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3. Nascere e crescere in un mondo in crisi: ripartiamo dalle basi del pensiero di Platone - di Cristina Rocchetto

Chi mi ha seguita in passato sa che, quando mi occupo di contenuti culturali, il mio obiettivo è fare divulgazione ed utilizzare quei contenuti per attivare riflessioni sul nostro presente caratterizzato da uno stravolgimento totale del mondo di valori a cui istituzioni quali la scuola si aggrappano, ma che non sembrano riuscire a parlare una lingua viva al giovane.
Come è ovvio, il fine che noi ci proponiamo condiziona e determina il nostro punto di partenza, ovvero il modo in cui noi ordiniamo, diciamo così, gli elementi che servono al nostro ragionamento, dando ad alcuni aspetti di essi importanza, tralasciandone o minimizzandone altri. Quindi io qui non faccio Storia della Filosofia. Vorrei invece utilizzare un periodo storico di drammatici rivolgimenti politici e conseguente crisi di valori vissuto dall'Atene durante e subito dopo la guerra del Peloponneso per rivisitare alcune figure di pensatori celeberrimi, di cui almeno Socrate e Platone, anche se non mi dispiacerebbe anche accennare ad Aristotele, suggerendone così la conoscenza diretta dei testi.
Il primo dei miei post a cercato di dare qualche input sulla conoscenza del periodo storico di riferimento: le lezioni del Prof. Canfora sono davvero preziosissime e, credo io, per nulla tediose. Il secondo lo ho dedicato al Simposio di Platone, dialogo importante e molto conosciuto, che, come dicevo, racchiude varie chiavi di lettura. Concentriamoci su questa, che propongo, mettendola in relazione con il post precedente: Platone, nato attorno al 427 a.C., cresce e si sviluppa durante la guerra del Peloponneso, che era scoppiata circa 4 anni prima della sua nascita e che terminerà nel 404. a.C, quando ormai egli è un giovane uomo di 23/24 anni. Cinque anni dopo, nel 399.a.C., Socrate viene condannato a bere la cicuta: Platone è a quel punto un uomo fatto. Ma è un uomo che, anziché assorbire da Socrate la lezione del distacco dalle cose terrene come faranno scuole di pensiero minori inaugurando una tendenza che si rafforzerà via via entreremo nel periodo storico detto "ellenistico", e che in parte potremmo già riconoscere nella figura dello studioso lettore di libri introdotta da Aristotele, cercherà a modo suo di proporre soluzioni che in generale dessero all'uomo la fiducia dell'esistenza di fondamenti della realtà solidi e validi a tutti i livelli in un mondo ormai completamente stravolto. Ho quindi proposto la lettura del Simposio, perché lì, meglio che altrove nelle sue opere, Platone cerca di farci capire come e perché l'uomo, essere vivente in un mondo dove tutto nasce, si corrompe e muore, quindi in un mondo instabile a livello di esperienza diretta (attraverso i 5 sensi corporali) tenda e possa conoscere la "Verità" di un mondo di riferimento "ideale", quindi stabile ed eternamente immobile. Questo legame tra la vita del corpo corruttibile e la visione dei suoi fondamenti eterni ed incorruttibili è un démone, non più un dio, ma una forza vitale che ci tende verso ciò che desideriamo e che non raggiungeremo mai, ma il cui desiderio determina la nostra vita. Tale forza, tale démone è Eros, l'amore o il desiderio stesso, di per sé non buono né cattivo, che dobbiamo imparare a muovere verso cose belle, educandolo: dominandolo, anziché facendocene dominare. Il filosofo è l'emblema stesso di questo discorso sull'amore come tendenza verso il Bello, che è anche il Giusto ed il Vero al tempo stesso: egli non possiede una sapienza in sé, non ha un oggetto da insegnare definito, ma è fìlos (amico, amante)-sophos=da sophìa, sapienza, quindi la sua vita sarà tutta tesa a "diventare sapiente", a mettersi e mettere le cose continuamente in discussione, verificare i contenuti della conoscenza appena acquisiti o da acquisire: egli mai sarà o è un sapiente, come, ad un livello più basso, lo può essere un artigiano rispetto alla sua arte, di cui può essere espertissimo ma che è definita nel suo oggetto.
Prima di presentare la figura di Socrate, vorrei introdurre quella di Platone, suo discepolo per l'appunto. Lo farò proponendo un altro lavoro  teatrale di ottimo livello che mette in scena un celeberrimo dialogo platonico (Politéia= La Repubblica): https://www.youtube.com/watch?v=acejVpgk_2k&t=4s. Questo per incuriosire chi legge ed indirizzarlo poi alla visualizzazione di una lezione del Prof. Luciano Canfora su Platone, la sua biografia, il suo pensiero politico in generale, con un riferimento a questo dialogo in particolare (www.youtube.com/watch?v=HVMxGrYA1lo). Come si noterà, Canfora legge Platone in maniera molto diversa dal Prof. Reale, che gli dà una lettura "metafisica". Riparlerò di questo tema. Importante qui è avere una lettura alternativa che ci aiuti a svolgere questa riflessione, tenendo presente le principali impostazioni con cui si può leggere ed è stato letto il pensiero politico di Platone, che è alla base di tutta la sua riflessione filosofica per i motivi che spero di essere riuscita ad accennare con sufficiente chiarezza espositiva:
1) Platone reagisce al travolgimento sociale ed alla crisi dei valori proponendo un modello di Stato perfetto da attuare nella realtà con autoritarismo ed imposizione: da cui la lettura per esempio di Popper, che considererà Platone padre ideologico di tutti i totalitarismi;
2) Platone reagisce al travolgimento sociale ed alla crisi dei valori mantenendosi, diremmo noi, "propositivo" e delineando un ideale politico come visione ideale a cui tendere come modello che però subirà nel mondo i dovuti aggiustamenti, poiché nulla di ciò che è ideale può realizzarsi in quanto tale sulla terra. Questa è la posizione di Canfora e di Migliori, https://www.youtube.com/watch?v=StgiR8_qzxM. Reale condivide questa posizione, ma partendo da un altro punto di vista che, come detto, dà alle discussioni platoniche sui "modelli" a cui tendere uno statuto metafisico che altri studiosi non sentono la necessità di postulare.
3) Platone reagisce al travolgimento sociale ed alla crisi dei valori perdendo fiducia nel mondo e rinunciando a credere che vi siano soluzioni, rifugiandosi nel sogno di uno Stato ideale che mai esisterà: ovvero raccontandoci rassegnato la prima utopia della nostra storia del pensiero.
A questo punto, non mi rimane che segnalarvi il testo di questo dialogo platonico, e vi darò due link: il solo testo de "La Repubblica", http://www.ousia.it/content/Sezioni/Testi/PlatoneRepubblica.pdf, ma anche il link a tutte le opere di Platone raccolte dal Prof. Giovanni Reale ed i suoi collaboratori, https://giuseppecapograssi.files.wordpress.com/2015/03/platone_a_cura_di_giovanni_reale_tutti_gli_scribookzz-org.pdf

Cristina Rocchetto

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