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Visualizzazione dei post da dicembre 12, 2015

L'amore impossibile Erminia alla ricerca di Tancredi

LIV.
     Lasciò la pugna orribile, nel core De’ Saracini e de’ Fedeli impressa Un’alta maraviglia, ed un orrore Che per lunga stagione in lor non cessa. Sol dell’ardir si parla, e del valore Che l’un guerriero e l’altro ha mostro in essa. Ma qual si debba di lor due preporre, Vario e discorde, il volgo in se discorre.
LV.
     E sta sospeso, in aspettando, quale Avrà la fera lite avvenimento: E se ’l furore alla virtù prevale, O se cede l’audacia all’ardimento. Ma più di ciascun altro, a cui ne cale, La bella Erminia n’ha cura e tormento: Chè da i giudícj dell’incerto Marte Vede pender di se la miglior parte.
LVI.
     Costei, che figlia fu del Re Cassano Che d’Antiochia già l’imperio tenne, Preso il suo regno, al vincitor Cristiano Fra l’altre prede anch’ella in poter venne. Ma fulle in guisa allor Tancredi umano, Che nulla ingiuria in sua balía sostenne: Ed onorata fu, nella ruina Dell’alta patria sua, come Reina.
LVII.
     L’onorò, la servì, di libertate Dono le fece il cavaliero egregio: E le furo da lui tut…

Il proemio della Gerusalemme liberata

I.
     Canto l’arme pietose, e ’l Capitano Che ’l gran sepolcro liberò di Cristo. Molto egli oprò col senno e con la mano; Molto soffrì nel glorioso acquisto: E invan l’Inferno a lui s’oppose; e invano s’armò d’Asia e di Libia il popol misto: Chè ’l Ciel gli diè favore, e sotto ai santi Segni ridusse i suoi compagni erranti.
II.
     O Musa, tu, che di caduchi allori Non circondi la fronte in Elicona, Ma su nel Cielo infra i beati cori Hai di stelle immortali aurea corona; Tu spira al petto mio celesti ardori, Tu rischiara il mio canto, e tu perdona S’intesso fregj al ver, s’adorno in parte D’altri diletti, che de’ tuoi le carte.
III.
     Sai che là corre il mondo, ove più versi Di sue dolcezze il lusinghier Parnaso; E che ’l vero condito in molli versi, I più schivi allettando ha persuaso. Così all’egro fanciul porgiamo aspersi Di soavi licor gli orli del vaso: Succhi amari, ingannato, intanto ei beve, E dall’inganno suo vita riceve.

Terza parte del commento e dell'analisi della Prima Ecloga dalle Bucolic...

Me.   Et quae tanta fuit
Romam tibi causa videndi?
E quale fu il motivo (quae fuit causa) così importante per
te di vedere (videndi) Roma?
Ti.
Libertas, quae sera tamen respexit inertem, candidior postquam
tondenti barba cadebat, respexit tamen et longo post tempore venit, postquam nos Amaryllis habet, Galatea reliquit. Namque (fatebor enim) dum me Galatea tenebat, nec spes  libertatis
erat nec cura peculi. Quamvis multa meis exiret victima saeptis, pinguis et ingratae premeretur caseus urbi, non umquam gravis
aere domum mihi dextra redibat.
La libertà, che, anche se tardi (sera), tuttavia, volse lo
sguardo (respexit) verso di me, nonostante la mia indolenza (inertem), dopo che
la barba cadeva brizzolata (candidior) quando la tagliavo (tondenti), mi guardò
tuttavia (respexit tamen, chiasmo) e sopraggiunse dopo molto tempo (longo post
tempore, anastrofe), da quando mi ha in suo potere Amarillide e Galatea mi ha
lasciato (reliquit). Perché (Namque), lo devo confessare (fatebor enim), finchè
(dum) …

Capitoli decimo e undicesimo della Vita Nuova di Dante La seconda donna...

X
1Appresso la mia ritornata mi misi a cercare di questa donna che lo mio segnore m'avea nominata ne lo cammino de li sospiri; e acciò che lo mio parlare sia più brieve, dico che in poco tempo la feci mia difesa tanto, che troppa gente ne ragionava oltre li termini de la cortesia; onde molte fiate mi pensava duramente.
2E per questa cagione, cioè di questa soverchievole voce che parea che m'infamasse viziosamente, quella gentilissima, la quale fue distruggitrice di tutti li vizi e regina de le virtudi, passando per alcuna parte, mi negò lo suo dolcissimo salutare, ne lo quale stava tutta la mia beatitudine. 
3E uscendo alquanto del proposito presente, voglio dare a intendere quello che lo suo salutare in me vertuosamente operava. 
XI

1Dico che quando ella apparia da parte alcuna, per la speranza de la mirabile salute nullo nemico mi rimanea, anzi mi giugnea una fiamma di caritade, la quale mi facea perdonare a chiunque m'avesse offeso; e chi allora m'avesse domandato di co…

Il capitolo quinto della Vita Nuova di Dante La prima donna dello schermo

v
1Uno giorno avvenne che questa gentilissima sedea in parte ove s'udiano parole de la regina de la gloria, ed io era in luogo dal quale vedea la mia beatitudine; e nel mezzo di lei e di me per la retta linea sedea una gentile donna di molto piacevole aspetto, la quale mi mirava spesse volte, maravigliandosi del mio sguardare, che parea che sopra lei terminasse. 2Onde molti s'accorsero de lo suo mirare; e in tanto vi fue posto mente, che, partendomi da questo luogo, mi sentio dicere appresso di me: "Vedi come cotale donna distrugge la persona di costui"; e nominandola, io intesi che dicea di colei che mezzo era stata ne la linea retta che movea da la gentilissima Beatrice e terminava ne li occhi miei. 3Allora mi confortai molto, assicurandomi che lo mio secreto non era comunicato lo giorno altrui per mia vista. E mantenente pensai di fare di questa gentile donna schermo de la veritade; e tanto ne mostrai in poco tempo, che lo mio secreto fue creduto sapere da le più p…