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Il romanzo francese nel medioevo - di Carlo Zacco


Romanice loqui. Il termine romanzo, roman, romance, nasce nel medioevo per indicare qualunque composizione tradotta dal latino al volgare e, in un secondo tempo, scritta direttamente in volgare. L’origine del termine è nell’espressione Romanice Loqui, parlare come gli abitanti della romània, originariamente un concetto affine a Latine loqui, parlare latino; col tempo i due concetti sono diventati da affini a contrapposti: parlare latino, parlare romanzo (volgare); fin qui, nulla di strano.
Ma un concetto che la critica non ha mai messo in risalto, e che anzi ha spesso negato, è che anche lares designata dal termine romanzo, nasce nel medioevo, con molte delle caratteristiche strutturali e formali che siamo soliti asociare alle espresisoni moderne.  

Domanda: Ma perché queste analogie sono sempre state negate? Partiamo dall’inizio.
Il dibattito nel classicismo. Il dibattito nasce nel secondo conquecento, quando gli intellettuali cercano di applicare i principii aristotelici (Poeticaalle moderne composizioni, in modo da poterle incasellare in un campionario normativo coerente. Punto fermo di questo dibattito è il rifiuto di alcune forme medievali allora conosciute: le lussureggianti compilazioni in prosa dei romanzi e poemi epici medievali in versi; i cantari in ottave; i moderni cantari e poemi cavallereschi di Boiardo, Ariosto e altri. Queste opere vengono condannate perché non aderiscono al modello aristotelico di unità d’azione, che era per loro imperativo categorico.
Fine Cinquecento. In Italia la faccenda si complica poiché dietro questa polemica si nascondeva il giudizio sull’Orlando Furioso; inizia Tasso, condannando il capolavoro e paragonandolo a quei corpi che non possono essere rimirati in un’occhiata perché il lettore ha di poco passato il mezzo che del principio si è dimenticato. Sulla linea del Tasso sono Montaigne, che si scaglia contro le puerili ed artificiose complicazioni d’intreccio, e Cervantes, che nel VI capitolo del Don Chiciotte fa bruciare dal barbiere e dal curato la biblioteca dell’hidalgo, salvando però l’Orlando Furioso  e pochi altri. Netta però è la condanna di Cervantes, il quale paragona i romanzi cavallereschi a corpi composti con membri diversi, a mostri. In nome di Aristotele insomma vengono rifiutate composizioni troppo lunghe slegate le cui trame non erano tutte legate da un unico nesso di causalità.
Il dibattito nel seicento. Nel seicento il dibattito si muove sempre su questi termini; è interessante l’argomentazione di Jean Chapelain a favore del romanzo secondo la quale «se aristotele fosse tornato in vita, avrebbe trovato il modo di adattare la sua poetica per farci stare dentro anche il Lancelot», ma fu una voce isolata. Tuttavia si può notare un paradosso: il fatto che si continuasse a parlare di romanzi indica che questi testi venivano letti, e abbondantemente dall’aristocrazia, che ancora si identificava in quella classe cavalleresca che vi veniva rappresentata.  E tra l’altro è proprio su questa auto identificazione che ironizza Cervantes.
Nel settecento. Come ricorda Reinhold Grimm, questa auto identificazione sarà possibile solo finchè resterà un’aristocrazia di tipo “feudale”, simile a quella in cui tali romanzi erano nati. Con la presa di potere di Luigi XIV (1661-1715) e l’affermazione di un modello sociale di tipo assolutistico, l’identificazione con i cavalieri feudali sarà impossibile, e il genere romanzo sarà percepito come materia totalemnte fantastica, di pura fantasia, di distacco totale con la realtà, di puro divertimento gratuito e disinteressato. Soltanto agli inizi dell’Ottocento, con la nuova sensibilità romantica, si ricomincernno a pubblicare nella Bibliotèque universelle des Romans parafrasi e traduzioni di poemi cavallereschi arturiani (dato che il francese antico era divenuto incmprensibile).
Specchio della società. Ma c’è una precisazione da fare riguardo al modo di guardare questi romanzi medievali da parte degli intellettuali di sette e ottocento: fermo restando il giudizio negativo a livello stilistico-formale, essi ritenevano che questi romanzi dessero uno spaccato della vita reale dell’epoca, dei documenti storici insomma. Verso metà del settecento i romanzi cavallereschi e la Chanson de gestevengono riconsiderati come specchio della seocietà feudale del medioevo e presi come spunto per l’analisi della società stessa, che a maggior ragione veniva giudicata e condannata come barbara. Insomma, la barbara cavalleria feudale dell’epoca parlava di sé attraverso garbugli di storiette senza senso e senza legami.
Nel romanticismo. Di segno positivo è invece la lattura dei romantici, che come sappiamo guardano benevolmente a quei valori cristiano-feudali in opposizione ad un’antichità pagana e tiranna. Resta tuttavia la distorsione mentale che portava a leggere quei testi come documento storico di tutta un’apoca che gli illuministi usavano per condannare, i romantici per esaltare.
Nel romanticismo tuttavia nascono nuove opposizioni: da un lato il Romanzo tout court, senza distinzioni di epoca, viene decantato da filosofi come Schlegel e Hegel come il genere più significativo della modernità, in contrapposizione con l’epopea classica. Dall’altro lato gli stessi filosofi mettono in opposizione il romanzo antico con quello moderno: il fantastico in poesia di Ariosto e Tasso contro il quotidiano in prosa di Sterne, Diderot e Goethe.
Hegel. Hegel, secondo la sua concezione dialettica della storia, mette in luce una frattura tra romanzo cavalleresco e romanzo moderno. Nel primo caso infatti viene identificata da Hegel una sfasatura tra l’eroe, già modernamente concepito come problematico e cosciente di sè, e il mondo in cui si trova ad agire, un mondo vecchio, idealizzato e sacralizzato; questo stacco porta alla creazione di avvneture sempre più fantastiche ed arbitrarie che si avvitano su se stesse. Nel romanzo vero, quello moderno, l’eroe viene posto in un mondo anch’esso moderno  e concreto, desacralizzato, un mondo che si identifica con l’ordinamento stabile dello stato, ed il romanzo diventa quindi un epopea borghese: quella moderna è per Hegel, che ragionava in termini dialettici, l’epoca in cui eroe e ambiente si sono ricongiunti.
Cavalleresco = negativo. Da Hegel in poi non si parla più di Romanzo moderno e di Romanzo medievale, ma di romanzo cavalleresco, con valore riduttivo, e di romanzo propriamente detto, cioè quello borghese. Il romanzo medievale viene dunque considerato una fase intermedia tra l’epopea antica e il romanzo autentico moderno: come dice Hegel, un «nicht mehr» e un «noch nicht»: non piùepos sacralizzato ma non ancora vero romanzo. Romanzo tout court è dunque, nella mentalità romantica, il vero romanzo moderno, romanzo cavalelresco è quello antico.
Nell’epoca moderna. Una volta trovata la bella etichetta del  «nicht meher e «noch nicht»,(in pratica né carne, né pesce) del romanzo medievale nessuno più si occupra in temrmini teorici. Non se ne occupa Lukacs, né nella sua fase hegeliana ne in quella marxista; non se ne occupa il formalista Skovskij; e neppure uno come Michail Bachtin. Possiamo sospettare che, essendo questi quasi tutti tedeschi o Russi, non conoscessero a fondo la letteratura romanza, ma forse, quest’ignoranza è dovuta ad un certo complesso di inferiorità dei romanisti: i pregiudizi classicistici si sono saldati con quelli romantici rendendo agli occhi degli stessi padri della filogia romanza impresentabili i romanzi cavallereschi medievali, come dei frutti ignobili ella letteratura romanza.
Rosposta. Ecco la risposta alla domanda iniziale: la sostanza di questi dibattiti culturali non ha consentito di mettere in luce gli elementi di continuità ma soltanto quelli di alterità, di estraneità, se non di inferiorità rispetto alle forme narrative moderne. In effetti in filologia romanza del romanzo medievale si sono sempre sottolineati gli aspetti propri di questo genere, tipo la stilizzazione dei personaggi, il magico e il meraviglioso, piuttosto che gli elementi di continuità con i romanzi moderni.
L’approccio contemporaneo. Il primo rivoluzionario tentativo di analisi senza pregiudizi di un autore medievale è dello svizzero Reto R. Bezzola che negli anni Quaranta analizza i romanzi di Chrétien de Troyes mettendone in luce la ricchezza dei caratteri psicologici dei personaggi, insistendo sull’universalità ed attualità di questi elementi, anche quando sottolinea la corrispondenza tipicamente medievale tra piano letterale e piano simbolico. L’importanza del lavoro di Bezzola sta nell’aver legittimato tutte le successive applicazioni dei moderni metodi di analisi ed interpretazione letteraria non solo a testi moderni e contemporanei ma anche a testi medievali.

2. Per una descrizione tipologica del Romanzo

Classificazioni antiche

Agli autori medievali non risultava ancora chiara la distinzione tipologica tra Romanzo e Chanson degeste e definendo pertanto Romanzo ogni composizione in volgare. Essi adottavano altri criteri di classificazione, in primis una distinzione per materia.
Bertran de Bar-sur-Aube nel poema Girart de Vienne distingue tre cicli:
 - Il ciclo del Re di Francia
 - Il ciclo di Garin di Monglane
 - Il ciclo di Doon de Mayance

Jaen Bodel (fine XIInel poema Chanson de Saisnes fa un’altra distinzione:
• La materia de France: «sempre veritiera», sensus historicus, ovvero rievoca ciò che è veramente accaduto;
· La materia de Bretaigne: «vana e gradevole», sensus litteralis, ovvero esaurisce il significato in sé stessa;
• La materia de Ronme la Grande: «dotta e istruttiva», sensus moralis, poiché ha contenuto didattico ed esemplare;
è chiaro che Jean doveva già aver intuito la prerogativa dell’intreccio nei romanzi bretoni ripetto a quella del contenuto encliclopedico dei romanzi «antichi».

