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Resurrezione - di Laura Alberico

“ Anima trafitta e chiodi infissi nel vento a fermare il volo di un gabbiano, cenere ancora calda nasconde la verità perduta. Tra il mare e la terra un solo confine: il cielo” ( L. Alberico)
Il  clima religioso di questi giorni suggerisce e indica come unica via di trasformazione profonda e intima  il cambiamento personale. Viviamo purtroppo in una società violenta, un tessuto sociale lacerato e consumato dalla perdita dei valori di riferimento, il buio che confonde razionalità e istinto e che, soprattutto per i giovani, diventa un percorso accidentato e pieno di vuoti esistenziali. Superficialità e apparenza, falsi miti da erigere a unici obiettivi delle relazioni interpersonali che diventano fragili e senza radici, un campo incolto dove la crescita equilibrata e serena è soffocata da erba infestante. Gli stimoli educativi, le figure genitoriali sono spesso assenti, non esistono più divieti che aiutano a orientare scelte e comportamenti, idee lasciate a macerare in un limbo di incomunicabilità e isolamento. Le agenzie educative deputate al compito della formazione, come la famiglia e la scuola, sembrano aver perso quella energia necessaria allo sviluppo di giovani riflessivi e in cerca di una autonomia adeguata per un progetto futuro di vita. Madri troppo deboli e accondiscendenti, padri spesso assenti nelle relazioni con i figli, figure sostitutive che catturano con interessi pericolosi  e devianti che hanno il solo scopo di annullare la razionalità, la capacità di discernere il bene dal male, il giusto dal suo opposto. Il caso limite del giovane massacrato da due amici diventa in questo panorama di violenza l’emblema di una società inaridita nei sentimenti, nell’empatia, priva di condivisione e di senso di appartenenza. La vita e la morte appaiono isole dimenticate, merci di scambio consumistico dove la violenza fine a se stessa è l’unico miraggio da raggiungere in una intricata giungla fatta di istinto  e sopraffazione. La cronaca ci propone spesso morti annunciate, traguardi di annientamento e di disimpegno morale che mietono vittime inconsapevoli  e sacrificali. L’uovo pasquale rappresenta il simbolo della rinascita, l’attesa di un evento di trasformazione e di consapevolezza, di gioia dopo il dolore e la sofferenza. Un simbolo non solo cattolico ma universale che ripropone a tutti la misura delle cose, l’essenza della vita che ritorna e che chiede di essere accolta e alimentata in un percorso di conoscenza costruttivo dove ognuno può e deve imparare il rispetto,  il dono che infonde misericordia, la Pasqua del ritorno alla vita, l’origine alla quale bisogna attingere la forza e il coraggio del cambiamento.

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