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Una composizione fuori traccia: “Liberiamo la scuola” di A. Ichino e G. Tabellini - di Enrico Maranzana

La proposta di cambiamento dell’istituzione scolastica, elaborata dal corriere della sera con Andrea Ichino e Guido Tabellini, è analoga alla composizione di uno studente che, non afferrando il senso della traccia d’un tema d’italiano, si arrabatta a raccogliere dati, desumendoli da esperienze pregresse consonanti.
“Liberiamo la scuola” è il titolo della pubblicazione: l’incatenatore è lo Stato che “annacqua la valutazione delle scuole o la diffusione delle informazioni su di esse per evitare di rivelare le carenze degli istituti pubblici”; “Scoraggia le innovazioni curricolari per non trovarsi a dover gestire problemi organizzativi o sindacali”; “Ha lasciato lentamente deperire la scuola sotto il condizionamento di difficoltà e rigidità di tipo amministrativo”; “Disegna le scuole in ogni dettaglio”; “Riflette le preferenze dei governi che l’hanno disegnata più che le esigenze reali e diversificate di una  collettività in continua evoluzione”.

Sono tutte affermazioni figlie d’una conoscenza da passa parola, generate dall’omessa lettura delle regole del sistema in cui la scuola è immersa.

Si trascrivono alcuni suggerimenti che gli autori formulano, affiancandoli con le corrispondenti norme.

L’autonomia consente alle organizzazioni di operare sulla base di informazioni migliori e acquisite più rapidamente proprio riguardo al bacino di utenza che esse tendono a servire .. e modificare in modo flessibile e veloce le decisioni prese”.
·        l DPR 275/99 recita “l’autonomia delle istituzioni scolastiche si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire loro il successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione e con l'esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento e di apprendimento
Cos’è la progettazione se non l’ideazione, la gestione e il controllo di percorsi atti a conseguire i risultati attesi?

“Le scuole saranno maggiormente spinte a disegnare con flessibilità l’offerta formativa che la collettività di riferimento desidera, dotandosi delle strutture che meglio si prestano a realizzarla”.
·        Il decreto legislativo 297/94 conferisce al Consiglio di circolo/d’Istituto il mandato di “elaborare e adottare gli indirizzi generali”: l’organismo collegiale, composto dalla dirigenza, dalla rappresentanza dei docenti, dei genitori e degli studenti orienta il servizio della scuola attraverso l’elencazione delle competenze generali che gli studenti dovranno esibire al termine del percorso. Al tempo stesso l’organo è responsabile della formulazione dei “criteri generali della programmazione educativa” e de “l'organizzazione e la programmazione della vita e dell'attività della scuola”.

Sono i bravi insegnanti a fare le buone scuole
·        Un’asserzione che ci riporta all’inizio del secolo scorso quando la scuola era finalizzata alla trasmissione della conoscenza, quando la struttura scolastica era parcellizzata, quando l’organizzazione era conforme al modello gerarchico-militare.
La legge 53/2003  ha sostituito il termine scuola con “Sistema educativo di istruzione e di formazione” orientandolo alla promozione dell’apprendimento il cui significato è stato fatto corrispondere al consolidamento e allo sviluppo di capacità e di competenze.
Lampante appare la divaricazione tra i due scenari: oggi l’insegnamento risulta essere il segmento terminale dell’attività docente. Esso è preceduto dall’elencazione dei comportamenti che consentiranno allo studente di interagire positivamente con il conteso in cui si inserirà al termine del segmento di studi [competenze generali]; è seguito dall’enucleazione delle capacità sottese alle competenze generali, si conclude con la progettazione didattica e la gestione dell’aula.

E’ indispensabile che le scuole possano assumere il loro personale con contratti di lavoro di natura privata  . e potranno liberarsi degli insegnanti meno capaci
·        Le questioni delle assunzioni e dei licenziamenti possono essere poste solamente se il problema formativo, il problema educativo, il problema dell’istruzione e quello dell’insegnamento hanno trovato le relative strategie risolutive e le corrispondenti strutture decisionali sono state disegnate.La nostra proposta ci sembra l’unica strada percorribile per sperimentare soluzioni efficaci al decadimento della scuola italiana
·        Uno slogan pubblicitario: tutti gli ostacoli che sono stati frapposti alla concretizzazione della volontà del legislatore sarebbero emersi se l’attenzione degli autori fosse stata correttamente orientata e  l’argomentazione edificata sul solido e fertile terreno delle norme di legge.


Per affrontare i problemi più urgenti della scuola italiana è necessario aver chiara la direzione verso cui vogliamo muovere, ossia quale deve essere il disegno di lungo periodo del sistema scolastico”.
·        Come non essere d’accordo!

Stupefacente ma significativo il fatto che “Liberiamo la scuola”, nonostante lo scritto sia campato per aria e snaturi, sminuendolo il lavoro scolastico, abbia sollevato solo timide rimostranze da parte dei professionisti della scuola.

Enrico Maranzana

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