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Il transito della disperazione - di Gianni Peteani

Il transito dei migranti, il transito di quanti fuggono da guerre, da persecuzioni, da miseria e da fame. Il viaggio infinito dei tanti che non arriveranno mai, la diaspora di coloro che saranno bloccati, umiliati, depredati di ogni ultima dignità e infine respinti. Nel gennaio di settant'anni fa, dai binari celati dal Silos, nella Stazione ferroviaria di Trieste, si ultimava l'abominio della deportazione nei Lager nazisti. 

Da questo stesso luogo, meta odierna di nuova disperazione partì, negli anni dell'occupazione tedesca, il 70% dei deportati dall'Italia con destinazione Auschwitz. Il penultimo convoglio della morte partì l'11 gennaio 1945 diretto al Campo di sterminio femminile di Ravensbruck. L'ultimo, sabato 24 febbraio ‘45 scaraventò i martiri nell'inferno di Bergen Belsen. Quasi un mese dopo l'avvenuta liberazione di Auschwitz. 

Anche nelle ultime tragiche fasi della Seconda Guerra Mondiale Trieste ebbe un ruolo strategico fondamentale per il Terzo Reich, tramite la Risiera di San Sabba convertita nell'unico Lager di sterminio nazista in suolo italiano e dell'Europa meridionale, avvalendosi febbrilmente del suo snodo ferroviario, nel quadro della massima efficienza dei trasporti affidati allo zelo maniacale di Adolf Eichmann. Sulle traversine di legno, superstiti testimoni dei binari della Deportazione e dell'Olocausto italiani, si sono inginocchiate queste consapevoli vittime del nuovo millennio. Perlopiù giovani senza meta, senza domani. Infreddoliti. Affamati. Disperati. Rifiutati. Nell'indifferenza del nostro vivere civile, caldo e pulito. Dinanzi alle nostre porte, semplicemente chiuse. Nella progettata riqualificazione della maestosità architettonica del Silos, nuovamente simbolo della tragedia umana, si consideri l’importanza di un luogo permanente della Memoria: di quanto allora è stato e di quanto nuovamente è.
Memoria in quanto le analogie con quel passato riemergono in un'inquietante realtà nello stesso luogo, a un passo dalle nostre case e dalle nostre vite, nel centro della città e al contempo distanti da tutti e tutto, nuovamente celando il crimine dell'indifferenza.

Gianni Peteani

Presidente Comitato permanente Ondina Peteani 
prima staffetta partigiana d'Italia 
Deportata Auschwitz 81672

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