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La disperazione che unisce - di Laura Alberico

E’ di pochi giorni fa la notizia di due extracomunitari che salvano dalle acque del Tevere e dell’Arno due italiani. Eroi per caso che per dimora avevano i margini dei fiumi, ai confini  di una società che li vede intrusi e ormai numericamente troppi per poter essere accolti e assistiti nel modo adeguato.
Ritorna ad aprirsi una pagina da libro Cuore, quelle storie di emarginazione e povertà che non possono essere ignorate né sottovalutate. Il riconoscimento del valore civile da parte delle autorità lascia sul volto di queste persone tracce di stupore, un lieve sorriso che sembra cancellare in un attimo i sacrifici quotidiani della sopravvivenza con  la speranza, ancora viva, di poter finalmente trovare un porto sicuro nel quale mettere le proprie radici. In un clima politico sempre infervorato per l’emergenza profughi e per il pericolo del terrorismo che incombe sul nostro paese la bella e commovente storia del salvataggio ci fa riflettere. C’è una disperazione che unisce e non guarda al colore della pelle, la lotta per l’esistenza si mostra  nella sua nuda verità e spinge sempre a far emergere i buoni sentimenti. Nelle  situazioni critiche come queste  le braccia e il cuore si sono uniti con coraggio e determinazione, quando dall’alto dei ponti la gente comune osservava come in un film i protagonisti di una storia vera. E allora anche la morte diventa possibilità di riscatto per tante e troppe persone che hanno perso la vita attraversando il Mediterraneo, il mare della disperazione e della speranza, come le acque dei fiumi in una giornata di sole che ancora riesce a scaldarci il cuore. Di disperazione si muore ma si può anche rompere il muro di silenzio e di indifferenza che separa il bianco e il nero, il diverso che molti di noi temono e che, nonostante tutto, rappresenta la faccia di una stessa medaglia.

Laura Alberico

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