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Visualizzazione dei post da novembre 1, 2015

Elena rimprovera Paride Iliade, 3, vv 421 450 e riassunto di Glauco e D...

Il duello tra Paride e Menelao Iliade, III, vv. 314-382

Elena rimprovera Paride Iliade, 3, vv 421 450

Scontro fra Tersite e Ulisse

L'ira di Achille - Iliade, I, vv. 188-246

Il piacere di lavorare - di Rory Previti

In principio era cacciatore e raccoglitore. L’ Homo Sapiens Sapiens aveva già catturato il fuoco, sapeva conservarlo e riprodurlo, sapeva usare le armi che aveva imparato a costruirsi. Per sopravvivere cacciava e raccoglieva, questo era il suo lavoro.  Dalle origini della specie ad oggi, per garantirsi la sopravvivenza e trasmettere la vita alla progenie l’uomo ha lavorato.  Il lavoro: parola magica che oggi per giovani e meno giovani è a volte una chimera. Lavorare significa potere provvedere ai bisogni della vita quotidiana, potere progettare la propria vita, potere guardare al futuro senza timore. Lavorare fa dell’individuo un tassello del sistema sociale, la tessera di un puzzle senza la quale, pur modesta che sia, si perde la visione d’insieme, lo scopo dello stare insieme facendo parte di un tutto. Proprio il far parte di un sistema sociale dà un’identità a chi lavora, a chi mette le proprie conoscenze e competenze al servizio del prossimo perché sapere e sapere fare comporta il s…

Il proemio dell' Orlando Furioso di Ariosto

1 Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
     le cortesie, l’audaci imprese io canto,
     che furo al tempo che passaro i Mori
     d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
     seguendo l’ire e i giovenil furori
     d’Agramante lor re, che si diè vanto
     di vendicar la morte di Troiano
     sopra re Carlo imperator romano.

2 Dirò d’Orlando in un medesmo tratto
     cosa non detta in prosa mai, né in rima:
     che per amor venne in furore e matto,
     d’uom che sì saggio era stimato prima;
     se da colei che tal quasi m’ha fatto,
     che ’l poco ingegno ad or ad or mi lima,
     me ne sarà però tanto concesso,
     che mi basti a finir quanto ho promesso.

3 Piacciavi, generosa Erculea prole,
     ornamento e splendor del secol nostro,
     Ippolito, aggradir questo che vuole
     e darvi sol può l’umil servo vostro.
     Quel ch’io vi debbo, posso di parole
     pagare in parte e d’opera d’inchiostro;

L’originalità del Furioso di Ariosto