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Anche la Confindustria è stata ammaliata dalla sirena scuola - di Enrico Maranzana

Nella premessa al documento di Confindustria sulla scuola [7 ott 14] è scritto: “Un sistema dominato dal caso che ti entusiasma una volta con un educatore straordinario, ti punisce un’altra con un insegnante del tutto inadeguato”.
Asserzione rinforzata da: “Occorre ridare forma a questa strana chimera istituzionale”. Stupefacente il fatto che la confederazione degli industriali, dopo aver enunciato il problema, formuli proposte indipendenti dai fondamenti delle scienze dell’amministrazione e dalla prassi progettuale. Si è dimenticata che la progettazione si fonda sulla specificazione del risultato atteso e raffini per formulare strategie? Perché la noncuranza per i momenti qualificanti la razionale gestione del servizio scolastico: 1) elencazione delle competenze generali che facilitano l’ingresso dei giovani nel sociale [formazione]; 2) identificazione delle capacità ad esse sottese [educazione]; 3) ideazione delle modalità di convergenza degli insegnamenti verso i traguardi comuni [istruzione]   prescritti dall’art 2 della legge 53/2003?  Come mai non ha rilevato che nel documento governativo “La buona scuola” la volontà del legislatore è elusa, nonostante il suo rigore scientifico? [Tematica sviluppata in rete contrapponendo  “buona” a “efficace”]. Come ha potuto non accorgersi della banalizzazione del “principio di distinzione” tra potere di indirizzo e potere di gestione, enunciato a pag. 71, appiattito sull’ insegnamento? Perché non ha sottolineato che si persevera nell'errore del 1974? I decreti delegati sono stati sterilizzati per il sistematico e generalizzato rifiuto di ristrutturare il servizio scolastico in conformità agli avanzamenti delle scienze dell'organizzazione.  Preoccupante ma significativa appare anche la mancata rilevazione di un’insidia  latente, seme di un insanabile conflitto tra organismi scolatici: il collegio dei docenti sarà titolare “esclusivo della programmazione didattica”, tipico e protetto ambito della professionalità del singolo docente.

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