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Didattica dell’arte: fare per conoscere / conoscere per fare - di Elio Fragassi

Così com’è facile parlare e scrivere di cose che si conoscono o che si è capaci di immaginare, allo stesso modo si riesce a disegnare solo ciò che si è capaci di pensare e di immaginare sulla base delle proprie conoscenze che costituiscono il serbatoio dei pensieri e dell’intelligenza.
Così come si riesce a leggere un qualsiasi linguaggio iconico (scrittura, matematica, musica, chimica, ecc.) solo se si è in grado di decodificarne l’insieme del sistema dei simboli grafici, allo stesso modo si riesce a leggere un’immagine solo se si è in grado di decodificarne gli elementi componenti sia nel loro insieme sia nelle singolarità e la connessa sintassi grafica.
E’ implicito, quindi, che se il disegno assume la veste di linguaggio di un pensiero descrittivo di forme e figurazioni geometriche, la didattica deve adeguarsi a questa funzione e, di conseguenza, dal punto di vista metodologico è fondamentale che anche l’insegnante di disegno (in modo particolare se trattasi di disegno tecnico perché esso implica una stretta relazione tra chi pensa e progetta e chi realizza) prima di insegnare a fare educhi a pensare.
Nel corso della mia attività didattica ho maturato, pertanto, la convinzione che non si può operare senza conoscere e, al contrario, non si può pervenire ad alcuna conoscenza senza operare.
In conformità a questa convinzione ho sviluppato l’insegnamento delle Discipline geometriche e della Geometria descrittiva in modo da fornire allo studente elementi teorici d’indagine in modo che egli potesse, operare conoscendo e, contemporaneamente, acquisire conoscenze operando. Così facendo ho attuato, per ogni studente, un processo completo concettuale e operativo che ha trovato rispondenza nella formazione e sviluppo della specifica personalità di ogni singolo studente. Lo scopo didattico sopra espresso chiarisce come detto insegnamento ha avuto, come obiettivo principale, non tanto quello di “imparare allo studente a disegnare ”, quanto quello di “educare l’allievo a rappresentare ”. Con detto insegnamento ho inteso fornire allo studente quelle basi teoriche e culturali minime ma fondamentali, che lo rendessero capace di leggere, capire, immaginare, creare e rappresentare figure piane e/o solide e, quindi, oggetti e forme comunque poste nello spazio del reale tridimensionale. La rappresentazione non è stata vista, quindi, solo ed esclusivamente come un prodotto grafico ma come la trasposizione, in forma grafica, di un pensiero, perché ritenendo il disegno, una comunicazione, “prima d’insegnare a fare è necessario educare a pensare ”.
            Con l’insegnamento di questa disciplina mi sono prefisso lo scopo di attivare, nel singolo studente, secondo le rispettive capacità, inclinazioni culturali e socio-ambientali, quell’elasticità mentale e capacità critica necessarie per operare in senso progettuale, cioè previsionale, e comunque grafico-operativo, quindi, comunicativo.
La Geometria descrittiva, parte essenziale delle Discipline geometriche, rappresenta l’anello di congiunzione, nel processo progettuale tra il momento creativo (processo mentale) e quello pratico operativo di proiezione, di trasferimento di graficizzazione e verifica (evento figurativo progettuale). Con il suo studio, pertanto, si è fornito allo studente sia un metodo d’indagine e ricerca spaziale creativa sia una tecnica grafica espressiva, rappresentativa e comunicativa per far nascere crescere e fissare, nello studente, una conoscenza criticamente motivata sia delle tecniche sia dei metodi della rappresentazione grafica intesa come scienza della rappresentazione per la costruzione di una rigorosa immagine previsionale.
Ecco che vista in questa luce la Geometria descrittiva diventa una comunicazione segnica nel senso che la materia ottempera allo scopo di predisporre lo studente a leggere, interpretare, rappresentare e riproporre con proprietà lo spazio fisico bi e tridimensionale e tutto quanto in esso collocato mediante segni grafici su un foglio da disegno, luogo della comunicazione come le note su uno spartito per un musicista o grafi per un chimico o le formalizzazioni di concetti matematici mediante appositi simboli per un matematico.
            Infine, con riferimento all’uso delle nuove tecnologie informatiche e digitali, la Geometria descrittiva ha acquistato una nuova e diversa veste e vita nel campo proprio della grafica digitalizzata con programmi CAD e di progettazione assistita.
La disciplina della rappresentazione descrittiva non è stata, didatticamente, trattata unicamente come momento grafico ma come supporto concettuale propedeutico alla rappresentazione stessa in collegamento alle operatività grafiche con supporto informatico. Se pensiamo al prodotto grafico come un insieme di singole entità geometriche elementari, organizzate su un foglio da disegno seguendo precise e definite leggi geometriche, si capisce l’importanza di conoscere (analisi), anzitutto, le caratteristiche di ogni singola entità, ma anche il modo di come ogni entità entra in rapporto (sintesi) con le altre per definire, al termine del processo dinamico del lavoro di rappresentazione, un messaggio grafico chiaro (simulazione) quale inequivocabile e rigorosa trasposizione grafica del pensiero creativo descritto mediante un’articolata composizione di elementi geometrici.
Le Discipline geometriche, mediante le tre fasi di studio successive e fondamentali “analisi”, “sintesi” e “simulazione”, distribuite nell’arco del quinquennio del liceo, si presentano come un insegnamento trasversale a tutte le altre discipline artistiche rappresentando la sintassi grafica per fare ed insegnare arte.

Elio Fragassi

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