Jehan Maillart (XIV sec) nel Roman du Comte d’Anjou, condanna Chanson de Geste  e Romanzi bretoni in quanto menzogneri proponendo narrazioni di personaggi verosimili, anche se inventati, con tratti realistici e quotidiani. Viene introdotta una nuova suddivizione tassonomica basata su un’opposizione fantastico/verosimile. Un’opposizione destinata ad avere secolare fortuna. 
 
Epica e Romanzo

Epica
Romanzo
Categorie antropologiche:
- Carattere rituale: rientra in quei riti collettivi volti a consolidare coesione e solidarietà dei fruitori attraverso il παθος dato dalla rievocazione di un evento noto a tutti.
 - Carattere mitico: cioè ha come obbiettivo quello di fornire conoscenze. Ha fine descrittivo e pedagogico volto al piacere individuale dell’ascolto.  Ha contenutooriginale.
 - Ripetitività formulare e musicale; staticità; uso di un assoluto presente narrativo legato alla totale preconoscenza da parte dei destinatari della materia.
 - Imprevedibilità dell’intreccio; ricco di elementi favolosi, e nuovi per il lettore.
 - Significato sacrale che va oltre la materia narrata.
 - Formula un discorso sul mondo, non totalizzante.
Rapporto Pubblico-personaggio
Sia per l’epica che per il romanzo, come afferma Jauss, il lettore avverte una superiorità ideale del personaggio, e la sua identificazione con lui è di tipo ammirativo. Ma:

- L’erore epico risponde all’esigenza di glorificare un atto storico che deve restare memorabile ed esemplare.
 - quadro storico in linea di continuità col presente;
L’eroe del Romanzo solleva l’interesse, tipico del lettore solitario, per il fatto inaudito, inusuale. Risponde al desiderio di avventure straordinarie.
 - quadro storico staccato dal presente;
Piano formale/strutturale
  - discontinuità: giustapposizione di elementi, dalla paratassi.
 - Continuità: è un continuum narrativo basato su principii di aggregazione di tipo sintattico.
 - Piano metrico: i dècasyllabes assonanzati della lassa danno l’idea della giustapposizione di blocchiautosufficienti.
Piano metrico: i distici di octosyllabes con l’abbondante uso di enjambement, che avvicina il discorso poetico alla prosa, dà l’idea di un discorso perconcatenazioni progressive.
- Logica della contiguità: l’autore è lontando dal progettare un racconto coerente e strutturato. Il racconto procede per giustapposizioni basate sulla logica dell’analogia e delle libere associazioni(inversioni temporali, parallelismi, ripetizioni).
Principio di causalità: è la prerogativa dell’autore di strutturare un intreccio al fine di creare un organismo narrativo coerente. Si avvale di mezzi quali la quête(ricerca dell’oggetto del desiderio); del doncontraignant, il dono vincolante, una promessa a lungo termine; dell’entrelacement.
Piano ideologico/espressivo
- Tendenza monologica: sollecita reazioni psicologiche omogenee tra i vari ascoltatori; fa leva su un piano etico comune. Il messaggio è rivolto sì a più ceti sociali, ma accomunati da una medesima tensione etica comune.

- Tendenza dialogica: rappresenta i valori di una singola classe sociale (es. quella feudale). Il messaggio è rivolto ad un pubblico selezionato ed appartenente ad una determianta classe, e i riferimenti ai ceti inferiori sono volti a dimostrare, a livello dialettico, la superiorità di quella.
 - Il punto di vista è sempre quello unico del narratore.

 - Il punto di vista è variabile, e volto a mettere in risalto le differenze dei vari personaggi, in modo da calcare la tensione dialettica tra essi e tra personaggi e pubblico.
L’ironia
Assente completamente
 - tratto distintivo del romanzo in quanto mezzo di distanziamento soggettivo dagli eventi descritti. Rivela la presa di coscienza dell’individuo circa la sua estraneità al mondo.

Due linee fondamentali del romanzo

Le due linee. Romanzo come struttura narrativa coerente dominata dal principio di causalità, e romanzo come discorso sul mondo danno origine a due grandi linee in cui si biparte il romanzo fin dalle sue origini: a) quella biograficae b) quella enciclopedica.
a) Causalità e coerenza. Nei romanzi che sviluppano la linea biografica viene accentuato il principio dicausalità e la coerenza della linea narrativa. La vicenda individuale di un personaggio svolge in questi romanzi una funzione cenrtipeta attirando a sé tutti gli spunti narrativi; essa viene esposta dunque secondo concatenazioni di tipo causale.
· Vitae e Comoediae. Per la prima volta nel Medioevo il testo biografico può riguardare una persona diversa da un santo ed uscire dal monopolio dell’Agiografia. Rispetto alle agiografie tuttavia il Romanzo propone una importante novità: mentre l’agiografia segue le vicende umane del santo dalla sua nascita, o anche prima (predizioni) alla sua morte, o anche dopo (miracoli), il Romanzo interrompe la narrazione quando il protagonista ragigunge il punto massimo della sua realizazione materiale o morale. Questa struttura ascendente, questa comoedia, sarà tipica di tutti i romanzi fino all’età contemporanea.
 ·Il Bildungsroman. All’idea di ascesa è legata l’idea di progresso di perfezionamento tipica di un sottogenere di Romanzo, di origine sempre medievale (Chrètien de Troyes, ma anche prima) e molto attiva attraverso i secoli, specie in era romantica (il Wilhelm Meister di Goethe o l’Education sentimentaledi Flaubert) sono deifniti Bildungsroman Entwicklungsroman. In questi romanzi la realtà è vista come una vera e propria scuola che forma il carattere del personaggio e ne plasma la concezione del mondo.
· Il dissidio tra io e mondo. I medievisti hanno riscontrato nel Bildungsroman una marcata bipartizione del racconto (Perceval) che coincide con la proiezione a livello strutturale del fondamento filosofico di questa tipologia di romanzo, cioè una netta contrapposizione io-mondo che si risolve inevitabilmente nella interiorizzazione da pt del protagonista della realtà esterna.

b) La linea enciclopedica. A differenza dei romanzi biografici, quelli enciclopedici sono dominati da una forza centrifuga. La vita,  o le vite dei personaggi sono raccontate in funzione dei una realtà esterna che l’autore vuole far conoscere. Il racocnto diventa una sorta di pretesto per fornire al lettore delle coordinate per la conoscenza del mondo.
· Il carattere dialogico. In questa forma di romanzo sono più frequenti i tratti di carattere dialogico, vale a dire quegli elementi strutturali volti a sottolineare la pluralità e la complessità del reale: , excursus,descrizioni, inserzioni all’interno del «discorso» romanzo di altri «discorsi» appartenenti a generi diversi.
Il romanzo enciclopedico sarà tipico delle fasi più avanzate di sviluppo di questa forma: Guerra e pace, Ulisses, Comédie humaine. Ma già nel medioevo si trovano esempi di questo tipo.
Le espressioni «carattere monlogico» e «carattere dialogico» riferiti al «discorso» romanzo sono naturalmente di Bachtin.

 


3. Gli albori (fino al 1155 circa)

L’«Alexandre» e l’ «Apollonius de Tyr»

Il Roman d’Alexandre.

Autore: Alberic von Bisanzo; traduttore tedesco: Lamprecht.
Località: zona sud-orientale del dominio d’oil; forse Pisançon;
Data: 1135
Testo: solo 105 versi in lasse monorime di octosyllabes da 6 a 10 versi;

· L’antichità. La tematica è presa dal mondo classico che, nonostante il clima ipercattolico, continua ad esercitare il suo fascino nell’occidente medievale; l’intento è «umanistico», cioè volto a presentare quanto di buono l’antichità era ancora in grado di offrire. Lo stesso Alberic de Pisançon dichiara che non sarà tutto vano lo svago che ci offre l’antichità [Solaz nos faz antiquitas/que tot non sie vanitas].
· Le fonti. Per tutto il medioevo la fama di Alessandro il macedone era rimasta viva per via di testi famosi in latino (come quello dlelo Pseudo-Callistene, II sec. a. C.), ma anche in greco, arabo, ebraico. Non a caso l’interesse si accentua dopo la prima crociata, quando i rapporti con l’oriente si sono fatti più intensi.
· La linea biografica. La forma metrica e ritmica della lassa assonanzata è vicina all’epica, ma struttura della storia, orientata fortemente verso la biografia, fanno di questo un romanzo a tutti gli effetti. Dal poco che ci rimane possiamo infatti intuire che la storia parta dalla nascita, ma non sappiamo dove si arresti, se alla morte o se in un punto di massimo successo del Re: il testo di Alberic si ferma infatti alla vestizione (l’Adoubement), mentre quello tedesco di Lamprecht, che pure aveva sott’occhio il testo completo, si ferma alla uccusione di Dario, questo ci permette di ipotizzache che in effetti il racconto originale dovesse arrestarsi ad una vittoria qualificante.
· L’eroe del Romanzo. Il testo di Alberic esalta le qualità individuali dell’eroe: la descrizione fisica mette in risalto le sue virtù contribendo a delineare l’abbozzo dell’ideale di homo faber medievale. L’educazioneè completa: oltre alle arti della guerra il giovane apprende le lingue, il greco, il latino [!], l’ebraico, e le arti liberali: un educazione laica dunque.

L’Alexandre «decasillabico».

