Passa ai contenuti principali

L’Italia di Sanremo - di Laura Alberico

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori, paese dove mai come in questo momento la politica si sposa all’evento canoro più atteso. Un linguaggio particolare, quello che esprime il desiderio di cambiamento e di riscoperta dell’essenza della bellezza, sembra unire il passato al presente, all’urgenza di un futuro migliore che riesca a dare qualche speranza in più, le risposte ai tanti interrogativi della gente comune.
Politica e spettacolo sembrano darsi la mano, una passerella che si rinnova cambiando l’abito, cercando di meravigliare e attirare l’attenzione, di raccogliere ancora consensi e nuove convinzioni su chi e come potrà cambiare il volto dell’Italia. La speranza è l’ultima a morire lo sappiamo tutti, ma le parole e la musica sembrano ripetere le tonalità di canzoni già composte in passato perchè le note sono sempre le stesse e prima o poi ritornano ad incontrarsi e a ricomporre la stessa melodia. Gli eventi ai quali assistiamo in questo periodo rivelano le profonde ferite di un paese sull’orlo del collasso, ci sono emergenze sociali che hanno lasciato e lasciano segni difficili da cancellare. C’è un inquinamento che pervade il senso della legalità e dei diritti, veleni che affiorano dalla rabbia e dal malcontento, dall’indifferenza e dall’impotenza. L’Italia di Sanremo impone la maschera di un carnevale in cui tutti sono obbligati a ridere e a scherzare, a vestire i panni di una vita diversa e irreale. E sulle note di una canzone, sulle parole che invitano a un nuovo risorgimento ognuno può guardare con occhi diversi la realtà perché, in fondo, le preghiere, le poesie e le traversate in alto mare sembrano di diritto appartenerci.
Laura Alberico

Commenti

Post popolari in questo blog

Un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015

Da oggi fino alla prova preselettiva sulla seguente pagina facebook un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015 (bando previsto entro fine marzo, secondo il decreto Milleproroghe), ogni giorno alle ore 9.  La soluzione verrà pubblicata almeno un giorno dopo. https://www.facebook.com/nuovoconcorsodirigentiscolastici

Elogio di Galileo dall' Adone di Marino - di Carlo Zacco

Marino - Adone Canto X - ottave 42-37 Elogio di Galileo
42 Tempo verrà che senza impedimento queste sue note ancor fien note e chiare, mercé d'un ammirabile stromento per cui ciò ch'è lontan vicino appare e, con un occhio chiuso e l'altro intento specolando ciascun l'orbe lunare, scorciar potrà lunghissimi intervalli per un picciol cannone e duo cristalli. - Impedimento: ostacolo;  - note: caratteristiche;   note: conosciute e comprensibili: paronomasia;    mercé: grazie a;    - intento: attento;  - specolando: osservando;  - scorciar: abbreviare; 43 Del telescopio, a questa etate ignoto, per te fia, Galileo, l'opra composta, l'opra ch'al senso altrui, benché remoto, fatto molto maggior l'oggetto accosta. Tu, solo osservator d'ogni suo moto e di qualunque ha in lei parte nascosta, potrai, senza che vel nulla ne chiuda, novello Endimion, mirarla ignuda. - per te: per opera tua;  - fia l’opra comp…

Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…