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1861 2011 Visioni di Italia La scuola di De Amicis di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella


Apprendimento cooperativo: 
qui sopra videolezione del professore su youtube

qui sotto:
audiolezione del professore in mp3
e approfondimento scritto di un alunno/a

"1861-2011. Visioni di Italia. La scuola di De Amicis" di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella 1F lezione scolastica di Luigi Gaudio in mp3, disponibile anche in formato audio wma

Cuore, Pinocchio, Libertà e Rosso Malpelo:

dalle pagine di De Amicis, Collodi e Verga emerge la società
italiana della seconda metà dell'ottocento

compito di italiano di Simone Re

Per parlare dei fatti letterari della seconda metà del 1800 Asor Rosa
introduce due grandi libri per l’infanzia, Cuore e Pinocchio. L’autore fa ciò
per due motivi:

- Rendere chiaro che la qualità di un testo letterario non dipende dalla sua
destinazione (quindi non dipende se è indirizzato ad un adulto o ad un ragazzo).
Infatti, un libro per l’infanzia può essere meglio riuscito e più importante
anche di un poema epico in ottave.

- Cuore e Pinocchio gareggiano in campo letterario con le altre opere letterarie
di questo periodo. La maggior parte di queste sono opere adulte ma nonostante
ciò nella maggior parte dei casi le produzioni di De Amicis e Collodi le
sopravanzano. Ciò avviene principalmente per il fatto che sia in Cuore che in
Pinocchio ci sono dei riferimenti espliciti alla società italiana di quel
periodo e, in entrambi, gli autori cercano di mettere in luce quelli che erano
(e, in alcuni casi, sono ancora) i problemi che affliggevano l’Italia
post-unitaria.

Non è affatto un caso che i due romanzi, Cuore e Pinocchio, abbiano avuto
tanto successo nella situazione italiana post-unitaria. In seguito all’unità del
’61 in Italia vi era quasi un’esigenza di educare il popolo, ma c’era anche la
paura di non riuscire a farcela, di non poter arrivare ad essere agli stessi
livelli degli altri Stati europei, di non essere degni del nuovo ruolo occupato
nel contesto internazionale. Forse non vi è alcuna opera nell’Italia
contemporanea che riesce a suscitare sentimenti universali tanto quanto questi
due romanzi. Cuore e Pinocchio occupano dunque un ruolo centrale nel tessuto
morale e culturale dell’Italia post-unitaria. Nonostante le apparenze, sia Cuore
(in cui vi è un grande sentimentalismo) sia Pinocchio (molto più favolistico)
esprimono un rapporto con la realtà contemporanea doloroso e drammatico. Quella
“piccola” Italia che si era venuta a formare negli ultimi decenni
dell’Ottocento, posta di fronte a quelli che erano i suoi limiti, si rendeva
sempre più conto che, per diventare una nazione moderna, al livello degli altri
Stati europei, doveva puntare su valori quali il sacrificio, lo sforzo e
l’altruismo. Ovviamente i due libri per ragazzi devono essere letti tenendo
conto del periodo storico in cui vengono composti e quindi stando attenti al
fatto che l’Italia della seconda metà dell’ottocento è ancora una nazione
immatura, ma con molta voglia di crescere. Questi romanzi vengono considerati
talmente importanti che per gran parte del secolo scorso divennero una lettura
obbligata per i bambini di quel tempo, in quanto entrambi costituiscono materia
di apprendimento e di crescita morale. I bambini che frequentavano la scuola
elementare italiana appena nata dovevano imparare ad essere sinceri leggendo
Pinocchio, e ad essere patriottici leggendo il libro Cuore. Tutti e due
insegnavano che la scuola era un valore, e che non si doveva sprecare il tempo
prezioso che era destinato all’insegnamento scolastico.

Il fatto che dal 1861 l’Italia sia diventata una nazione mette in luce alcune
contraddizioni. La condizione dei pescatori, dei braccianti e dei minatori
siciliani, viene compresa anche dai lettori milanesi e fiorentini, che
ignoravano quella realtà, anche perché non appartenente alla loro storia e alla
loro situazione. Del resto la condizione delle plebi meridionali è la
conseguenza di millenni di storia di sopraffazioni, di invasioni, e di
rassegnazione che si affondano nelle radici stesse dell’essere meridionale (e,
in particolare, siciliano) sin dalla colonizzazione greca. Ecco perché si può
parlare di esplorazione del profondo nella sofferta umanità dei personaggi dei
romanzi di Verga e degli altri scrittori veristi. Emergono le forze più oscure,
violente e incontrollabili ad ostacolare un piano di razionalizzazione e
modernizzazione della Sicilia, come nella novella Libertà.

Eppure queste pulsioni, e questi impulsi, non sono solo tipicamente siciliani,
ma sono comuni anche ad altre regioni d’ Italia, come si può intuire dalla
lettura di alcuni passi di Cuore. Ad esempio, l’insofferenza di Franti alle
regole e alle imposizioni ha in sé qualcosa in comune con i contadini di Bronte
che si ribellano senza speranza.

Certo è che in Verga è maggiore la consapevolezza della complessità della
piramide sociale, che vede alla sua base questi individui scartati dalla grande
fiumana del progresso, e poi via via, a livelli sempre più elevati, i borghesi,
i nobili e gli onorevoli, come progettato nel Ciclo dei vinti.

Cuore, e soprattutto Pinocchio, sono lontani da questa prospettiva analitica
e classificatrice. Essi sono il prodotto di un’epoca in cui si intuiva la
necessità di un collante, di un minimo comune denominatore tra regioni e
situazioni sociali così differenti, e si presumeva che questo potesse essere
individuato nella nascente istituzione scolastica. Eppure, vi son differenze tra
il primo e il secondo. Cuore, permeato di spirito risorgimentale e nazionalista,
fa del rispetto delle regole la sua caratteristica peculiare, in un’epoca in cui
uno stato nascente doveva far capire la necessità dell’obbedienza, a livello
politico-istituzionale. Pinocchio invece punta più l’attenzione del lettore
sull’aspetto esistenziale e morale, per cui l’obbedienza diventa una scelta
personale, non imposta dalla maestra o dall’autorità, ma dettata dall’esperienza
personale, fatta anche di sbagli e di cadute.








Per questo Pinocchio è a metà strada tra il realismo di Verga e il moralismo
di De Amicis, perché approfondisce l’analisi, non si ferma alla retorica troppo
spesso presente nel libro Cuore. Ma nello stesso tempo Collodi ha ben chiaro un
fine edificante del suo testo, cosa che non avviene nello sconsolato e amaro
Giovanni Verga. In Verga la realtà è fine a se stessa, non insegna, non educa,
travolge tutto a colpi di scure, senza discriminazioni. In Pinocchio la realtà è
maestra, e conduce l’uomo ad una maggiore consapevolezza, ad un cambiamento in
meglio, ad una crescita, e in questo si avvicina di più a Cuore. Facendo un
breve riferimento a Rosso Malpelo; questi impara sin da subito qual è la dura
legge della vita, e la insegna a Ranocchio, ma non per questo si sottrae al suo
destino di morte. Invece Pinocchio fa un percorso di formazione che lo porterà a
cadere anche lui nell’abisso, dal quale però, nella conclusione, si risolleva,
divenendo un uomo.


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