Autore: Anonimo pittavino
Località: Poitou
Datazione: di poco posteriore al Roman De brut, > 1155
Testo: 750 versi dècasyllabes;

Anch’esso segue la linea biografica fino dalle sue primissime imprese. Vengono anche qui dati dei dettagli sulla sua educazione laica (arti liberali, diritto, falconeria), inoltre l’eroe diventa esplicito modello di cortesia (sa corteggiare le dame) e largesce (riempie di doni i suoi cavalieri), e questo è uno snodo cruciale: accanto alla prodezza, virtù comune tanto per l’eroe epico, quanto per quello del romanzo, le due virtù di generosità cortesia che sono invece specifice dei protagonisti del romanzo, lontane dell’ideologia guerriera e religiosa dell’epica, ed insieme alla prima costituiranno una triade fondamentale del genere romanzo. 
 
L’Apollonius de Tyr.

Autore: anonimo;
Località d’origine: area franciana;
Datazione: contemporaneo al Roman De Brut (1155);
Testo: Gravemente mutilo, ne abbiamo solo 55 versi;

Si tratta di un racconto ambientato sempre nella grecia antica, ma questa volta completamente di fantasia. C’è da dire che ne gli autori ne il pubblico medievale dovevano fare grandi differenze tra la storicità di quell’Alessandro magno e la non-storicità di questo Re di Tiro.
· Il romanzo d’avventura. La linea è decisamente biografica, ma a adifferenza dell’Alexandre che ha una dimensione eroica, quello di Apollonius è un prototipo del romanzo d’avventure, secondo la tradizione greco-bizantina, ma con un elemento in più: la voluta connessione tra avventure e vicende amorose. Anche se il frammento che possediamo è poverissimo possiamo comunque capire che tutte le avventure di Apollonio sono innescate dall’amore:
 - per amore della figlia del re Antioco, accusato di incesto, risponde all’enigma che il sovrano gli propone, smascherandolo, e subendone poi le ritorsioni;
 - tutte le peripezie, a lieto fine, della seconda parte sono causate a dall’innamoratissima e inconsapevole moglie Cirene.
Questo è il primo ad innaugurare una serie infinita di romanzi mossi dal gusto per la narrazione di vicende straordinarie e commoventi.

Il Roman de Brut

Autore: Robert Wace, autore anche di vite di santi, e del Roman de Rou (cronaca sui Duchi di Normandia);
Località d’origine: Acquitania, nella corte di Eleonora e Enrico II Plantageneto monarchi di Inghilterra;
Datazione: 1155 ed ha come fonte l’Historia regum Britanniae di Goffredo di montmouth (1135).
Testo: Ne possediamo il testo intero, in folta tradizione, con tanto di explicit, data e firma.

· Origini di una dinastia. I materiali che costituiscono il racconto sono di origine locale, anche se rivestiti di un abito classicheggiante. Il Romanzo infatti, come del resto la sua fonte (Historia Regnum Britanniae) vuole essere d’encomio alle pur ambigue e chiacchierate origini della monarchia inglese (piuttosto di dubbia legittimità poiché nata dall’atto di forza di Guglielmo il conquistatore) facendo affondare le sue radici nel mito di Roma la grande: Brut infatti, eponimo della Bretannia e fondatore della dinastia, sarebbe infatti un nipote vagabondo di Enea.
· Artù. Il punto più alto della parabola dinastica bretone è costituito dal regno di Artù, nel cui regno si raggiunse il punto massimo dell’espansione territoriale della dinastia inglese, che si sarebbe estesa a tutta la Francia, minacciando anche Roma. Artù è lo stesso Dux bellorum di cui narrano antiche cronache inglesi in latino (Historia Britonum di Nennio, Annales Cambriae), nonché il brutale capotribù condannato da qualche storia di santo gallese dell’XI secolo. I materiali della storia di Artù sono i più squisitamente locali.
· Storiografia/Romanzo. L’andamento del Roman de Brut riprende non solo quello della grande storiografia in latino di area anglonormanna (Historia Regum Britanniae), ma anche la nascente storiografia in volgare. Importanti opere di questo tipo sono: a) Estoire des Engleis di Geffei Gaimar; b)Roman de Rou di Rober Wace; c) Roman de Troie di Benoit de Saint-Maure.
· Le analogie tra storiografia e Romanzo sono molte: a) a livello strutturale: stesso andamento per concatenazioni di tipo causale; b) a livello metrico: entrambi in coppie di octosyllabes; c) nel rapporto autore-fruitore: condividono lo scopo di creare conoscenza, di informare chi ignora;
· Le differenze. La differenza sostanziale tra i due generi, storiografia e Romanzo, risiede nel fatto che i materiali delle Historiae esauriscono in sé stessi tutto il loro potenziale informativo mentre quelli del romanzo sono generativi di ulteriore materiale, per analogia o per imitazione.

La singolarità del Roman de BrutIl Roman de Brut da questo punto di vista costituisce un ibrido, poiché proprio i momenti di picco e di maggior gloria dei suoi protagonisti non hanno avuto seguito in romanzi successivi: ad esempio la successione dei diversi Re, e le parti dal sapore più eroico-nazionale delle storie di Artù quali l’espansione, la lotta contro i Sassoni (perenni nemici che prenderanno il sopravvento alla morte di Artù.
Sono altri gli elemnti del Roman de Brut, quelli di carattere sentimentale-psicologico, che hanno avuto seguito in opere successive. Nel Brut troviamo infatti:
· L’adulterio di Ginevra. Abbiamo qui il primo di una sconfinata serie di adultèri, topoi di molti romanzi medievali, il tradimento di Ginevra e Mordret, moglie e nipote di Artù, che tra l’altro sarà alla base della caduta del Re;
· La cortesia. Entra in gioco un elemento nuovo che sovverte l’ordine dei rapporti umani, basati sino ad allora quasi esclusivamente sulla forza, ma che qui si fondano ora sul rispetto, su precise regole di comportamnto, sull’inusitato rispetto per la donna. Viene introdotto qui nell’episodio dell’incoronazione.
· Il tema della tavola rotonda, vera novità del Brut (unico elemento nuovo rispetto all’Historia Regum Britanniae), origine di tutta la tradizione Arturiana e vero punto di distacco tra Epica e Romanzo per le sue implicazioni feudali-cavalleresche.

Il rapporto Re-Cavalieri. Il tema della tavola rotonda costituisce il discrimine più netto, il vero scartoideologico tra epica e Romanzo. Qui il Re è primus inter parese i cavalieri, i migliori del regno, giungono da lui per offrire un servitium che non è rivolto a quel signore specifico, ma ad un ideale laico di cortesia e prodezza. Nell’epica viene rappresentato un ideale rapporto sovrano-vassallo, che era poi quello della francia del XII secolo, caratterizzato da un contrasto tra volontà di indipendenza della classe cavalleresca ed autoritarismo del Re. Nel Romanzo questo rapporto non viene rappresentato nemmeno con tutti gli abbellimenti della letteratura, al suo posto abbiamo un utopico tentativo di rivalutare il ruolo della classe cavalleresca su basi essenzialemnte etiche: grazie a Wace, i protagonisti dei romanzi d’ora in poi non saranno più gli Artù o gli Alessandri, bensì i cavalieri rappresentanti della feudalità subalterna.

4. Il decennio dei romanzi antichi (1155 circa - 1165 circa)

Scheda storico testuale

I romanzi antichi. Con romanzi «antichi» si intende un gruppo compatto di testi provenienti dall’impero Plantageneto e scritti in un arco di tempo di circa dieci anni e basati su tematiche provenienti dal mondo classico.
Roman de ThèbesPittavino, forse contemporaneo del Brut (1155). La ricca tradizione si divide tra dueversioni una di 10.000 l’altra di 14.000 versi. Ha aspetto arcaico, e si vede  dalla presenza in esso di quartine assonanzate; questo fatto conferma la tesi di Monteverdi circa un origine metrica comune di tutti i generi narrativi (strofe monoassonanzate o monorime).
Roman d’Eneas. Di area normanna, la sua redazione si colloca tra il 1155 e 1160/65. Conservato in 9 testimoni piuttosto omogenei e della stessa lunghezza del Thèbes, 10.000 versi circa.
Roman de TroieNormanno anche lui e databile come l’Eneas. Di lunghezza tripla rispetto ai due precedenti, circa 30.000 versi; è l’unico a riportare la firma dell’autore, Benoit de Saint-Maure; è quello con la tradizione più ricca: circa 40 testimoni.
Floire e Blancheflor. Di ambiente plantageneto anglonormanno. Di circa 3.000 versi, ha una esigua tradizione (4 testimoni); è di ispirazione orientale, come l’Apollonius de Tyr, ma senza una fonte precisa.

L’epopea classica diventa romanzo («Thèbes», «Eneas», «Troies»)

Il romanzo «antico». La domanda è questa: perché la materia antica è confluita nel Romanzo e non nella più logica forma della Chanson de geste? In effetti nessuno si è mai sognato di trasporre gli esametri dell’Eneide, o le epitomi e riassunti in latino dell’Iliade e dell’Odissea nel linguaggio epico della lassa assonanzata. Piutosto Virgilio, Stazio e Omero hanno avuto la loro continuazione volgare nelle opere che noi definiamo romanzi «antichi». I motivi sono due:  a) l’epica è una forma di comunicazione letteraria trasversale, che cerca i propri materiali nella memoria collettiva locale, e le storie di Enea potevano dunque andare bene per i romani, ma non per i francesi o gli inglesi; b) la materia antica era percepita pur sempre come storica, e quindi la sua naturale sede poteva essere solo nei romanzi.
L’ambiente plantageneto. L’ambiente propulsore per questo tipo di narrazioni è non a caso quello plantageneto, per cui le storie di Enea, la guerra di Troia o quella di Tebe, costituivano un immenso prologo a quello che era invece il romanzo di Brut. La linea di continuità era dunque palese, Brut del resto, era pensato come discendente di Enea.

