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L'identità europea - di Gianni Mereghetti

Lettera all' Espresso
Carissimo Scalfari, nell'appuntamento settimanale su l'Espresso lei propone il tema dell'identità europea, evidenziando da una parte che si è deteriorata e dal'altra che bisognerebbe ricrearla e che la strada non è il sentimento popolare, ma le istituzioni.
Sono d'accordo che oggi quanto mai c'è bisogno di ricreare l'identità europea, ma che Europa è mai quella che viene dalle istituzioni? Un'Europa degli equilibri, e questa non ha la forza che può avere un popolo, perchè vive di mediazioni, democratiche e rispettose di maggioranze e minoranze, ma pur sempre mediazioni, mentre ciò che deve nascere è qualcosa che viene prima delle mediazioni, non è nemmeno come giustamente dice lei un sentimento popolare, è qualcosa di più radicato ancora, è quanto ha sostenuto Benedetto XVI nell'Intervista seguita alla proiezione del film Bells of Europe. Allora Benedetto XVI aveva risposto al suo intervistatore: "Si tratta della grande questione. E’ evidente che l’Europa ha anche oggi nel mondo un grande peso sia economico, sia culturale e intellettuale. E, in corrispondenza a questo peso, ha una grande responsabilità. Ma l’Europa deve, come Lei ha accennato, trovare ancora la sua piena identità per poter parlare e agire secondo la sua responsabilità. Il problema oggi non sono più, secondo me, le differenze nazionali. Si tratta di diversità che non sono più divisioni, grazie a Dio. Le nazioni rimangono, e nella loro diversità culturale, umana, temperamentale, sono una ricchezza che si completa e dà nascita ad una grande sinfonia di culture. Sono fondamentalmente una cultura comune. Il problema dell’Europa di trovare la sua identità mi sembra consistere nel fatto che in Europa oggi abbiamo due anime: un’anima è una ragione astratta, anti-storica, che intende dominare tutto perché si sente sopra tutte le culture. Una ragione finalmente arrivata a se stessa che intende emanciparsi da tutte le tradizioni e i valori culturali in favore di un’astratta razionalità. La prima sentenza di Strasburgo sul Crocifisso era un esempio di questa ragione astratta che vuole emanciparsi da tutte le tradizioni, dalla storia stessa. Ma così non si può vivere. Per di più, anche la "ragione pura" è condizionata da una determinata situazione storica, e solo in questo senso può esistere. L’altra anima è quella che possiamo chiamare cristiana, che si apre a tutto quello che è ragionevole, che ha essa stessa creato l’audacia della ragione e la libertà di una ragione critica, ma rimane ancorata alle radici che hanno dato origine a questa Europa, che l’hanno costruita nei grandi valori, nelle grandi intuizioni, nella visione della fede cristiana. Come Lei ha accennato, soprattutto nel dialogo ecumenico tra Chiesa cattolica, ortodossa, protestante, quest’anima deve trovare una comune espressione e deve poi incontrarsi con questa ragione astratta, cioè accettare e conservare la libertà critica della ragione rispetto a tutto quello che può fare e ha fatto, ma praticarla, concretizzarla nel fondamento, nella coesione con i grandi valori che ci ha dato il cristianesimo. Solo in questa sintesi l’Europa può avere il suo peso nel dialogo interculturale dell’umanità di oggi e di domani, perché una ragione che si è emancipata da tutte le culture non può entrare in un dialogo interculturale. Solo una ragione che ha un’identità storica e morale può anche parlare con gli altri, cercare una interculturalità nella quale tutti possono entrare e trovare una unità fondamentale dei valori che possono aprire le strade al futuro, a un nuovo umanesimo, che deve essere il nostro scopo. E per noi questo umanesimo cresce proprio dalla grande idea dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio"
E' questa la strada della identità dell'Europa, la strada che Papa Francesco insistentemente richiama, quella del dialogo, a segno che l'identità stia non in una definizione, ma in un rapporto! Una prospettiva affascinante, quanto mai affascinante.
Gianni Mereghetti
Insegnante

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