamo abituati da sempre a formulare domande, un percorso unidirezionale quasi obbligato, consapevoli fino a un certo punto di essere nel giusto, chiusi spesso in un cerchio dentro il quale esigere, accontentarsi o rifiutare, paradigmi di una scuola che fatica a stare al passo con i tempi. Fuori c'è il mondo, il tutto e il suo contrario, una legge di gravità che cancella quotidianamente i buoni propositi, le giuste intenzioni, le verità sbiadite che sfumano spesso senza prendere forma perché legate ad un passato in lenta agonia. Parole che si rincorrono e volano leggere, con la certezza di contenere senso e significato, orme di uno spazio e di un tempo che vorrebbe rinascere ogni volta con l'entusiasmo della prima volta. Il professore quasi sempre non ama interrogarsi, il punto di domanda fa nascere dubbi, esitazioni che possono rimettere in gioco competenze stratificate con l'esperienza, capacità affinate con la buona comunicazione, desideri di obiettivi e programmi sempre nuovi da concretizzare, modellare e trasmettere. Sul filo esile della comunicazione le domande si accendono sempre, sono le luci che come fari riescono a orientare, nella libertà di uno sguardo che va oltre gli spazi limitati delle ore di lezione, negli errori che rendono sempre possibile interrogare e interrogarsi.

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La brexit favorirà economicamente la Germania.
Questo mio testo potrebbe fare da base per sviluppare un programma da portare avanti noi, senza bisogno di istituzioni.
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