Passa ai contenuti principali

Zefiro torna, sonetto 310 del Canzoniere di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco


Struttura. È nettamente diviso in due parti: quartine (parte euforica), terzine (parte disforica).
 - Nelle quartine il poeta celebra entusiasticamente il ritorno della primavera, e il modificarsi di vari elementi naturali: clima, piante, animali, disposizioni dei pianeti, gli elementi fondamentali;
 - Nelle terzine invece mette in contrasto il paesaggio appena descritto col proprio stato d’animo: al ritorno della primavera, ritorna anche il dolore provato da Petrarca pensando sia al giorno dell’innamoramento, sia al giorno della morte dell’amata, avvenuta il 6 Aprile, in primavera appunto.

   Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena,

e i fiori et l'erbe, sua dolce famiglia,

et garrir Progne et pianger Philomena,

et primavera candida et vermiglia.

 

   Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena;

Giove s'allegra di mirar sua figlia;

l'aria et l'acqua et la terra è d'amor piena;

ogni animal d'amar si riconsiglia.

 

   Ma per me, lasso, tornano i più gravi

sospiri, che del cor profondo tragge

quella ch'al ciel se ne portò le chiavi;

 

   et cantar augelletti, et fiorir piagge,

e 'n belle donne honeste atti soavi

sono un deserto, et fere aspre et selvagge.

Zephiro: vento occidentale;

‘l bel tempo rimena: riporta il bel tempo, la primavera;

fiori..vermiglia: motivo topico del risveglio primaverile;

dolce famiglia: perché da lui (Zephiro) generati;

garrir..pianger: infinitive dipendenti da rimena;

 - garrir: lamentarsi;

- Progne: si trasformo in rondine; 

Philomela: in usignolo;

Giove..figlia: allude alle reciproche posizioni del pianeta Giove e di quello di Venere (sua figlia) nel cielo in primavera;

si riconsiglia: torna a volere;

del cor..tragge: dal profondo del cuore trae fuori;

quella..chiavi: Laura, che porto con se in cielo le chiavi del cuore;

atti soavi: atteggiamenti pieni di grazia;   sono: ‘per me’;

deserto: corrisponde a ‘piagge’, come ‘fere’ a ‘donne’;


Procne e Philomena: figlie di Pandione, Re d’Atene. Al tempo della guerra contro Tebe questi chiamò in soccorso Tereo, il Re di tracia. Come ricompensa Tereo ebbe in sposa una delle figlie di Pandione, Procne.
 - Dopo qualche anno Procne chiede al marito di poter portare con in Tracia la sorella, Philomela: Tereo accetta. Ma quando vede Philomela di innamora di lei.
 - Senza far nulla sospettare alla moglie, porta Philomela in Tracia; una volta giunti là la violenta, e per non farla parlare le mozza la lingua, e la nasconde; a Procne dice che la sorella è morta.
 - Philomela dopo qualche tempo riesce a denunciare comunque la violenza subita ricamandone le scene su un abito, che fa portare a Procne da una serva.
 - Procne allora per vendicarsi fa tornare la sorella, uccide il figlio che aveva avuto con Tereo, ne fa cucinare la carne, e la fa mangiare al marito. Alla fine del pranzo le due sorelle escono allo scoperto, mostrando a Tereo la testa mozzata del figlio che ha appena mangiato.
 - Mentre Tereo sta per avventarsi su di lodo, i tre vengono trasformati in uccelli: Tereo in Upupa; Procne in rondine; Philomela in usignolo.

Le antitesi. Il sonetto è fondato su un’antitesi:
 - il ritorno della primavera (stag. della vita) porta con sé serenità e amore, che pervadono tutta la natura;
 - il poeta è escluso da tanta serenità, e anzi la gioia della natura esaspera ancora di più la sua sofferenza;
Questo rovesciamento è operato nelle terzine, ed è reso evidente dalla forte avversativa: «ma» del v. 9.

