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Dai Severi all'anarchia militare


Lotte per la successione a Commodo (192-194)
Il senato nomina Elvio Pertinace, che fu ucciso dai pretoriani, che non lo accettarono
I pretoriani «vendettero» il titolo di imperatore al migliore offerente Didio Giuliano
Le legioni ai confini si ribellarono e proclamarono imperatore i loro comandanti Clodio Albino (Britannia) Pescennio Nigro (Oriente) e Settimio Severo (Germania e Pannonia), che alla fine prevalse
              
LA DINASTIA DEI SEVERI

Settimio Severo 194-211
Settimio Severo riformò soprattutto L’esercito, che era composto da provinciali, che potevano anche sposarsi, avere figli, una famiglia, una dimora e un terreno, nei pressi del limes (confine) che difendevano. Furono anche accettati per la prima volta perfino dei mercenari barbari all’interno dell’esercito.
Settimio Severo 194-211
Imperatore dopo serie di guerre civili
Comandante esercito vittorioso in Pannonia
Era un provinciale, proveniva da Leptis Magna (città della Libia)
Tendenza a ridurre il ruolo di Roma e dell’Italia nel contesto dell’impero
Favore verso province e legioni militari
Stretto controllo sul Senato, eliminazione avversari appena nominato, licenziamento pretoriani senza premi né indennità 
Formazione nuova guardia imperiale reclutando veterani di tutto l’esercito (offerta a tutti i soldati delle stesse possibilità)
Costituzione monarchia militare con privilegi all’esercito
Accentramento di tutte le decisioni, con esautorazione del Senato
Interventi invasivi nella giustizia
Politica rafforzamento confini Stato 
Riorganizzazione amministrazione privilegiando il ceto dei cavalieri 
Contro inflazione e spese militari, annona militare: derrate alimentari gratuite a esercito

Caracalla (211-217) 
Continuazione politica del padre, difesa dei confini dai Germani, aumento dotazioni per i militari
Conio nuova  moneta antoniniana, con  metà dell’argento ma di doppio valore (aumento inflazione)
Concessione cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’impero (costitutio Antoniniana)
Pagamento maggiori tasse per tutto
Eliminazione differenze civili tra cittadini dell’impero non come uguaglianza ma aumenti  differenze tra ricchi e meno poveri in particolar modo
Spese per edifici pubblici (terme)
Il processo di romanizzazione porterà sempre di più a spostare il concetto di romanità dall’ Italia alle province, e creerà i presupposti per una decadenza dell’ Italia.
Questo processo giunge a compimento con la Constitutio antoniniana di Caracalla, che concede la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’ Impero.
Caracalla fece anche costruire le Terme più grandi di Roma, che presero il suo nome.
Caracalla dovette combattere contro gli Alemanni (che in germanico voleva dire una tribù di uomini-guerrieri) e contro i Parti. Un prefetto del Pretorio voleva succedergli al potere e lo uccise durante la campagna militare

Eliogabalo 218-222
Nel 218 il potere imperiale fu preso dal bizzarro Eliogabalo, che voleva diffondere il culto del dio Sole, di cui lui era sacerdote e incarnazione vivente. 
Eliogabalo fu ucciso nel corso di una congiura

Alessandro Severo 222-235
Alessandro Severo ristabilì la pace in campo civile (patto con il Senato e diminuzione delle tasse) e in campo religioso (praticava il sincretismo).
Morì in combattimento. Dopo aver sconfitto i Parti e i loro successori Sassanidi in oriente, venne ucciso dall’esercito che non aveva gradito le sue trattative di pace con gli Alemanni.

