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Lampo di Pascoli, Myricae - di Carlo Zacco

Il lampo


 

 

 

 

5

   E cielo e terra si mostrò qual era:

 

la terra ansante, livida, in sussulto;

il cielo ingombro, tragico, disfatto:

bianca bianca nel tacito tumulto

una casa apparì sparì d’un tratto;

come un occhio, che, largo, esterrefatto,

s’aprì si chiuse, nella notte nera.

Situazione. Siamo di notte, durante un temporale. Un lampo improvviso consente di vedere con chiarezza il paesaggio (cielo e terra), ma solo per una frazione di secondo;

 - la terra è nera (livida) e mossa dal vento: appare come se stesse ansimando affannosamente (ansante, in sussulto);

 - il cielo è pieno (ingombro) di nuvole, anch’esso nero, disomogeneo (per le nuvole irregolari);

 - nel nero generale il lampo fa apparire per un istante una casa bianca (resa ancora più bianca dalla luce del lampo stesso); il lampo è tacito (silenzioso), perché non c’è ancora il tuono;

 - questa casa fa venire in mente un occhio spalancato, che per una frazione di secondo ha la possibilità di vedere con chiarezza ciò che è celato dal buio (una verità rivelata per un attimo, che mostra una realtà sconvolta).


 Impressionismo. Come al solito è adottata la tecnica impressionistica della giustapposizione di immagini, senza connessioni logiche;

Espressionismo. Qui però c’è una novità: queste immagini hanno anche una forte carica espressionistica: cioè non sono presentate in modo realistico, ma deformato:
1)      la terra è «ansante, livida, in sussulto», poiché sconvolta dal vento;
2)      il cielo è «ingombro, tragico, disfatto», in quanto pieno di nuvole;
Questi elementi naturali sono personificati, e descritti come fossero esseri umani in preda ad uno stato di profonda angoscia.
Proiezione soggettiva. Ma questo modo di rappresentare le cose rispecchia lo ‘sconvolgimento’ della mente che guarda: il soggetto proietta i propri sentimenti sulla natura circostante, che appare deformata in senso negativo, rispecchiando i sentimenti stessi.

L’occhio. L’aggettivo «esterrefatto», riferito all’occhio (a cui viene paragonata la casa), mostra questa proiezione del sentimento soggettivo sulle cose.
 - ma non solo: per questa poesia Pascoli ha pensato una prefazione in prosa, che però è rimasta inedita. Da questo testo veniamo a sapere che il lampo è il bagliore emesso dal colpo di fucile che ha ucciso il padre; e l’occhio, quindi, è quello del padre che, nell’istante di quel lampo, visualizza l’idea della morte che sta per sopraggiungere (tutta la vita in un attimo).
 - Se non fosse per questa prosa noi non sapremmo che il lampo è l’occhio del padre; ma Pascoli ha deciso di non pubblicarla, e quindi è chiaro che  il valore di questa poesia vuole essere universale.

Stile. Lo stile impressionistico/espressionistico si nota anche in:
 - l’inizio con «E…e…», rende l’attacco più sfumato, e dà l’idea di un qualcosa che nasce dal nulla; inoltre rende il ritmo più incalzante, affannoso;
 - l’aggettivazione: gli aggettivi riferiti a terra e celo sono a gruppi di tre, collegati per asindeto; inoltre è da notare che sono tutti trisillabi, e quello centrale è sempre sdrucciolo (virtuosismo pascoliano);
 - la ripetizione «bianca bianca», e i verbi: «apparì sparì» e «s’aprì si chiuse», non separati da virgole;
 - lo stile nominale dei versi 2-3, senza il verbo;

Tutti questi elementi conferiscono concitazione allo stile. 

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