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“Unico indizio la luna piena” romanzo di Stephen King - di Nicoletta Osella

Ho trovato il romanzo che poi ho letto in uno degli scaffali di una libreria di casa, attirata dal disegno della copertina. Ho chiesto di cosa si trattasse ai miei genitori e mi hanno spiegato che è un romanzo scritto molti anni fa da Stephen King, autore statunitense (è nato nel Maine nel 1947), famosissimo in tutto il mondo per romanzi di letteratura fantastica e racconti che il cinema ha poi spesso trasformato in film horror veri e propri.
“Unico indizio la luna piena” è stato pubblicato nel 1985 ed è ambientato in quello stesso periodo, in una tranquilla cittadina (inventata) nella campagna americana del Maine, dove non succedeva mai niente e dove i fatti della cronaca nera non erano mai arrivati prima di allora.
Il protagonista vero e proprio, anche se non si capisce da subito, è Marty Coslaw, un adolescente, costretto a vivere su una sedia a rotelle, che ha un rapporto difficile con i genitori, al contrario della sorella Katie, ragazzina di “successo” nella scuola e nello sport.
Marty è invece molto legato allo zio Al, un ex militare, che non ha una particolare posizione nella società, ma che ha un legame profondo con il nipote, per cui rappresenta un punto fermo ed un affetto sicuro.
Il romanzo si sviluppa nell’arco dei dodici mesi del calendario a partire da gennaio, ed ogni mese racconta nei particolari le sanguinose aggressioni che si concludono con un omicidio ad opera di un licantropo, che ad ogni luna piena sconvolgono la cittadina e le sue campagne.
Ogni mese l’autore descrive qualche personaggio presente nei paesi della campagna americana. Raccontando le caratteristiche e la vita delle vittime del licantropo rende piacevole la lettura del romanzo, anche se i momenti di maggior tensione sono di sicuro rappresentati dalle scene degli omicidi.
La polizia non riesce a trovare il colpevole e, nonostante indagini di ogni tipo, appare completamente incapace di individuare il membro della comunità che si trasforma ad ogni luna piena ed aggredisce i suoi concittadini.      
Gli omicidi continuano fino a che, durante una festa del 4 luglio (indipendenza americana) proprio Marty, che aveva molto insistito con lo zio Al per avere dei fuochi di artificio (questo sarà un motivo di scontro con la famiglia, che allontanerà lo zio Al dal paese fino al Natale, proprio per quei fuochi dati a Marty); li userà per difendersi dall’attacco della bestia, che nello scontro perderà un occhio, rendendosi così riconoscibile da Marty, anche nella sua forma umana.
Da qui in poi, fino alla fine del romanzo (ovviamente ambientata nel mese di dicembre), accanto alla descrizione dei fatti e delle persone come per i mesi precedenti, si racconta della battaglia psicologica tra Marty, determinato a distruggere il lupo mannaro in qualche modo, e la persona (importante per la piccola comunità) che si trasforma in belva durante le notti di luna piena.
Sarà fondamentale anche alla fine l’aiuto di zio Al, che ha sempre avuto fiducia nel nipote, anche quando le sue parole raccontavano una storia che poteva sembrare inventata agli occhi di una persona adulta.
Sarà lui a dare una pistola al nipote (caricata con proiettili d’argento) per difendersi dall’ultimo attacco del lupo mannaro, che viene ucciso dal ragazzo, rivelando le sue sembianze umane proprio nella persona che Marty aveva identificato come il licantropo già da diverso tempo.

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