Passa ai contenuti principali

Finale alternativo de "Il mastino dei Baskerville" - di Daniele Sammartino

Racconto il finale del romanzo "Il mastino dei Baskerville" dal punto di vista di Stapleton, immaginando che egli sia riuscito a fuggire dalla palude. 
Il mastino fallì. Il mio ingegnoso piano venne rovinato da un'insulsa coppia di investigatori londinesi.
Progettai  tutto nei minimi particolari, ma nessun dettaglio venne tralasciato da Holmes, e neanche da quel ficcanaso del suo amico Watson.
Mi costrinsero ad una fuga imprescindibile. Corsi nella buia brughiera in cerca di salvezza e con la convinzione di raggiungere la vicina palude di Grimpen. La paura stava prendendo il sopravvento su di me. Corsi all'impazzata, e ogni volta che la stanchezza mi attanagliava, pensavo alla forca, alla dolcezza della morte e alla corda ruvida che avrebbe potuto avvolgermi il collo. Ma la speranza è l'ultima a morire, ed è un grande alleato nelle situazioni complesse e apparentemente irrisolvibili. In circostanze come questa bisogna pensare, ma non troppo; infatti il pensiero può tradire e l'irrazionalità aiutare e viceversa. Ecco perché il Creatore ce li ha forniti entrambi, ma non amo parlar di Dio, dopotutto sono un peccatore, no?
Tutto era tenebroso e ostile e, passo dopo passo, il velo nebbioso mi avvolse. Era la serata perfetta per dileguarsi e almeno madre natura si schierò dalla mia parte, mostrandomi la sua immensa magnanimità. Stavo morendo di freddo, non ce la facevo più. Mi persi, ma non mi scoraggiai, anzi continuai a correre ininterrottamente verso la meta predisposta. Dovevo andare dritto, sempre dritto, sempre dritto.
Ero angosciato. Ero terribilmente solo in una brughiera surreale, tutta uguale. Capii come può sentirsi un disgraziato nel deserto del Sahara, in cerca di un'oasi che non sia un miraggio.
Tutto a un tratto, la palude era a un passo da me, ma mi assalì un dubbio. Forse quegli acquitrini mi avrebbero ucciso, mi avrebbero fatto assaporare una fine lenta e agonica. Non sapevo cosa fare, ma sicuramente quel vecchio segugio di Holmes mi era alle costole. Mi addentrai nella palude di Grimpen, spinto dallo spirito di sopravvivenza, che guida tutti gli uomini nei momenti difficili della loro vita. Conoscevo bene quegli acquitrini, ma quella sera, tutto sembrava diverso. Camminai alla cieca, fino a che uno dei miei piedi sprofondò in quella fottuta melma assassina. Persi una scarpa, ma riuscii a salvarmi, aggrappandomi a un arbusto sporgente. Alzai la testa, e vidi la Luna spuntare dietro le nubi. La nebbia si stava dissolvendo.
Continuai a camminare imperterrito. Riconobbi il percorso da me tracciato con dei paletti di legno. Lo utilizzavo spesso per entrare nella palude al fine di dar da mangiare al mastino.
Dopo ore di cammino, ero in salvo. Dovetti, però, abbandonar l'Inghilterra dato che era troppo pericoloso rimanerci. Così, m'imbarcai su una nave commerciale diretta in Sud America, precisamente in Brasile.
L'eredità della famiglia Baskerville mi sfuggì dalle mani, ma ormai è inutile piangere sul latte versato.
Tu, caro lettore, conosci la mia sciagurata storia. Non mi rimangono che una bottiglia di Whisky, una sedia e una corda, poiché la giustizia fa sempre il suo corso.

Stapleton




                  

Commenti

Post popolari in questo blog

Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

Zefiro torna, sonetto 310 del Canzoniere di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco

Struttura. È nettamente diviso in due parti: quartine (parte euforica), terzine (parte disforica).  - Nelle quartine il poeta celebra entusiasticamente il ritorno della primavera, e il modificarsi di vari elementi naturali: clima, piante, animali, disposizioni dei pianeti, gli elementi fondamentali;  - Nelle terzine invece mette in contrasto il paesaggio appena descritto col proprio stato d’animo: al ritorno della primavera, ritorna anche il dolore provato da Petrarca pensando sia al giorno dell’innamoramento, sia al giorno della morte dell’amata, avvenuta il 6 Aprile, in primavera appunto.
Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena, e i fiori et l'erbe, sua dolce famiglia, et garrirProgne et pianger Philomena, et primavera candida et vermiglia.    Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena;Giove s'allegra di mirar sua figlia; l'aria et l'acqua et la terra è d'amor piena; ogni animal d'amar si riconsiglia.    Ma per me, lasso, tornano i pi…

Sul fondo da Se questo è un uomo di Primo Levi

Apprendimento cooperativo:  qui sopra videolezione del professore su youtube
qui sotto: audiolezione del professore in mp3 approfondimento scritto di un alunno/a
Lettura del brano "Sul fondo" tratto dal secondo capitolo del romanzo Se questo è un uomo di Primo Levi in formato wma
Se questo è un uomoPrimo Levi relazione di narrativa di Emiliano Ventura - Seconda DVITA E BIBLIOGRAFIA DELL’AUTOREPrimo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919 da Cesare Levi e da Ester Luzzati. A partire dal 1934 comincia a frequentare il Ginnasio-Liceo “D’Azeglio” dove mostra una buona disposizione per le materie scientifiche. Ottenuta la licenza liceale si iscrive all’Università torinese dove frequenta la facoltà di Scienze e si laurea nel 1941.
Trova subito lavoro come chimico in una cava d’amianto e l’anno dopo entra in un’industria farmaceutica di Milano, la Wander. Nel 1943 lascia questo lavoro per prendere parte alla Resistenza e partecipa ad un’azione clamorosa ai danni della milizia fascista di Ivr…