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Lettera aperta sul Concorso DS Lombardia - di Renzo Caliari

Leggo con attenzione l’articolo del dott. Pellegatta, presidente di DISAL, che analizza la situazione della scuola lombarda alla luce della nota vicenda dell’annullamento del concorso per dirigenti scolastici. Nell’articolo convivono ragionamenti lucidi ed elementi contraddittori che serve sottolineare.

Il preside Pellegatta dice che la sentenza “avrebbe dovuto far saltare tutto il concorso nazionale” poiché ovunque “si sono usate le ormai famose buste lombarde”. Ribadisco con forza che le buste usate in Lombardia, marca Pigna modello Sandy, NON sono state usate in altre regioni d’Italia. Alcune regioni utilizzarono buste colorate, foderate internamente. Altre usarono buste bianche di diversa composizione o grammatura. Occorre ribadire la realtà con chiarezza: le buste non furono ordinate dal vituperato ministero, ma dall’USR Lombardia che si collegò al sito della CONSIP, che elencava una pluralità di buste, di dimensioni e modelli svariati, disponibili per tutti gli usi. L’USR Lombardia scelse, sbagliando, le buste Sandy per il concorso. Chi attribuisce alla CONSIP responsabilità che non ha sembra un contadino che dopo aver comprato un concime sbagliato, dà la colpa del suo errore al commerciante che glielo ha venduto.
Inoltre il dott. Pellegatta continua a criticare la sentenza dicendo che essa ha affermato “il primato della norma astratta e il potere dei suoi custodi". Anche questo ragionamento è sbagliato e criticabile. Ci sono valori astratti come la correttezza, l’onestà, la meritocrazia, l’imparzialità, il buon andamento, l’uguaglianza che ogni cittadino democratico deve difendere. Questi valori astratti sono il patrimonio genetico di ciascun operatore dell’educazione e della cultura (valori astratti anch’essi). Il diritto amministrativo difende questi valori astratti a tutela dei diritti concreti di tutti i cittadini. Anche dei più indifesi. Senza questa difesa si potrebbe dire: ma chi se ne frega se un padre fa parte di una commissione e giudica il figlio? Occorre provare “in concreto” che lo ha favorito. Chi se ne frega se le tracce sono state rese note in anticipo? Occorre provare “in concreto” che qualcuno ne ha beneficiato. Di questo passo l’imparzialità dell’amministrazione andrebbe a ramengo e con essa ci andrebbe anche il diritto dei cittadini a essere tutelati. Spiace che tanti uomini democratici stiano tentando l’equazione ardita che equipara il valore astratto con la cloaca cieca dei principi inutili.
Nel suo articolo lei auspica che i funzionari coinvolti nella vicenda rispondano da un punto di vista disciplinare e amministrativo. Pone la questione con correttezza e perentorio vigore. Lo fa in più passaggi del suo articolo e in dissenso dalla posizione di un’altra associazione professionale che si schiera dalla parte dell’amministrazione. Dieci giorni fa ANP espresse ai funzionari, che lei condanna, “l’apprezzamento e il ringraziamento per il lavoro svolto, per di più coincidente con una pesante moratoria contrattuale e con una grave crisi relativa alle risorse umane e finanziarie”.
Tuttavia lei esprime una posizione netta. Ma contraddittoria. Come si fa a dire che le sentenze dei due tribunali amministrativi, TAR e Consiglio di Stato, sono entrambe sbagliate e non condivisibili e al tempo stesso chiedere ai funzionari di pagare? Insomma, se tutte le sentenze di annullamento del concorso erano sbagliate allora si cerchi di essere coerenti e si assolva, oltre agli idonei, l’amministrazione vittima, anch’essa, di una magistratura che sragiona e “del potere dei suoi custodi”.
Mi lasci infine esprimere le grandi perplessità in merito agli incarichi di presidenza. Lei parla di incarichi temporanei di dirigenza “fino alla nomina degli aventi diritto e senza che ciò prefiguri titolo professionale per il futuro”. Dovrebbe essere, secondo lei, un incarico che esclude “ex lege ogni riconoscimento futuro per la funzione esercitata”. Cerchiamo di essere onesti. Lei sa bene che la questione non è in questi termini. Nel suo articolo lei racconta che “oltre 150 rappresentanti degli idonei del concorso dirigenti scolastici della Lombardia” il 15 luglio andarono dal ministro Carrozza in viale Trastevere. Lei sa che una delegazione molto numerosa di ex-idonei ritornarono a Roma il 7 agosto a parlare con i vertici del ministero e con molti rappresentanti parlamentari. Essi non andarono a Roma in gita turistica, né a perorare la situazione della scuola lombarda. Essi andarono a chiedere un incarico di presidenza per loro stessi. Ma sono in troppi a pensare che quell’incarico, specialmente se conferito agli idonei, costituirà un “riconoscimento futuro per la funzione esercitata”. Sarà il cavallo di Troia cui qualcuno aprirà la porta della dirigenza scolastica. Per persone che, sentenza alla mano, non ne hanno diritto. E le sentenze, in uno stato di diritto, non sono acqua, ma si rispettano. Che piacciano o no. Gli ex-idonei hanno certamente subito un danno e hanno un diritto di rivalsa verso l’amministrazione. Ma questo avvenga negli ambiti opportuni e con gli strumenti idonei.
E’ per questo che credo che gli incarichi di presidenza non potranno esserci. E a maggior ragione non dovranno esserci per soggetti non identificabili, alla luce delle sentenze amministrative. Se qualcuno vorrà per forza ripristinarli allora, come dice lei, è giusto che siano “dati ai docenti vicari delle scuole vacanti o (in caso di rinuncia) ad altro docente disponibile indicato dal Collegio docenti”. Se invece dovessero essere assegnati, attraverso imbrogli normativi, a persone che non ne hanno titolo questo preluderebbe a un aggiramento “de facto” della sentenza, a una porcata. E in questo caso, c’è da giurarci, si scatenerebbe l’inferno.
Renzo Caliari
(fonte: gruppo facebook "Dirigere domani")

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