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Le radici della violenza - di Laura Alberico

Violenza di strada, violenza familiare, violenza che trasuda dalla società come un virus sconosciuto eppure invasivo e mortale. Le notizie che quotidianamente ascoltiamo ci offrono uno spaccato di una società che sembra implodere cancellando la vita come se fosse un male dal quale liberarsi per non soffrire, un pericoloso nemico da cui fuggire, un fantasma illusorio che invade l'anima sottraendo la linfa vitale, il disagio esistenziale che soffoca ogni possibile cambiamento.
La società violenta esprime la sua volontà negando il diritto alla vita, spargendo il seme della paura e dell'impotenza, della fragilità e del disamore. La crisi sociale ha prodotto danni esistenziali che sembrano voragini colme di solitudine, di apatia e rabbia repressa. La società " liquida" perché priva di riferimenti sicuri scioglie ogni resistenza o resilienza individuale, quelle capacità che possono contrastare le avversità e i momenti critici e che rappresentano le risorse per ricominciare a credere nel futuro. In questo contesto i sentimenti non trovano spazio vitale, sono anch'essi " prodotti" da consumare, etichettare e mettere da parte come contenitori vuoti che l'incuria e l'abbandono non possono plasmare a nuova vita. Uscire da questo tunnel significa ricomporre le tessere di un mosaico scomposto, ricostruire il senso e il significato della vita individuale e sociale in un panorama di nuove ed efficaci risorse per l'intera collettività. L'uomo e' un animale sociale che ha bisogno di sentirsi parte integrante della comunità per riconoscere in essa le sue radici e la sua vera identità.

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