Reminiscenze classiche. Il motivo del ritorno è intessuto di varie reminiscenze classiche:
 - Catullo (XLVI, 1-3): «Iam ver egelidos refert tepores, / iam caeli furor aequinoctialis, / iocundis Zephiri silescit aureis» (già la primavera porta con sé dolci tepori / già la furia del cielo equinoziale / si placa ai soavi soffi di Zeffiro);
 - Orazio (Odi, I, 4): «Diffugere nives, redeunt iam gramina campis» (si sono sciolte le nevi, e già torna l’erba dei campi);
 - Richiami mitologici: Procne, Philomena, Giove e la figlia Venere;
 - Richiami provenzali: l’elencazione di cose piacevoli è topos tipico del genere del plazer; inoltre il motivo del ritorno della primavera come metafora dell’innamoramento è spiccatamente provenzale.
Insomma, Petrarca dipinge una natura altamente stilizzata  servendosi di una tradizione consolidata.

Stile. Questa antitesi si riflette non  solo sul piano tematico, ma anche su quello stilistico, e differenzia i due blocchi delle quartine e delle terzine:
 - Quartine: nelle lo stile è equilibrato e sereno, dà senso di simmetria ed equilibrio:
1)      ritmo veloce e scorrevole: dato dalla paratassi e dal polisindeto (e…e…);
2)      cantabilità musicale: l’equilibrio musicale è reso dalla perfetta coincidenza sintassi/metro;
 - Terzine: il ritmo cantabile si interrompe bruscamente, e lo stile si fa più spezzato e nervoso:
1)      il ritmo è rotto da un inciso («lasso»), e due forti enjambement che separano elementi strettamente collegati («gravi/sospiri»: aggettivo-sost.; «tragge/quella»: predicato-compl.ogg);
2)      nella seconda terzina ricompare il ritmo piano e misurato delle quartine (vv. 12-13), che è però troncato improvvisamente alla fine nell’ultimo verso: forte cesura (sono un deserto // e fere..) e da parole con suoni aspri: «deserto», «fere», «aspre», «selvagge».

Simmetrie. La disposizione degli elementi nella frase è simmetrica, fondata su procedimenti binari:
 - v. 1: Zephiro torna / bel tempo rimena: verbo in seconda posizione;
 - v. 3: garrir Progne / pianger Philomena: predicato-nome / predicato - nome;
 - v. 5: ridono prati / ciel si rasserena: chiasmo: verbo-nome/nome-verbo;
 - vv. 6/8: Giove s’allegra / ogni animal..si riconsiglia: chiasmo: nome-predicato / predicato-nome;
 - v. 12: canter augelletti / fiorir piagge: verbo-nome / verbo-nome;
 - v. 13: donne oneste / atti soavi: nome-aggettivo / nome-aggettivo;
 - altri procedimenti binari: et fiori et erbe; candida et vermiglia;


Commenti

Post popolari in questo blog

Un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015

Da oggi fino alla prova preselettiva sulla seguente pagina facebook un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015 (bando previsto entro fine marzo, secondo il decreto Milleproroghe), ogni giorno alle ore 9.  La soluzione verrà pubblicata almeno un giorno dopo. https://www.facebook.com/nuovoconcorsodirigentiscolastici

Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

Elogio di Galileo dall' Adone di Marino - di Carlo Zacco

Marino - Adone Canto X - ottave 42-37 Elogio di Galileo
42 Tempo verrà che senza impedimento queste sue note ancor fien note e chiare, mercé d'un ammirabile stromento per cui ciò ch'è lontan vicino appare e, con un occhio chiuso e l'altro intento specolando ciascun l'orbe lunare, scorciar potrà lunghissimi intervalli per un picciol cannone e duo cristalli. - Impedimento: ostacolo;  - note: caratteristiche;   note: conosciute e comprensibili: paronomasia;    mercé: grazie a;    - intento: attento;  - specolando: osservando;  - scorciar: abbreviare; 43 Del telescopio, a questa etate ignoto, per te fia, Galileo, l'opra composta, l'opra ch'al senso altrui, benché remoto, fatto molto maggior l'oggetto accosta. Tu, solo osservator d'ogni suo moto e di qualunque ha in lei parte nascosta, potrai, senza che vel nulla ne chiuda, novello Endimion, mirarla ignuda. - per te: per opera tua;  - fia l’opra comp…