Le novità. Eneas, Troies e Thèbes rispetto ad Alexandre Brut portano delle novità rappresentate dal nuovo modo di trattare la materia sentimentale e dall’elemento meraviglioso.
· La materia sentimentale. Il tema amoroso era già stato affrontato nel Brut, la novità è costituita dalla comparsa dell’elemento erotico. Mentre infatti della relazione adulterina tra Ginevra e Mordret venivano messi in rilievo i risvolti etici o politici, oppure in quella tra Ygerne e Uter Pendragon si dedicava solo un piccolissimo spazio a grezze analisi psicologiche, nei romanzi «antichi» si fa un passo notevole avanti, e il mondo dei sentimenti trova ampio spazio e viene sondato in profondità in tutti i suoi aspetti: si indaga sugli effetti dell’amore, anche fisiologici, tipo la perdita del sonno, il tremore ecc.. Il modello per questo tipo di rappresentazione è la traduzione volgare dell’ Historia apollonii regis Tyri (III sec.), che tratta la meteria sentimentale secondo modelli ovidiani, che saranno prima appannaggio dapprima dei romanzi «antichi» e poi dell’intera tradizione cortese romanza.
Eneas, Thèbes Trois  non si limitano solo ad assimilare i modelli ovidiani, ma elaborano anche forme espressive originali: in primis i dialoghi tra i personaggi, occasione per forzare il ritmo del verso.
· L’elemento meraviglioso. In mezzo ai racconti d’armi e di amori, i romanzi antichi forniscono ottime occasioni per descrivere luoghi esotici, animali bizzarri, fenomeni e prodigi meravigliosi, miracoli, stranezze, che provengono da quella strana e capricciosa terra d’oriente, secondo un gusto quasi edonistico per l’elemento meraviglioso e magico. Questo elemento porta il Romanzo verso la direzione enciclopedica. 
 
«Floire e Blancheflor» e la nascita del romanzo «idillico»

La storia di Florio e Biancifiore, oltre a dare il via ad un fortunato filone che arriverà fino a Boccaccio, è portatrice di un’altra grande novità nel genre: per la prima volta ad essere messi in scena non i destini di popoli, dinastie o sovrani, bensì quelli privatissimi di due adolescenti che si amano. La storia è ambientata in un oriente relativamente recente, poiché i due saranno destinati a mettere al mondo, dopo una serie interminabile di peripezie dovute all’opposizione del padre di lei, Berta, la madre di Carlomagno. Il sen, il senso, cioè il significato di queste peripezie era agli occhi dell’ascoltatore medievale chiarissimo: la costanza nell’amore non può che essere ripagata.
Il romanzo, ambientato in un oriente meraviglioso, fa fare un passo avanti all’arte della descritzione che sarà una costante del genere Romanzo. 
 
5. Gli anni d’oro (1165 circa - 1180 circa)

Scheda storico-testuale

Tristan. Composto da Béroul in zona Francese occidentale, rivolto però al pubblico della corte di Enrico II Plantageneto, ci è giunto in unica copia del XIII secolo di circa 4.500 verso privo dell’inizio e della fine.
Erec et Enide. Di Crétien de Troyes originario della Champagne, non anteriore al 1170, il più antico dei romanzi cortesi, è di circa 7.000 versi. Tràdito da 7 manoscritti più qualche frammento. Dai riferiemnti presenti nel testo pare che in quel periodo Crétien pendesse per gli interssi anglonormanni.
Eracle. Di Gautiér d’Arras, piccardo, estraneo all’ambiente Plantageneto. Il più antico dei suoi romanzi è databile poco prima del 1170 e consta di circa 6.500 versi.
Tristano e Isotta: Il più antico romanzo su Tristano e Isotta è databile tra il ’70 e il ’75 ed è ti Thomas d’Angleterre, scritto in anglonormanno per un pubblico inglese. Ci restano frammenti sparsi per un totale di circa 3.000 versi. Gurdando la ricostruzione dei Bédier, possiamo ipotizzare che l’originale di Thomas dovesse contare circa 18.000 versi.
Cligés. Databile intorno al ’76/’77; non è chiara la committenza, come per l’Erec, ma è possibile che Chrétien in questa fase avesse cambiato parte, allineandosi con i nobili della Champagne.
Lancelot. Segue immediatamente il Cligés; è dichiaratamente dedicato a Maria di Champagne.
Yvain. Segue immediatamente Lancelot, ed è l’opera meglio strutturata e più convincente sotto il prfilo della psicologia dei personaggi.
Percéval. Databile tra il ’79 e l’82. La narrazione si interrompe dopo circa 9.000 versi ancora ben lontana dalla conclusione. E’ l’unica opera dedicata ad un non champenois, Filippo d’Alsazia, conte di Fiandra. Considerando l’incompiutezza è il romanzo più lungo, ed è tràdito da 16 manoscritti.
Ille et Galeron. Secondo romanzo di Gautiér d’Arras, databile intorno al 1180, dedicato a Beatrice di Borgogna, moglie di Federico Barbarossa. Attestato da due manoscritti, uno di 6.600 versi, l’altro di poco più lungo, di mano dello stesso autore.

La leggenda di tristano e Isotta in Béroul e Thomas

Il testo.  più bella e poetica storia d’amore del medioevo è giunta fino a noi in uno staso più che deplorevole: le versioni di BreriChrétien e del giullare Le Chièvre sono perdute, quelle di Béroul e Thomasridotte in frammenti.
Storia di un adulterio. Si tratta fondamentalmente di una storia di adulterio, di passioni forti, di impulsi eslegi, materia inusitata per il nascente genere romanzesco, fatto ancora di innamorati valorosi e sovrani eroici. Il tema dell’adulterio era dunque ancora giovane quando raggiunge uno dei suoi punti più alti proprio nella storia di Tristano e Isotta, rispettivamente moglie e nipote, nonché erede presunto, del Re Marco, il cui amore viene denunciato da parte dei vassalli per invidia verso il potere di Tristano. Pur di sottrarsi all’ira del re, i due amanti ricorreranno ad ogni mezzo, compreso l’inganno e lo spergiuro.
Le fonti. Abbiamo attestazioni sulla circolazione in Irlanda e Britannia di due storie che con ogni probabilità furono alla base della leggenda di Tristano: a) alla prima appartengono una serie di racconti che narrano della liberazione da parte di un eroe di un popolo dal pagamento di un forte tributo umano: questi racconti ispirano un analogo episodio presente nella prima parte del Romanzo (dove Tristano sconfigge e uccide Morholt, venuto presso il re Marco a reclamare l’annuo tributo umano); b) la seconda sono i racconti di aithed che narrano del rapimento della moglie del capo da parte del nipote di costui; c) all’altezza del XI secolo queste storie potrebbero essere coagulate intorno a personaggi storici come il princile Drystan e Marco, re di Cornovaglia.
L’archetipo. E’ ormai dimostrato che le tre versioni di Béroul, di Elihart von Oberg e la Folie di Berna fanno capo ad un unico archetipo, probabilemnte originario dell’area Plantageneta, nel quale sono confluiti i due miti citati sopra, forse durante primi anni di regno di Enrico.
La storia. Già nell’archetipo dovevano essere presenti le linee essenziali della storia:
· a) la nascita di Tristano, frutto dell’amore tra Rivalen per Blancheflor, sorella di Re Marco;
· b) la morte, causata da una mezogna dalla stessa moglie di Tristano, anche lei Isotta dalle Bianche Mani, gelosa dell’amore del marito per l’altra Isotta, e che fa credere al marito che Isotta la bionda non ha mai risposto alla sua richiesta di aiuto, soltanto l’altra Isotta può infatti salvare Tristano dalla morte per la ferita con una spada avvelenata;
· c) l’amore tra Tristano e Isotta nasce a causa di un filtro magico che in origine avrebbe dovuto legare Isotta, principessa irlandese, al suo promesso sposo, Marco, ma che per un errore della serva di lei viene fatto bere alla padrona ed a Tristano durante il viaggio verso la Cornovaglia. Attorno a questo amore si sviluppano tutta una serie di avventure dal carattere molto eterogeneo, ora tragico, ora grottesco e comico, in cui Tristano fa una parte non sempre in linea con l’ideale nascente di cortesia cavalleresca. La morte di Tristano avviene per opera della sua mai amata moglie, Isotta dalle bianche mani, gelosa dell’altra «vera» Isotta: quando Tristano viene colpito da una freccia avvelenata, la moglie gli fa credere che Isotta, unica a poterlo salvare, non ha isposto alla sua richiesta di aiuto. In ogni caso, una storia del genere esclude una sua genesi in ambito colto e clericale.

La versione di Béroul

Autore: Béroul
Località: Corte di enrico II plantageneto, area francese occidentale.
Datazione: è il più antico di tutti, risale al 1165 circa;
Testo: Privo di inizio e fine, 4.500 versi octosyllabes; manoscritto del XIII secolo

Brèoul opera delle interessanti modifiche
· a) In primo luogo la nascita di Tristano non viene fatta risalire a nessun altra storia d’amore famosa, accentuando il carattere di unicità.
· b) In secondo luogo limita l’effetto del filtro d’amore a tre anni: allo scadere di tale perioso i due amanti, che nel frattempo per sfuggire a Marco si erano rifugiati nella foresta vivendo da indigenti, si rendono conto della vanità del loro comportamento e dispongono un rientro a corte.
Qui il romanzo si interrompe e non sappiamo come i due tornano ad innamorarsi di nuovo; quest’intermittenza tuttavia accentua la fatalità e l’inevitabilità del loro amore. 
 
