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L’emergenza educativa - di Laura Alberico

Dalle recenti inchieste sui reati giovanili emergono dati molto preoccupanti che fanno riflettere sull’onda ormai dilagante della violenza. Nel 2010 i minori denunciati alle procure della Repubblica presso il tribunale dei minorenni sono 34.281 ( 83% maschi e il 17% femmine).
Il tipo di reato commesso riguarda per il 26,2% quello contro la persona, il 53,5% contro il patrimonio e altri di vario genere ( contro l’incolumità e l’economia, contro la famiglia e la moralità, contro lo stato, ecc.). I responsabili dei suddetti reati sono in percentuale dell’ 83% minorenni tra i 14 e i 17 anni e il 17% ragazzi di età inferiore a 14 anni. Sempre nel 2010 sono stati 1172 quelli che sono stati accolti negli istituti di detenzione  di cui 89% maschi e 11% femmine. Il bullismo nelle scuole si configura sempre con dati allarmanti: il 50% degli studenti di scuola superiore ( 30% maschi e 20% femmine ) dichiara di essere stato vittima di bullismo con varie intimidazioni ( derisione, offesa, calunnia e minacce). I ragazzi che compiono gli atti prevaricatori sono il 75% maschi e 25% femmine. E’ da  rilevare che negli ultimi anni c’è stato un incremento del bullismo di genere infatti le ragazze utilizzano spesso i social network per affermare la loro violenta personalità a danno di coetanee  o si riuniscono in baby gang per compiere furti. Come afferma lo psichiatra Pietropolli Charmet si è verificata una mescolanza di ruoli che purtroppo ha portato anche all’uguaglianza negli eccessi e quindi nella trasgressione, dall’abuso di alcol alla libertà dei rapporti sessuali spesso praticati come una semplice routine. Anche le ragazze appartenenti a un ceto sociale elevato non sono  immuni dalle trasgressioni, si concedono sessualmente per comprare cose che potrebbero avere senza problemi. Trasgredire significa rompere gli schemi, agire al di fuori delle regole sociali, acquisire sicurezza e potere per sconfiggere l’insicurezza e la fragilità, la noia e l’indifferenza nelle quali, purtroppo, sono immersi.Il fenomeno del bullismo sembra lievitare e ingigantire gli aspetti relazionali di prevaricazione. Gli esperti dicono che bisogna distinguere il bullismo dagli atti delinquenziali ma certamente la derisione, le offese a danno dei più deboli sono l’anticamera per una violenza crescente e gratuita. Ormai non esiste un’isola felice in cui questi fenomeni non si verificano perché dagli studi risulta che la distribuzione geografica e territoriale non ha preferenze. Come per la droga il fenomeno tende ad essere una manifestazione spesso condivisa dal gruppo che assiste ai fatti più o meno incresciosi  e non assume un atteggiamento critico né si schiera a difesa del più debole. Sembra purtroppo che i giovani hanno inconsapevolmente assunto il ruolo di protagonisti in prima linea o di osservatori annoiati di fronte alla violenza verbale e fisica. Il bullo quasi sempre spiega il suo comportamento come reazione alla noia e non riesce a comprendere la gravità della prevaricazione perché non gli sono stati insegnati il rispetto, la tolleranza e l’accettazione della diversità. Questo vuoto educativo ha conseguenze gravi perchè la libertà individuale diventa narcisismo e delirio di onnipotenza a tutti i costi. Non esiste più la famiglia “normativa” nella quale le regole, comprese le punizioni sono la naturale conseguenza di azioni da non fare; spesso capita di vedere genitori che sorridono e sminuiscono o giustificano il comportamento inadeguato dei propri figli. Il vuoto educativo va riempito tornando ad essere adulti e genitori capaci di insegnare che in ogni comportamento esiste la relazione di causa-effetto, che esiste la buona e la cattiva azione. Non moralismo spicciolo ma una seria educazione in cui le regole rappresentano parametri indispensabili per vivere e condividere con gli altri anche l’inadeguatezza e la fragilità delle emozioni alle quali i giovani di oggi non riescono a dare un nome.

Laura Alberico

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