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Visualizzazione dei post da dicembre 15, 2015

La seduttrice sedotta e abbandonata Armida e Rinaldo

CANTO DECIMOSESTO.

Tondo è il ricco edifizio, e nel più chiuso Grembo di lui, ch’è quasi centro al giro, Un giardin v’ha, ch’adorno è sovra l’uso 4Di quanti più famosi unqua fioriro. D’intorno inosservabile e confuso Ordin di logge i Demon fabbri ordiro: E tra le oblique vie di quel fallace 8Ravvolgimento impenetrabil giace.
II.
     Per l’entrata maggior (però che cento L’ampio albergo n’avea) passar costoro. Le porte quì d’effigiato argento 12Su i cardini stridean di lucid’oro. Fermar nelle figure il guardo intento: Chè vinta la materia è dal lavoro. Manca il parlar: di vivo altro non chiedi: 16Nè manca questo ancor, se gli occhj credi.
VIII.
     Qual Meandro fra rive oblique e incerte Scherza, e con dubbio corso or cala or monta: Queste acque ai fonti, e quelle al mar converte: 60E mentre ei vien, sè che ritorna, affronta: Tali, e più inestricabili conserte Son queste vie: ma il libro in se le impronta: Il libro, don del Mago; e d’esse in modo 64Parla, che le risolve, e spiega il nodo.
IX.
     Poichè lascia…

Prima parte del commento e dell'analisi della Prima Ecloga dalle Bucolic...

Bucoliche
I. Titiro e Melibeo



Tityre,
tu
recubans
sub tegmine
patulae fagi
meditaris
Musam
silvestrem


Titiro,

tu
disteso
all’ombra
di
un ampio fag.

componi
un
canto

rustico

tenui

avena;
nos
linquimus

fines
patriae
et
dulcia arva;

nos
fugimus

col
sottile

stelo
[del flauto];

io
abbandono

i
confini

della
patria

e
i dolci campi;  

io
fuggo


patriam;
tu,
Tityre,
lentus
in
umbra

doces

silvas