La versione di Thomas

Autore: Thomas d’Angleterre, colto intellettuale, ecclesiastico.
Località: Anglonormanna. Dominio Palantageneto, rivolto ad un pubblico inglese.
Datazione: tra il ’70 e il ‘75
Testo: frammenti sparsi per un totale di 3.000 versi. Bédier ne ipotizza un originale di 18.000

Si tratta della versione più bella e complessa di tutta la tradizione su Tristano e Isotta. Thomas è un chierico colto e sottile ed introduce nella sua versione degli elemnti rivoluzionari per l’epoca.
· a) egli pone l’accento sugli aspetti psicologici di questo amore, limitando il ruolo del filtro d’amore e dell’inevitabilità di questo sentimento a vantaggio di una maggiore consapevolezza dei due personaggi, che sono dunque pienamente responsabili della loro scelta d’amore; ciò emerge dagli interessantissimi dialoghi basati su argomentazioni filosofiche elaborate;
· b) l’autore coinvolge inoltre il pubblico auditore, attraverso richiami ed asserzioni, il quale aveva bisogno di interrogarsi e di riflettere sulle questioni dell’amore, introducendo la tecnica dell’intervento dell’autore destinata ad essere ampiamente utilizzata;
· c) sui due amanti cade la condanna morale. Questo testo è praticamente una riflessione sull’amore e sui suoi effetti, e dimostra la povenienza dotta ed ecclesiastica del suo autore.

Chrétien de Troyes: «matière», «sen», «conjiunture».

Wace nel suo Roman de Brut inventa una corte regolata da un perfetto equilibrio tra Re e vassalli, il luogo letterario adatto da opporre alla contraddittoria corte di Enrico Plantageneto, Re d’Inghilterra e allo stesso tempo vassallo del Re di Francia. Questo modello in Chréitien subisce una profonda trasformazione.
La matièreInnanzitutto Chrétien abbandona il (presunto) legame tra il regno artutiano e il mondo classico e predilige, e spesso introduce, materiale tematico appartente al fondo leggendario celtico, anche se non sempre collegato alla vicenda arturiana. Le sue fonti non sono più le stesse dell’Historia o ilBrut. Dopo Chrétien tutto il materiale di derivazione o di semplice sapore bretone sarà inserito nel quadro della corte di re Artù.
Le sen. E’ lo stesso autore a dichiarare apertamente nei prologhi, veri loci deputati per l’affermazione della sua poetica, il nuovo significato, il nuovo sen di cui vuole caricare le sue storie: le avventure (letteralmente «cose che devono succedere») hanno nei suoi romanzi una doppio significato:
· a) il primo di affermazione del sé, cioè l’avventura ha come fine ultimo quello di essere la cartina di tornasole del valore del cavaliere;
· b) il secondo di educazione sentimentale, cioè educazione all’amor cortese di matrice ovidiana;
La conjointureCioè il modo di mettere insieme i vari elementi, il montaggio. In generale in Chrètien prevale la struttura bipartita che  rispecchia anche il significato dei temi usati, cioè questa struttura bipartita è volta a sottolineare la dialettica tra cavalleria e amore, tra vita militare e vita amorosa. In ErecYvain c’è un tentativo di conciliazione tra i due termini; in Lancelot spicca la prevalenza del secondo sul primo; in Perceval viene sottolineata l’autocoscienza dell’eroe.

L’avventura e l’amore: Erec e Yvain
Il dilemma. Primo e terzultimo dei romanzi di Chrétien. Gemelli nella struttura e nella tematica: entrambi affrontano il problema di come sia possibile per l’eroe conciliare l’onore e la prodezza con un rapporto sentimentale e tutti gli impegni che l’amor cortese implica. Entrambi rispecchiano l’aspetto più ottimistico dell’autore, non tanto per il lieto fine, obbligato nel medioevo, quanto per la manifesta volontà di dimostrare che i problemi sollevati da un dilemma del genere, sono tutti assolutamente risolvibili.
Eroe / Potere. In entrambi i romanzi il rapporto tra eroe e potere non si configura più nei termini epici di rapporto Signore/Vassallo: il sistema entro cui l’eroe si muove è sì quello governato dalle leggi feudali, ma a differenza dell’epica questo sistema non è fonte di conflitto. La figura del Re è infatti statica e passiva, e la realizzazione dell’eroe avviene non al di fuori, ma certo al di là del sistema feudale.
Una Bildung «in sé». Ad esempio sia Erec che Yvain si presentano all’inizio come iuvenes, ovvero cavalieri senza feudo e la loro affermazione avverà con la conquista di un castello e di una donna; e fin qui siano al pari con l’epica. La particolarità di questi romanzi è che il re non ha nessun ruolo in questa affermazione: né li spinge alle loro imprese, né li investe di qualche potere: è un’educazione al potere in sé più che sottoposta ai vincoli feudali.
Potere / Virtù. Inoltre questa conquista non viene presentata come qualcosa di concreto e di materiale bensì sempre più come simbolo di una conquista più alta  di virtù, gloria, onore, dell’autentica cortesia. E questi valori vengono raggiunti sempre attraverso il combattiemento: contro figure mostruose, esseri diabolici, giganti, i maufez dell’Yvain; mai, per ora, prove magiche, che saranno più tipiche degli ultimi romanzi: anche in questo caso dunque, una conquista raggiungibile con le sole forze umane.
La climax. Le avventure sono inoltre simbolicamente strutturate in un crescendo progressivo, a significare il viaggio verso la perfezione. Alla fine il cavaliere si troverà ad affrontare una prova di alto significato sociale che sono un cavaliere giunto allo stadio ultimo di perfezionamento può compiere.
La struttura bipartita. La crescita individuale va di paripasso con l’educazione sentimentale all’amore. In entrambi i romanzi la prima parte si chiude con il matrimonio tra l’eroe e l’amata, primo culmine provvisorio che però non segna la piena affermazione di sé: dopo il matrionio infatti l’equilibrio della coppia entra in crisi, Yvain, preso dai tornei e dai giochi di corte trascurerà Laudine; Erec, preso dalla passione per Enide trascurerà l’esercizio delle armi. La seconda parte è caratterizzata da una serie di prove che porteranno ad un definitivo equilibrio tra i due : Erec avrà dimostrato che l’amore non ha offuscato il suo valore guerriero, Yvain avrà dimostrato di sapersi battere non solo per divertimento ma per altruistico desiderio di aiutare chi è in difficoltà.
Amore / Matrimonio. Il matrimonio non è dunque da solo fonte di una piena ed equilibrata felicità. Siamo certo ancora lontani dall’amore romantico che si realizza completamente solo nel matrimonio (Promessi sposi), ma Crétien vuole superare sia la concezione meramente politico-dinastica del matrimonio, sia quella trobadorica per cui il vero amore è quello adultero. 
 
L’avventura dell’amore: Cligés e Lancelot
In entrambi i romanzi il termine di paragone è il Tristano e Isotta di Thomas. In Cligès più che in Lancelot è l’amore tra i due protagonisti ad essere generatore di tutte le avventure; tutto pare essere in funzione e per conseguenza di questo amore.
L’amore folle, senza pregiudizi. L’amore non viene vissuto solo ovidianamente come amore = malattia, ma viene introdotta in Lancelot una concezione di amore «romantico» come passione che fa perdere la testa ed il senso della realtà, alla quale i due innamorati dovranno cedere. Nei due romanzi poi laconjointure, cioè la disposizione dei materiali tematici e narrativi, è lo specchio del particolare stato psicologico dei due protagonisti, è lo specchio della loro crescita, del loro avanzamento verso l’accettazione del proprio amore:
· In Cligès infatti gli “elementi di disturbo”, cioè gli oppositori, gli ostacoli che cercano di contrastare l’unione tra Cliges e Fenice, sono lo specchio, la personificazione dei dubbi e dei preconcetti dei due amanti verso una felice e piena unione. Vengono infatti descritti in chiave grottesca i medici che si rifiutano di credere che Fenice sia morta per fuggire con l’amato, e Bertran che scopre il nascondiglio dei due amanti e corre a fare la spia;
· In Lancélot questi elementi sono invece specchio del conflitto fra una concezione «ragionevole» ed una «folle» di amore. Lancillotto dovrà imparare che in amore non bisogna avere indugi, che bisogna abbandonarsi alla passione, per raggiungere Ginevrà dovrà salire sulla carretta della vergogna ed attraversare il ponte della spada;
La struttura. I due romanzi sono fondati su strutture molto diverse tra loro, non come Erec e Yvain.
· Il Cligés segue in parallelo alcuni snodi del Tristan, al fine di caricarli di un significato diverso, opposto, entrando dunque in aperta polemica ideologica con esso. a) come il Thomas, Crétien apre con lagenealogia di Cliges, sottolineando le origini nobili (discendenti di Artù), ma mentre in Thomas lo fa a titolo meramente informativo, come una genealogia «di servizio», Crétien lo fa per sottolineare una sorta di virtù «genetica» di Cliges, che nasce con lui; b) anche Crétien introduce un filtro d’amore che nel caso di Cliges è volto a evitare il matrimonio tra Fenice e l’imperatore (zio di Cligés), non dunque come in Thomas volto a favorire l’adulterio, ma ad evitarlo. Ed ecco comparire ancora ricomparire laconcezione di amore-matrimonio di Crétien, che prende le distanze sia dalla concezione corrente di matrimonio come mero espediente politico-dinastico, sia dall’antimorale trobadorica di amore che si realizza pienamente solo nell’adulterio, con uno sdoppiamento della persona. Sarà Fenice infatti a pronunciare la frase «chi avrà il mio cuore, avrà anche il mio corpo».
· In Lencelot l’autore non segue invece nessun modello, anzi, l’intera vicenda pare contraddire anche gli ideali espressi fino ad allora. Alcuni hanno posto l’accento sulla committenza, cioè sul fatto che Chrétien abbia scritto una storia di adulterio, tema per lui niente affato congeniale, per far contenta la sua committente Maria di Champagne.
Privato / Sociale. Ma c’è da dire che l’adulterio in Lancelot  non è il fulcro della storia. Infatti: a) Artù, marito di Ginevra, qui non ha praticalemnte nessun ruolo, e Lancillotto si sostituisce completamente ad esso; b) immdiatamente la storia del rapimento e del recupero della donna acquista un valore non individuale, ma sociale, sacrale: Ginevra viene rapita da Mélégant, e portata nella terra di Gorre, una sorta di regno di Infernale, e la liberazione di lei da parte di Lancillotto implica anche la liberazione di tutti quelli che sono stati rapiti in precedenza.
Il senCome sempre in Chrétien la differenza è data dal sen, dal significato profondo delle azioni. Il più valoroso dei cavalieri deve salvare la sua amata, la più virtuosa delle regine; inoltre il loro rapporto d’amore è descritto con linguaggio quasi religioso: siamo di fronte ad un amore divinizzato che irradia i suoi effetti su tutta la comunità. In questo Chrétien anticipa gli stilnovisti ribadendo in modo audace e deciso la funzione dell’amore cortese di strumento per la rinascita morale e sociale, un amore che irradia i suoi benefici su tutta la società.
L’avventura e il senso del mondo: Perceval
L’ironia. Crétien è il primo autore Romanzo a velare le sue storie di una sottile ironia. Seza precedenti alle spalle, e precorrendo Cervantes e Voltaire, nonché tutti i moderni, Crétien è il primo a capire che distanziando sé stesso e il suo uditorio dalla materia narrata, avrebbe potuto meglio veicolare il mesaggio, senza per questo fa venire meno la serietà dell’assunto di base. E nel caso di Perceval l’assunto di base è forse il più ambizioso dell’opera di Crétien, perché attiene al senso di una vita individuale e di quella collettiva, travalicando nettamente i confini dell’ideologia cortese.

