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Il piacere di lavorare - di Rory Previti

In principio era cacciatore e raccoglitore. L’ Homo Sapiens Sapiens aveva già catturato il fuoco, sapeva conservarlo e riprodurlo, sapeva usare le armi che aveva imparato a costruirsi. Per sopravvivere cacciava e raccoglieva, questo era il suo lavoro.
 Dalle origini della specie ad oggi, per garantirsi la sopravvivenza e trasmettere la vita alla progenie l’uomo ha lavorato.
 Il lavoro: parola magica che oggi per giovani e meno giovani è a volte una chimera. Lavorare significa potere provvedere ai bisogni della vita quotidiana, potere progettare la propria vita, potere guardare al futuro senza timore. Lavorare fa dell’individuo un tassello del sistema sociale, la tessera di un puzzle senza la quale, pur modesta che sia, si perde la visione d’insieme, lo scopo dello stare insieme facendo parte di un tutto. Proprio il far parte di un sistema sociale dà un’identità a chi lavora, a chi mette le proprie conoscenze e competenze al servizio del prossimo perché sapere e sapere fare comporta il sapere essere.
 Il lavoro, per dirla con Voltaire, allontana la noia, il vizio e il bisogno, ma sicuramente non “rappresenta l’attività di chi non trova niente di meglio da fare”( Oscar Wilde )  anche se all’ozio e all’arte del praticarlo Herman Hesse ha dedicato un intero libro. Ma nel suo libro Hesse non si riferiva certo ai disonesti che abbandonano l’ufficio per recarsi al bar, al supermercato o in palestra. Per questi ultimi non si può parlare di ozio creativo ma solo di danno alla comunità e di furto dello stipendio.
Che il lavoro sia importante lo sanno tutti, che chi non lavora non mangia si dice dalla notte dei tempi anche se non sempre quest’affermazione risponde a verità, perché da sempre esistono i parassiti che vivono a spese di qualcun altro o, più semplicemente gli eredi di grandi  o meno grandi patrimoni.
 Ma davvero è bello potersi permettere di vivere senza lavorare?
No, se non per qualche periodo di necessario riposo o al momento del pensionamento. E, per alcuni, neppure allora.
Per molti il lavoro è il binario in cui muoversi per non deragliare. Un punto fermo. Un porto sicuro. Una porta che si apre tutti i giorni e li riempie di significato.
Molti progressi nell’innovazione o nel miglioramento delle produzioni preesistenti si ottengono lavorando in gruppo. Fare squadra, lavorare in team valorizza le singole persone e ottimizza il lavoro. Nella sua più moderna declinazione il lavoro di gruppo consiste nel lavorare l’uno per l’altro e non solo l’uno con l’altro. Se la conoscenza e la competenza  sono costruzione o ricostruzione,  nel lavoro in team costruzione e ricostruzione da individuali diventano sociali. Lavorando insieme ci si controlla reciprocamente, si scelgono insieme le strategie da utilizzare, si verificano insieme i risultati ottenuti, L’apporto del singolo lavoratore non viene nascosto dal gruppo, non si perde nell’insieme ma si sviluppa e si evidenzia a partire dal miglioramento della coscienza di sé e delle proprie potenzialità che possono nascere e nascono solo dal e col confronto. Dal confronto, infatti, nascono nuovi stimoli e nuove idee.
La donna, attraverso l’accesso al mondo del lavoro e dei lavori, anche  di quelli considerati tradizionalmente maschili, nel ventesimo secolo ha fatto passi da gigante sul piano dell’autonomia e della possibilità di fare delle scelte di vita in piena libertà. Le conquiste femminili, tuttora in corso, sono state e sono molto spesso ardue, difficili, faticose e foriere di disagi e rinunce. Cristallizzata per millenni nel lavoro di cura, senza mai abbandonarlo ma non sentendosene appagata, la donna oggi, nei paesi occidentali, può avere successo in qualunque ambito lavorativo. La donna continua ad essere operosa, quanto e più di prima e lo è sia dentro che fuori dalle mura domestiche. Anche gli uomini si stanno abituando a collaborare in casa e vanno anche a vivere da soli mostrando notevoli abilità domestiche. Nessuno più si stupisce a vedere un uomo che si stira da solo le camicie o prepara la cena in una cucina immacolata che ha provveduto in prima persona a mettere in ordine.
 I costumi si evolvono, il mondo cambia, ma i bisogni non cambiano. Poter provvedere a sé stessi, sentirsi utili agli altri attraverso il proprio lavoro è un bisogno primario, oggi come nella preistoria  perché, oggi come allora, “ labor omnia vincit “,” il lavoro vince ogni cosa” come ci insegna Virgilio nelle Georgiche in una celebrazione quasi religiosa del lavoro che condensa il messaggio di tutto il poema virgiliano.


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