I VOLTI DELLA CRISI
Epoca di anarchia militare (235-284): guerra civile permanente
Conio nuova  moneta antoniniana, con  metà dell’argento ma di doppio valore (aumento inflazione)
Massimino il Trace (235-238): imperatore guerriero ma non politico
Prima persecuzione sistematica contro i cristiani
Ostilità da parte del Senato e assassinio imperatore per mano dell’esercito

Massimino il Trace 235-238
La caduta dell’imperatore Alessandro Severo, e quindi della sua dinastia, determina l’inizio di un periodo di crisi per l’impero romano.
Il suo successore fu infatti un barbaro, Massimino il Trace, che regnò dal 235 al 238
Non sono più i tempi di Spartaco, quando chi veniva dalla Tracia era uno schiavo, e moriva da gladiatore, lottando contro Roma: adesso un trace diventa imperatore.
La sua unica dote era quella di saper menare le mani, non sapeva il greco e sapeva poco il latino, praticamente l’opposto degli imperatori filosofi e filoellenici che erano stati incarnati da Adriano e soprattutto da Marco Aurelio il secolo precedente.
L’esercito è protagonista delle congiure di palazzo, come quella che appunto mise al potere Massimino, e diventa meno efficace contro le minacce esterne.
Inoltre i costi dell’esercito indeboliscono una economia già vacillante, a causa dell’instabilità politica.
In questa fase, infatti, l’oro sparisce dal mercato e la moneta d’argento ormai è fatta con solo 50 parti di argento su 1000 (insomma il 5% è di argento e il resto di metallo molto meno pregiato).
Le minacce più pericolose sono: in occidente i Goti e i Germani, che invadono anche la pianura padana, le tribù di barbari che saccheggiano e distruggono Atene e Corinto, e soprattutto i Persiani a Oriente.
Per ovviare a queste minacce i Romani adottano la tattica di aspettare i rinforzi per rintuzzare gli attacchi dei barbari ai confini, o di fortificare le città con alte e spesse mura, come quelle di Milano, fulcro strategico al centro della Pianura Padana, e di Roma, con le Mura di Aureliano (ancora ben visibili in città) che testimoniano che perfino la capitale inizia ad essere a rischio.

Filippo l’Arabo 244-249
L’imperatore Filippo (244-249) fu detto l’ Arabo, ma in realtà era siriano, di una cittadina a poca distanza da Damasco.
Egli guidò le truppe imperiali contro il re di Persia, lo sconfisse, ma ottenne una pace non duratura e non sufficientemente vantaggiosa per i Romani.
Nel 248 celebrò i mille anni dalla fondazione di Roma e si dimostrò conciliante con i cristiani, tanto che alcuni dicono fosse egli stesso cristiano.
Questo gli alienò il favore dell’esercito, che lo destituì e nel 249 incoronò il tribuno urbano Decio, poiché molti pensavano che i cristiani turbassero la pax deorum, distogliendo gli dei dal favorire Roma.

Decio 249-251
Decio infatti proclamò la prima vera e propria persecuzione sistematica contro i cristiani, adottando una politica ben diversa rispetto al rescritto di Traiano, che aveva dettato legge fino ad allora. Adesso tutti i cristiani, non solo quelli accusati in maniera non anonima, dovevano sacrificare agli dei.
Se molti, i cosiddetti martiri, lo fecero, suscitando tra l’altro ammirazione e conversioni anche in coloro che prima non erano attratti dal cristianesimo, come testimonia Tertulliano nell’ Apologeticum, molti altri preferirono salvare la vita rinnegando la loro religione monoteista e adorando gli dei pagani.
Questi furono chiamati lapsi, perché scivolarono nel peccato, o libellatici, perché dotati del documento, il libellum, che testimoniava che avevano fatto i riti pagani.

Valeriano 253-260
Una volta ucciso Decio in una battaglia contro i Goti nel 251, la persecuzione fu ripresa da Valeriano, che morì in un modo disonorevole e impensabile fino a pochi decenni prima.
Catturato dai Persiani con l’inganno nel 260, finì i suoi giorni morendo di stenti come schiavo dell’imperatore persiano, costretto anche a  lavorare presso una miniera.

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