L’eclettismo di Gautier d’Arras

Chrétien de Troyes lascia dietro di sé un’eredità pesante, dopo di lui, chiunque voglia scivere romanzi dovrà confrontarsi oltre che con la matière de Bretaigne, con il suo livello stilistico e il suo modo di caratterizzare i personaggi. Gautier d’Arras sembra immettersi appunto in questa scia di emulazione, pur ritagliandosi uno spazio autonomo: infatti egli trascurerà, pur conoscendola molto bene, la materia di Bretagna.
Eracle. In questo romanzo viene fuori la vera peculiarità di Gautier, cioè la capacità di mescolare materiali diversi: in questo caso i due temi sono quello agiografico della difesa della Croce, e quello avventuroso-cortese dell’adulterio. Eraclio infatti è il giovane consigliere dell’imperatore romano Lais, nonché naturalmente amante della moglie di lui; più avanti Eraclio diventerà difensore della Sacra Croce dai Persiani.
L’abilità di fondere materiali diversi si ha anche nella tecnica narrativa: ad un certo tentativo di realismo e penetrazione psicologica di mescola il meraviglioso, che naturalmente non può che essere di ispirazione biblico-cristiana. 
Ille et Galeron. La costruzione è più compatta ma sempre contenitore di materiali eterogenei. Lo spunto è preso dalla matière de bretaigne, poiché l’autore trae la trama da un un lai di Maria di Francia (Eliduc). Il tutto però è trasportato in un epoca successiva, il protagonista è infatti il figlio di EliducIlle,eponimo del romanzo, e in una Roma idealizzata in cui papato e impero convivono pacificamente. La trama, desunta dal lai  di Maria di Francia, è quella di un uomo diviso tra l’amore per due donne e che opterà per l’amante dopo l’uscita di scena della moglie che si ritira in monastero. Gautier però fa un passo in avanti rispetto a Maria di Francia dando un taglio realistico alla storia, nello specifico inserisce un elemento che giustifica psicologicamente l’adulterio di ille, il quale infatti, dopo aver perso un occhio in battaglia, si innamora dell’amante temendo di non risultare pià gradito alla moglie. Questo realismo sarà il filone della generazione successiva. 
 
6. Avventure, Amore, Edificazione tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo

Scheda storico-testuale

Roman d’AlexandreRisale al 1180. E’ di un un autore normanno, ma che visse a Parigi, un certo Alexandre de Bernay o Alexandre de Paris. Il testo è di circa 15.000 versi, il più famoso e completo testo su Alessandro magno. L’autore raccoglie qui la tradizione di Alberic, dell’anonimo pittavino (Aléxandre decasillabico) ,  e di un certo Lambert le tort da cui trae anche il metro, il dodecasillabo cesurato, detto da ora in poi verso Alessandrino.
Partonopeu de Blos. Vero romanzo-fiume, di circa 20.000 versi. E’ tra i romanzi pià interessanti del medioevo, tradotto in quasi tutte le ligue romanze e ben attestato dalle fonti. La sua composizione e diffusione era finalizzata a glorificare la famiglia dei conti di Blois. E’ il primo a lanciare alcune tecniche narrative, tra cui l’intervento del narratore nel racconto.
Bel Inconnu. Di Renaut de Beaujeu, autore dilettante proveniente dalla regione aa nord di Lione. Mescola la materia arturiana con alcune tecniche introdotte dal Partonopeu.
Il genere dell’Ancestrale Romance. Si tratta di un nuovo sottogenere narratvo originario della zona anglonormanna finalizzato a narrare le gesta di antenati antichi delle famiglie feudali. Il più noto è ilWaldelf , amplissima biografia di circa 22.000 vesi del Re di Scozia e il Guillame d’Angleterre, attribuito a Chrétien de Troyes.
Joseph d’Arimathie. Del cavaliere borgognone Robert de Boron, testo di 3.514 octosyllabes, sviluppa la materia graaliana, è l’unico dei romanzi dell’autore ad esserci pervenuto intero. Doveva costituire un ciclo insieme ad un merlin e un Percevaldell’uno abbiamo 504 versi, perduto l’altro, per di più di dubbia attribuzione, e tramandato da rifacimenti in prosa.


Fra «storia», invenzione e interventi d’autore: il «Roman d’Alexandre», il «Partonopou de Blois» e il «Bel Inconnu»

Roman D’Alexandre
Il testo. A cinquant’anni dal lavoro di Albéric de Pisançon, il normanno-parigino Alexandre de Bernaiporta a termine la biografia del Re macedone. L’opera, pur mancando di tratti arcaizzanti, si pone in linea di ideale continuità con i suoi predecessori alessandrini. Ha infatti uno stile vicino a quello epico, con addirittura inserzioni di lasse similari, ed un generale intento didattico-morale: il romanzo si vuole rivolgere ai moderni monarchi proponendo un modello ideale di comportamento, una sorta di speculum principis volto all’educazione al potere.
La linea enciclopedica. Dei romanzi antichi il testo recupera anche il gusto per il meraviglioso esotico in una linea enciclopedica, in particolare negli episodi ambientati in India, occasione ottima per narrare di fenomeni naturali incredibili, creature straordinarie, prodigi.
Il dopo Alexandre. Molti sono gli influssi che quest’ultimo Alexandre ha esercitato sui romanzi successivi: a) l’ambientazione in un oriente greco, anche se molto immaginario; b) il ricorso ad elementi dell’epica, come ad esempio i combattimenti in sequenza in luogo del duello singolo volto a mettere in risalto le virtù del cavaliere; c) le scansioni narrative di ampio respiro, con molte digressioni e parentesi; d) la forma metrica in alessandrini.
 
Partonopeu de Blois.
Si rifà molto all’Alexandre ma sperimenta tecniche narrative fino ad allora inusitate. E’ basato su una storia d’amore che riprende a grandi linee in mito di Amore e Psiche.
La storia. Partonopou a causa di un sortilegio è condannato a non poter mai vedere la sua amata Melior, principessa greca, che potrà sposare solo dopo una lunga serie di peripezie; dopo il matrimonio dovrà anche sconfiggere il sultano di babilonia, ex pretendente di Melior, che per vendicarsi ha nel frattempo invaso il regno di Melior.
Le novità. Il lato interessante di questo romanzo non è tanto la storia, tutto sommato convenzionale, bensì l’intersecarsi di diversi moduli espressivi:
· il modulo storico-genealogico: Partonopeu viene detto discendente di Clodoveo di cui viene ricostruita tutta la genealogia a partire ovviamente dai troiani.
· il modulo epico: evidente nelle scene di battaglia e assedio ma anche nel tema dellacompagnonnage, l’amicizia virile fra Partonopeu e Anselot, sulla scorta di quella tra Alessandro e Efestione.
· il modulo lirico: evidente nei passi dedicati agli stati d’animo degli innamorati, estrmamente originale nel punto in cui viene inserita una lettera d’amore del sultano in décasyllabes basata sul genere provenzale del salut d’amor.
La biografia del narratore irrompe nella storiaMa la vera novità è il gioco di specchi che l’autore fa narrando parallelamente la propria storia d’amore con Passe-rose, opportuno senhal per nascondere la vera identità della sua amata. La voce narrante non serve più quindi a commentare, o a dare chiarimenti al pubblico, ma genera una vera interaizone tra piano reale e piano finzionale: il secondo subordinato al primo per la stessa dichiarazione dell’autore di scrivere per dilettare la sua dama, dichiarandosi pronto ad allungare o abbreviare la storia a piacimento di lei.

Bel Inconnu
Romanzo di Renaut de Beaujeut di ambientazione arturiana il cui protagonista è il figlio di Galvano. Qui l’autore va oltre rispetto a Partonopeu dichiarando addirittura di essere disposto a mutare il corso degli eventi narrati se ciò può fare piacere all’amata. La cosa non è da poco: per laprima volta infatti c’è una vera e propria presa di coscienza da parte degli autori sulla natura totalmente fittizia della loro narrazione. Fatto interessante se si pensa che fino a cinquanta anni prima Wace teneva a precisare l’assoluta veridicità di ciò che narrava.

