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Violenza su donne e minori - di Cristina Rocchetto

La violenza sulle donne non ha colore. 
Sappiamo tutti che certe situazioni di degrado aumentano l'aggressività delle persone coinvolte... Ma i casi di violenza sulle donne non si limitano o riducono alle aggressioni sessuali subite per strada da sconosciuti e, come sappiamo, i casi di omicidi riguardano per lo più ex partners incapaci di affrontare la realtà delle cose.

Accanto alla violenza sulle donne, c'è la violenza sui minori. Dilagante, accanto al problema della pedofilia, il problema di padri separati dalle mogli ed in preda ad una disperazione così cieca da perdere ogni contatto con il senso della propria vita e di quella dei propri figli.

Purtroppo, e siamo nel 2013, la fine della relazione, i rancori reciproci e la rabbia spesso si riversa sulla questione dei figli. Essere figlio tra due fuochi del genere è un'esperienza dilaniante: ognuno ti chiede da che parte vuoi stare, tutti pretendono che qualcuno ti ascolti... ma tu sai che ogni parte ha una chiara aspettativa di ciò che dirai ed hai paura di parlare... o, più spesso, hai il cervello svuotato. 

Ogni genitore fa parte di noi, nel bene e nel male, con la sua assenza o con la sua presenza. Essere spinti a parlare contro un genitore sul quale l'idea personale del bambino non è ancora chiara significa condannarlo al sentimento di colpa che condizionerà tutta la vita futura... E poi, come fa un bambino ad avere un'idea chiara? URGONO psicologi che sostengano il lavoro di un avvocato DEL MINORE, come propone, spero tra i tanti, Alfio Alfonso Frassanito (Associazioni "Io so' Carmela" e CSIn), che si distingua dalle parti e sostenga i diritti del bambino ad accettare ed elaborare le SUE radici, che non sono solo "mamma" o "papà", ma "mamma E papà", con la loro presenza, la loro assenza, i loro limiti e la loro mentalità ovviamente diversa ed in conflitto. Avere un figlio insieme significa dover fare i conti anche con l'altra parte e non fare una guerra che non sia giustificata in nome dei diritti del minore, al di là di ogni ripicca e richiesta di sostegno economico. Per esempio.

Essere figli di persone diverse tra loro è un'esperienza complessa, che da anni io affianco al discorso alla tematica del bambino che chiamo "multiculturale" (vedere anche elenco dei titoli in "Appartenenze straniere", edizioni Circolo virtuoso). Un'esperienza di complessità richiede tempi, spazi e sostegno opportuni per essere elaborata, ma l'opportunità di crescita che offre è di un'apertura mentale non comune che rende sensibili alla relatività e realtà dei diversi punti di vista umani.

Io sono in contatto anche padri o associazioni di padri separati che si battono per non essere esclusi dalla vita dei loro figli e nel cuore la ferita di una donna che ha lottato senza esclusione di colpi in nome di un amore materno che per lei rappresentava il possesso esclusivo della vita, del pensiero e dei ricordi di chi aveva partorito. Direi di stare attenti a non far coincidere sempre e troppo la visione dei genitori con quella dei propri bambini. E' violenza anche questa. 

E ieri il TG1 ne ha dato una prova, che io guardo con tristezza chiedendomi come fanno le Forze dell'Ordine ad intervenire in tal modo in casi dove evidentemente i Servizi Sociali, che ne assumono responsabilità ed affido, dovrebbero fungere da sani mediatori per evitarla. Tra vent'anni si dovrebbe chiedere a questo bambino ed a tanti altri cosa e come ricorderà il peso di questo intervento: non è così che si impara a riconoscere che mamma e papà hanno "diritti" si propri figli... il diritto è PRIMA DI TUTTO quello dei bimbi. Poi veniamo noi, che per vederli crescere sereni dobbiamo saper guardare le cose da una prospettiva che NON può escludere la loro capacità di guardare le cose da un terzo punto di vista. CHI si occupa di questo punto di vista?

Cristina Rocchetto
(Vicepresidente e Responsabile sportello minori C.S.In per il Friuli Venezia Giulia)

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