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Niente di vero tranne gli occhi - di Laura Alberico

“ Non sono uno sciocco da pensare che tutto potrà essere come prima, né di cercare di farlo credere a te. Ma se mi concedi una considerazione per niente originale affidati al tempo e alle persone che ti vogliono bene. Non serve a cambiare le cose ma aiuta a sopportarle. Se ti servo sai che io sono qui”.
Ricordare è una testimonianza ma le tracce di un romanzo sono strade fantastiche, itinerari irreali costruiti con l’arte dell’invenzione, percorsi bui che i personaggi di una storia conquistano a poco a poco dopo essere stati generati e amati. C’è un confine invisibile tra la vita e la morte, tra il riso e il pianto, la gioia e il dolore e tra questi sentimenti la capacità di raccontare sgorga come acqua di sorgente, pura nella sua intrinseca verità, simbolo sacro del racconto della vita. Realtà e fantasia, materia e spirito si confondono negli uomini che il tempo ha reso fragili e onnipotenti, piegati spesso al destino della loro condizione ma sempre desiderosi di ricominciare un’altra storia, di scriverla e raccontarla  per cercare il senso della vita e del suo contrario. E il tempo è sempre lì a separare il passato e il presente, la clessidra che raccoglie in uno stretto passaggio la sabbia dei ricordi, le immagini che sbiadiscono e si allontanano. “ Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole. Forse cent’anni o duecento è un attimo che va.  Fosse di un attimo appena sarebbe con me tutti vestiti di vento ad inseguirci nel sole.  Tutti aggrappati ad un filo e non sappiamo dove”( Signor tenente). Raccontare la morte non è viverla, ma questa è  una storia diversa in cui forse  non c’è niente di vero, tranne gli occhi, di un azzurro intenso e puro, il sorriso della vita che non cambia il suo colore.
Laura Alberico

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