L’eredità di Chrétien. Sia nel Partonopou che nel Bel Inconnu tuttavia si inseriscono nella forte eredità lasciata da Chrétien de Troyes, dimostrando il vasto e duraturo successo di quei capolavori. Alcuni tratti riconducibili a quella matrice sono: a) l’inserzione di episodi secondari che acquistano significato nel quadro generale; b) il torneo in cui si cimenta il protagonista per propvare il proprio valore; c) il motivo dell’incognito del protagonista. 
 
Gli «ancestral romances» e la trilogia di Robert de Boron

Nascita di un sottogenere. Alla fine del XII secono nasce in Inghilterra un sottogenere del romanzo che è stato di recente chiamanto «ancestral romance», romanzo d’antenati, finalizzato a chiarire e legititmare le non sempre chiare e illustri origini delle famiglie al potereDopo la conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo il conquistatore infatti, le terre dell’isola sono state divise tra i capi militari e i mercenari normanni continentali.
Guillaume d’Angleterre. Si può dire che questo nuovo genere è innaugurato dal Guillaume d’Angleterrebasato su Apollonius de Tyr è finalizzato a rendere note le origini della famiglia dei Lovell, facendole risalire ad un certo Guglielmo re d’Inghilterra che, sulla scorta di un moderno Giobbe, dopo essere caduto in disgrazia e separato dalla terra d’origine, dalla moglie e dai figli, verrà riportato sul trono d’Inghilterra da una serie repentina di fortunati colpi di scena.
Le due costanti. In questo romanzo vengono fusi il motivo avventuroso con quello edificante, in un ottica chiaramente encomiastica: queste saranno le costanti del sottogenere.

La trilogia graaliana di Robert de Boron
Un nuovo taglio religioso per la materia graaliana. Ha sempre scopo edificante, ma questa volta non strumentale o encomiastico. Robert de Boron riprende la materia graaliana dandole un taglio mistico-religioso molto definito e fino ad allora inedito.
Le fonti. Dall’assenza nell’opera del Boron della Lancia che sanguina, possiamo dedurre con certezza che la fonte ispiratrine non è stato il Perceval di Chrétien, in cui tale elemento è presente, ma fonti precedenti. In linea di massima Boron si basa sul filone che segue la leggenda di Giuseppe d’Arimatea di tradizione apocrifa, e usa come fonti alcuni materiali, per noi irrecuperabili, elaborati in ambiente monastico cistercense e dal carattere mistico-escatologico.
La storia. Quella della trilogia è una storia di salvezza che parte da Giuseppe d’Arimatea fino a re Artù e il cui emblema è appunto il sacro Graal. Per Boron il Graal è senza dubbio il calice usato da Gesù durante l’ultima cena e nel quale Giuseppe d’Arimatea avrebbe poi raccolto ai piedi della croce il sangue di Cristo. Nel Joseph viene raccontata la preistoria del culto del santo veissel, il santo vaso, iniziata con Bron, cognato di Giuseppe d’Arimatea. I suoi discendenti, i sacerdoti del Graal, hanno trasportato la reliquia dalla Palestina all’Inghilterra e sono stati gli unici depositari esclusivi del segreto del Graal nonché beneficiari degli ineffabili doni spirituali che questo oggetto porta a chi lo possiede. Il Graal e i suoi segreti rimarrnano preclusi a tutti i comuni mortali fino all’arrivo del cavaliere eletto, che si identificherà poi in Perceval, il quale avrà il compito di mettere in pratica tutte le profezie ad esso connesse.
Il graal, Merlino e Artù. A mettere in pratica le profezie legate al Graal sarà Merlino, eponimo del secondo romanzo della trilogia, ed anello di congiunzione tra la tradizione biblica e quella arturiana. Il mito di Merlino è di origine celtica, e tipico della tradizione brettone che vede in Merlino l’aiutante privilegiato re Artù. Robert de Boron mette per la prima volta in relazione merlino con la materia graaliana, che a sua volta viene cristianizzata: è con Boron infatti che la parabola del regno arturiano acquista un valore all’interno del disegno di redenzione dell’umanità che prima non aveva.
Si definiscono così due filoni della materia graaliana, una celtica, rappresentata dal lavoro di Chrètien, una cristiana con quello di Boron; nonostante quest’ultima abbia avuto più fortunata e si sia imposta, restò comunque viva l’immagine di un Graal laico, simbolo di fertilità, abbondanza e pace. 
 
7. Tradizione e innovazione nella prima metà del XIII secolo

Scheda storico testuale

1200 - Le Continuations. Ai primissimi anni del Duecento risalgono due Continuations del Perceval: a) laContinuation Gauvin, basata sulle vicende caratteristiche della seconda parte del romanzo di Chrétien; b) la Continuation Perceval che tenta invece di dare un seguito alla vicenda dell’eroe eponimo.
1200 / 1210 - Jean Renart. Tra il 1200 e il 1210 Jean Renart, lo stesso autore del Lai de l’ombre, il capolavoro massimo della narrativa breve bedievale, firma due romanzi dai marcatissimi tratti realistici: a) l’Escoufle, dedicato a Baldovino VI, che con la quarta crociata diventerà imperatore di Costantinopoli; b) il Guillaume de Dole, che l’autore intitola Roman de la Rose, denominazione che noi evitiamo a scanso di equivoci, dedicato ad un altro prelato di Reims. La tradizione di entrambi questi due romanzi è a testimone unico, segno dello scarso successo che ebbero queste opere, nonostante il loro alto valore.
1210 / 1230. In questo ventenio vengono scritti moltisismi romanzi, e per la prima volta si esce anche dal dominio d’oil.
· Gerbert de Montreuil. Autore di due opere molto distanti: a) Roman de la Violette, sulla falsa riga delGiollaume de Dole; b) un Perceval, ennesima continuazione del romanzo di Chrétien, ma sul modello cristiano di Robert de Boron.
· Riprese arturiane. Dopo Robert de Boron la materia di Bretagna non subisce un’evoluzione totalmente mistico-cristiana, anzi, quasi tutti i romanzi, specie quelli di consumo, restano vicini alle tonalità originarie; sono moltissimi, tra essi spiccano: a) Méraugis de Portlesguez; b) Jaufré, testo in lingua occitanica, proveniente dalla corte aragonese.
· Prose Arturiane. La materia arturiana invece si colloca sul versante mistico-cristiano: 
 
Il Romanzo arturiano in versi

Noto / Nuovo. Se si tenta di mettere ordine nella massa informe ed anarchica dei romanzi di materia arturiana della prima metà del Duecento, si può scoprire come essi siano raggruppabili sulla base dell’opposizione noto/nuovo. Infatti abbiano un primo gruppo di romanzi che riprende personaggi già famosissimi: Galvano, Perceval, Lancillotto, e anche Keu; un secondo gruppo che introduce personaggi nuovi, privi di pedigree letterario, e destinati spesso a non vivere oltre lo spazio del loro romanzo. Ognuno di questi due gruppi è caratterizzato da una struttura indipendente e diversa dall’altro:
· Primo gruppo: i noti. Questo gruppo è caratterizzato da una struttura fondata sulla giustapposizione di avventure (di quête prevalentemente) senza alcun tipo di gerarchizzazione.
· Secondo gruppo: i nuovi. I romanzi di questo gruppo invece sono caratterizzati da una struttura basata sì sulla giustapposizione di avventure di quete, ma questa volta con un filo logico che le lega in senso ascendente: una serie di avventure dall’importanza crescente che conducono a quella decisiva di maggior rilevanza; siamo nell’ambito del racconto biografico.

Meraugis de Portlesguez. E’ un esempio interessante di romanzo arturiano di carattere biografico (secondo gruppo); l’autore è Raoul de Huodenc. I caratteri più significativi ed originali di questo romanzo sono due:
                a) l’intertestualità, una serrata sequenza di riferimenti intertestuali con i romanzi di Chrétien (Erec, Yvain, Cliges) che l’autore tuttavia lega perfettamente in una linea narrativa continua, senza cadute di stile;
                b) lo «stile dilemmatico»: l’autore applica per la prima volta all’interno della storia situazioni tipiche dei generi dilemmatici provenzali. Prima si erano avuti degli esempi di dibattito interiore: nelTristan di Thomas il protagonsta è combattuto tra le due Isotte; nell’Ille et Galeron di Gautier d’Arras viene esposta in modo dilemmatico la questione della possibilità per il cavaliere di essere amanto benchè colpito nella sua avvenenza; nel Meraugis questo partimen entra nella storia, e non è più solo un «dibattito interiore»: le due dame di Lindesores dovranno decidere se la bella Lidoine dovrà essere di Meraugis, innamorato per le sue doti d’animo, oppure di Gorvain, inamorato per il suo aspetto; naturalmente la scelta cadrà su Meraugis. E’ una vera e propria mise en roman  di un problema di un conflitto di coscienza tipico della lirica provenzale.
Jaufré. E’ il più antico e significativo esempio di romanzo in lingua c’oc, proveniente dall’area catalana, ma che, curiosamente, non presenta legami con la tradizione trobadorica, a differenza del Meraugis, come mai? Le ragioni sono politiche: dopo la cacciata degli albigesi, la letteratura si distacca dai modelli trobadorici, per accostarsi a quelli della Francia settentrionale. La materia di Francia probabilmente circolava in area occitanico-catalana già della seconda parte del XII secolo.
· L’ironia. Anche il Jaufrè, come il Meraugis, esibisce stretti legami intertestuali con Chrétien, ricalcando quasi pari-pari il Perceval; ma a differenza di Raoul de Huodenc, che sembra chiaramente voler omaggiare il maestro Chrétien, l’autore del Jaufré dà a questo recupero un’impronta scherzosa, se non parodica. Sulla scia duqnue del Partonopeu o del Bel Inconnu si insedia ancora di più la volontà di non prendere troppo sul serio la materia narrata e di sottolinearne il carattere fittizio; nonché l’inattendibilità storico-fattuale, e per contro l’attendibilità solo morale delle vicende narrate. 
 
