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Ragazzi perbene - di Laura Alberico

Il buonismo impera sotto gli occhi di adulti che spesso si meravigliano, condannano e dopo girano gli occhi dall'altra parte. Bambini cresciuti sotto l'ombra di schemi pedagogici lassisti e privi di utili divieti. Sono i ragazzi perbene che cercano nella moda e nelle griffe  la loro identità, nel gruppo dei pari il riconoscimento di valori alternativi e privi di significato per esorcizzare paure ed emozioni, solitudine e fragilità. Dentro di loro cresce la rabbia celata da una normalità distratta e apatica che acquieta la coscienza di genitori troppo spesso assenti, troppo lontani da un mondo contaminato da stimoli virtuali in cui quasi sempre l'immagine è la vera ragione di esistere e nella quale riconoscersi. I ragazzi perbene crescono in famiglie normali, sono i bravi compagni di figli accuditi e viziati, ai quali nessuno penserebbe di poter dare dispiaceri o privazioni. Fino a quando la normalità inverte il suo corso, si trasforma in violenza, mostra il volto della vita negata, la tragica e reale reazione di momenti in cui l'istinto prevale e esplode rompendo la bolla protettiva di un isolamento estremo. Il filosofo Galimberti parla di nichilismo dei giovani di oggi, di anestesia dei sentimenti (psicoapatia), di negazione del futuro. In questo vuoto esistenziale i ragazzi consumano droghe e alcol, tempo e ragione, emozioni e desideri. Meraviglia e costernazione, incredulità e senso di inadeguatezza pervadono il senso comune di adulti inchiodati forse alle loro responsabilità di pseudo educatori che non hanno saputo, voluto e pensato di poter fare di meglio magari comunicando empatia, vicinanza, accoglienza. I ragazzi perbene sono i figli di tutti, di una società che interroga senza farsi domande, immersa in un tessuto sociale pieno di contraddizioni e di incertezze dove la violenza fuori e dentro le mura domestiche alimenta l'indifferenza, l'unica e più grave malattia del nostro tempo. Per questo è importante puntare a un progetto di vita futuro, per dare ai giovani l'opportunità di credere in se stessi e di sviluppare i presupposti insiti nell'educazione cioè la cultura del bello e una filosofia di vita tesa a colmare il vuoto nel quale ragione e sentimenti hanno perso il loro valore.

Laura Alberico

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