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Drop-out di Federico Batini - recensione di Linda De Benedictis

L’autore del presente libro, pubblicato a maggio 2014 dalla casa editrice Fuorionda, è Federico Batini, professore e ricercatore in pedagogia sperimentale dell’università di Perugia, autore anche di “ho scelto!” e di “appunti di ricerca educativa” e di molti libri di autoanalisi della Loescher.
La prefazione, che precede l’introduzione e le due parti in cui è suddiviso il volume, è a cura di Roberto Trinchero, scrittore e professore di filosofia e scienze dell’educazione a Torino. Il libro, nelle sue 179 pagine racconta di un progetto di ricerca, nato dalla voglia di conoscere le ragioni che hanno spinto quei tanti ragazzi in Italia (centinaia di migliaia) a voler abbandonare gli studi a 16 anni (limite dell’obbligo d’istruzione). I drop-out, così vengono definiti “coloro che abbandonano un ciclo di istruzione senza averlo portato a termine”, prendono la parola all’interno del libro e si raccontano, per analizzare e comprendere le motivazioni che l’hanno portati a questa scelta. Ciò permette di vedere le cose da una prospettiva diversa, dal punto di vista degli “ultimi”, degli “spinti fuori”, di quelli che Verga avrebbe definito “vinti” e Manzoni “umili”. Dai dati Eurostat risulta che il tasso di abbandono scolastico dell’anno 2012-2013 è pari al 17.6%, motivo questo che ha spinto il ricercatore a volersi occupare in modo più approfondito di questo problema che sta riguardando molti dei giovani Italiani. La ricerca ha finalità descrittiva e conoscitiva. Inizialmente la ricerca prevedeva una base dati costituita da 100 interviste, che una volta ripulite ed eliminate quelle poco utili, si è ridotta a 67 interviste narrative semi-strutturate a 27 drop-out aretini e 40 perugini tra i 16 ed i 18 anni, maschi e femmine. Nella seconda parte del manuale, sono inserite nella sezione “voci” le parole dei ragazzi intervistati. Si è prestata “attenzione ai nodi, ai bivii, alle motivazioni e ai conflitti che possano determinare l’interruzione, l’arresto o la conclusione di questi percorsi”. Molti dei ragazzi aretini, al momento dell’intervista, stavano frequentando dei percorsi organizzati dalla regione Toscana per il recupero delle competenze di base, propedeutici al corso di operatore alla ristorazione o al benessere; quelli perugini, invece, erano in cerca o di una occupazione o in attesa di cominciare dei corsi. I ragazzi provenienti da istituti alberghieri, di ragioneria, tecnici, turistici e linguistici aziendali, professionali e di agraria hanno riferito che tra i motivi di abbandono della scuola c’erano cattivi rapporti con i professori (esempio del caso di Michela, 17 anni che veniva presa in giro dal professore di matematica perché era robusta), la richiesta di troppo impegno scolastico, difficoltà in matematica o i metodi di insegnamento. I ragazzi hanno interrotto il proprio percorso scolastico in seguito ad una o più bocciature. I giovani aretini sono rimasti contenti dei nuovi percorsi intrapresi descrivendo come migliori sia le relazioni con i professori che i metodi di insegnamento adottati: per esempio piace molto ai ragazzi quando il professore si ferma durante la lezione e ride e scherza con loro o quando vedono i film, ascoltano le canzoni e fanno attività.
 Per quanto riguarda i ragazzi perugini, nel capitolo del libro sono state riportate solo 3 interviste come rappresentazione sintetica. Gli adolescenti del campione perugino hanno riferito che i motivi che li hanno spinti all’ abbandono scolastico sono stati: per venti ragazzi l’avere problemi con l’istituzione scuola ed i problemi conflittuali con i professori, per sei ragazzi “la volontà o necessità di raggiungere un’indipendenza economica”, per tredici ragazzi il poco interesse nello studio e per altri sette le difficoltà incontrate nello stesso.
Sia per il gruppo aretino che per quello perugino, nella metà dei casi i genitori non erano d’accordo con la scelta dei loro figli di abbandonare la scuola che avevano scelto inizialmente o per seguire un amico o per la vicinanza o nella maggior parte dei casi per interesse nei confronti di alcune materie, un interesse che poi si rivelerà “legato più a un’immagine che si aveva di quelle stesse discipline, che a una conoscenza e idea precisa delle stesse”. Ma gli strumenti dei genitori per fargli cambiare idea erano decisamente scarsi; infatti, una grande percentuale di madri e padri possiede un titolo di studio pari o inferiore al diploma; gli stessi non leggono abbastanza e da piccoli leggevano la metà dei loro figli. I risultati di queste interviste, analizzati tramite la valutazione dei contenuti e le interpretazioni modulate e complesse, derivanti da una conoscenza approfondita da più fonti, invitano a una riflessione e all’ assunzione di responsabilità.
Il volume è rivolto a tutti, soprattutto a chi di dovere ed in grado di poter risolvere questo problema che sta diventando davvero compromettente per il futuro non solo dei ragazzi ma anche del nostro paese.

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