La via della prosa: Vulgate; Tristan en Prose; Guiron le Courtois

La Vulgate.
Il ciclo della Vulgate. Con il termine Vulgate si intende un ciclo di romanzi in prosa composti nei primi anni del XIII secolo (1215 – 1235) da autore ignoto (irrilevante è l’indicazione di un certo Gautier Map, morto nel 1210). E’ un ciclo tradito da moltissimi manoscritto, quasi cento, che tramandano quattro storie in questo ordine: Estoire del Saint Graal – Merlin – Lancelot – Queste Del Saint Graal.

La prosa: verità Storica e Morale. L’ultimo grande sforzo di rivalutare la materia arturiana prima che questa diventi oggetto di favole più o meno gratificanti, è legato ad un tratto estremamente innovativo nel medioevo romanzo avvenuto nei primi decenni del XIII secolo: l’uso della prosa. Ora, la prosa latina aveva come modello la Sacra Scrittura, che  era nel medioevo portatrice di un doppio valore di verità storica e mistica allo stesso tempo, narrava fatti storici, e dal grande significato mistico. Autenticità e alto valore morale sono anche i valori che gli autori dei romanzi arturiani in prosa voglio esplicitamente conferire alle loro opere.
Prospettiva storica. Questo obiettivo verrà raggiunto pienamente nei romanzi che costituiscono laVulgate: la prospettiva storica sarà seguita grazie al ricorso al modello già seguito da Montmouth / Wace;
Prospettiva morale. la prospettiva simbolica viene seguita a sua volta grazie ad una eclatante novità: la saldatura tra la linea avventuroso-mondana legata all’amore tra Artù e Ginevra, paradigma dell’amore cortese, e la linea mistico-profetica legata alle leggenda graaliana. In sostanza le due linee amorosa e mistica sono ora congiunte in un unico romanzo, parallelamente alla linea mondana.

In pratica queste due linee storica e morale vengono percorse in questo modo:
a) la cronologia delle vicende raccontate è seguita in modo rigorosissimo, quasi diaristico, dalla remissione del sacro graal nelle mani di Giuseppe d’Arimatea, alla disfatta di Artù per opera dei sassoni alleati di Mordret. Un elemento ricorrente i tutti i romanzi è la smania dei protagonisti delle avventure di lasciare ai posteri il resoconto di quanto accaduto;
b) i due grandi temi simbolici della «cavalleria terrestre», che ha il suo culmine nelle vicende legate all’amore di Lancillotto e Ginevra, e della «cavalleria celeste», che si condensa nella quete del graal, affiorano costantemente nel testo attraverso una fitta rete di rievocazioni e anticipazioni.
Aggiustamenti. La fusione di tutti questi elementi avviene per mezzo di due geniali «ritocchi» che costituiscono uno scarto minimo rispetto agli originali di Chrétien e Boron:
a) la ricerca del Graal viene assegnata al cavaliere migliore del mondo, Lancillotto, che, discendente del David biblico, dopo essere cresciuto allevato dalla Fata del Lago, giunge alla corte di Re Artù, dove si innamora, corrisposto, di Ginevra;
b) proprio l’adulterio lo renderà indegno a questa missione, e la ricerca del veissel spetterà a Galaad, nipote di Perceval: il cerchio si chiude. Il passaggio di consegne da Perceval a Lancillotto in questo modo mantiene il legame tra Perceval e il Lignaggio del Graal.
Entrelacement. A complicare ancora di più questa già pur complicatissima trama, è l’uso estensivo della tecnica dell’Entrelacement, tramite la quale non solo possono aumentare all’infinito le storie raccontate, ma anche i personaggi. Nel caso della vulgate, non abbiamo più dunque storie e protagonista unico, o al massimo doppio (Chrétien, Perceval) ma accanto alle avventure di Lancillotto e Galaad, di volta in volta primeggiano Galvano, Perceval stesso (benché non più eroe predestinato), ed altri.
Raddoppi. Ma non è tutto, un ulteriore elemento complicante è costituito da quei personaggi che hanno la funzione di vero e proprio raddoppio del protagonista: ad esempio la falsa Ginevra che indurrà ingannevolmente Artù all’esilio della vera; il principe Galehaut, artefice della confessione d’amore tra Ginevra e Lancillotto, costituisce un vero e proprio alter ego mondano di quest’ultimo.
Il moltiplicarsi e l’intrecciarsi dei destini individuali, come pure lo sdoppiarsi e lo sfaccettarsi dei caratteri appaiono come espedienti per rendere conti sulla pagina letteraria della complessità e mutevolezza della realtà e dell’animo umano, attratto contemporaneamente dal profano e dal divino.

La corrente realista: Jean Renart, Renaut e Gerbert de Montreuil

La novità. Jean Renart è poco più di un nome, e per di più controverso, nel panorama biografico dei romanzi del medioevo, ma con lui avviene un indiscutibile salto di qualità: se già in Chrétien, Gautier e Thomas aveva iniziato ad insediarsi l’«espressione romanzata del reale», in Renart avviene una vera e propria scelta programmatica di rappresentazione di fatti e personaggi contraddistinti dal marchio della verità.
I passi indietro. Ma Renart compie un passo avanti e due indietro: nonostante l’elemento nuovo del realismo,  ci sono nei suoi romanzi due elementi che si legano ad una consolidata tradizione:
a) l’uso del verso, sebbene la prosa si fosse affermata già agli inizi del secolo;
b) gli spunti narrativi non si ricollegano alla memoria più o meno storica cui si rifacevano invece i romanzi d’avventura, ma utilizzavano gli stessi materiali folklorici tipici della narrazione breve usati dagli autori dilais.
Per esempio nel romanzo Galeran de Bretagne, renard ricorrerà a tre temi presenti rispettivamente in altrettanti lais  di maria di Francia: le peripezie dei gemelli (Fresne), l’agnizione del figlio perduto (Milon),l’uomo fra due donne (Eliduc).
Teleologia / intreccio. Tra i romanzi d’avventura e quelli «realisti» c’è anche una differenza di tipo strutturale: nei primi domina un forte senso teleologico, cioè il fine ultimo cui tende tutta la storia che può andare dalla salvezza del mondo alla vittoria del singolo cavaliere, nei secondi viene dato il massimo risalto alla calibratura dell’intreccio, il che è tratto fondamentale (Sklovskij) della novellistica; il realismo sta nel fatto che, nonostante la loro complessità, si tratta sempre di intrecci verosimili, accurati, e risolti con notevole abilità.
Clichés. Chiaramente nulla si crea e nulla si distrugge: nonostante l’originalità e l’abilità nella conduzione degli intrecci, abbondante è l’uso di clichés narrativi desunti dai romanzi d’avventura: amori contrastati, eroismo cavalleresco, tornei, dons contraignants, filtri d’amore. Alltro elemento in linea di continuità con il romanzo d’avventura sono le minuziose descrizioni di ambienti e personaggi, e gli interventi dell’autorein prima persona, il quale commenta con scolastica sottigliezza, nonché umorismo, comportamenti e situazioni.
Realismo trasversale. Ma quale sarebbe allora questa sensazionale novità rispetto ai romanzi d’avventura prodotti fin’ora? La novità appare radicale, ma è più che altro un fatto d’atmosfera e di sfumature:
a) è vero che ci sono le stesse descrizioni minuziose, ma gli oggetti di tali descrizioni sono sempre rigorosamente reali, sparisce ogni riferimento che rinvii ad un universo di fantasia, ma c’è propensione verso gli aspetti più pittoreschi della vita di tutti i giorni;
b) è vero che i motivi e i temi sono tipici della tradizione, ma ogniqualvolta si parla di un torneo, una battaglia, un banchetto, questo è collocato in una cornice verosimile, e descritto minuziosamente con particolari che hanno sempre effettivo e preciso riscontro con la realtà contemporanea, se si parla di tornei, chi ne prende parte sono personaggi veri, reali, presi dalla cronaca contemporanea, personaggi ben noti a tutti per la loro abilità.
Romanzo d’appendice ante litteram. E non si tratta soltanto di comparse o personaggi «piccoli», anche i protagonisti sono presi dalla storia contemporanea, con nomi di fantasia ma che fanno riferimento alle grandi case feudali dell’epoca. Tuttavia non si deve pensare che ci sia in queste storie il motivo encomiastico: si tratta piuttosto di una curiosità un po’ borghese per le faccende dei grandi, del compiacimento di vedere i ricchi dibattersi in complicate seppur passeggere peripezie. Rientra in questo gusto per le storie tristi di personaggi di alto rango momentaneamente decaduti un motivo caro a Renart (Escoufle), della nobile donzella costretta a sporcarsi le mani con lavori artigianali; e ciò è in più un espediente per intrattenersi in minuziose descrizioni dell’arte della tessitura e del ricamo.
Inserzioni liriche. Col secondo romanzo, Guillaume de Dole, Renart inaugura un altro espediente destinato a grandissimo successo: l’inserzione nel testo narrativo di frammenti lirici. Tali inserzioni non sono mai gratuite, ma sempre giustificate da una assoluta ragionevolezza, e rientrano sempre in quel gusto realistico ri rappresentazione delle abitudini dei nobili dell’epoca di cui la poesia lirica era parte integrante.

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