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Contro la pena di morte - di Giovanni Ghiselli





Ho sentito che al Colosseo c’è una  manifestazione contro la pena di morte.
Sacrosanta adunata di persone per bene, da approvare senza riserve, da parteciparvi. Voglio prendervi parte con questo modestissimo contributo da antichista, ricordando espressioni di autori appunto antichi, eppure più civili, umani e moderni degli attuali fautori della pena di morte.

Infatti c’è ancora gente  che considera un atto di giustizia il vero e proprio omicidio che è l’esecuzione capitale. Sono gli stessi uomini disumani che  plaudono ai bombardamenti sulle abitazioni civili in nome della democrazia.
Lo spargimento a terra del sangue umano è un’empietà tra le più terribili. C'è una simpatia organica che lega tutti i viventi alla madre terra. Questa si offende se una sua creatura viene ferita: "una volta caduto a terra nero/sangue mortale di quello che prima era un uomo, chi/potrebbe farlo tornare indietro cantando?" domanda il Coro dell' Agamennone di Eschilo (vv.1019-1021).
E nelle Coefore:" quale lavacro c'è del sangue caduto nel suolo?" (v. 48).
Alla fine dell’Orestea, Oreste, che pure ha ucciso la propria madre, non viene condannato a morte, e le Erinni, le dèe della vendetta, sopravvivono come Eumenidi, cioè le Benevole.
 “Dopo l’intervento razionale di Atena, le Erinni-forze scatenate, arcaiche, istintive, della natura-sopravvivono: e sono dee, sono immortali. Non si possono eliminare, non si possono uccidere. Si devono trasformare, lasciando intatta la loro sostanziale irrazionalità: mutarle cioè da “Maledizioni” in “Benedizioni”. I marxisti italiani non si sono posti, ripeto, questo problema”[1]

Quando Caino ebbe ucciso Abele, Dio gli pose un suo segno perché tutti vedessero che apparteneva a lui e nessuno lo colpisse. E stabilì che chiunque avesse ucciso Caino avrebbe subito la vendetta sette volte (Genesi, 4, 23).

La pena di morte è l’attualizzazione nefanda dei barbarici, orrendi sacrifici umani.
Contro questi si esprime umanamente  la vecchia regina troiana nell'Ecuba di Euripide che accusa la disumanità dei vincitori:"forse il dovere li spinse a immolare un essere umano/presso una tomba, dove sarebbe più giusto ammazzare un bue? (vv. 254-261).
Ma adesso è di moda l’animalismo per cui tanti seguaci e servi del modo di pensare dei più, esecrano maggiormente l’uccisione di un cane che quella di un uomo.
Poco più avanti Ecuba, che ha visto morire innumerevoli persone in guerra e nell’eccidio di Troia, supplica Odisseo di non uccidere la figlia Polissena con un verso che è un'alta espressione di umanesimo in favore della vita: " non ammazzatela: ce ne sono stati abbastanza di morti (v. 278).
Oggi la vita non viene rispettata come il valore supremo e chi guida le automobili ha praticamente la licenza di uccidere ciclisti e pedoni. Non ne sono morti abbastanza?
Perché  nel femminicidio, giustamente esecrato, non vengono contate le ragazze, le donne incinte e non incinte, le anziane uccise dalle macchine a centinaia ogni anno?
Nelle tragedie di Seneca che inorridiva davanti ai circenses dove l’eterna plebe dell’epoca di Nerone assisteva a veri e propri omicidi, godendone,  torna l’abominio dei sacrifici umani che sono gli antecedenti della barbarica pena di morte. L’uomo ha inventato bibbie e bombe: è stato mostruosamente grande quando ha fatto alcune scoperte, ed è diventato un mostro facendone un uso omicida.
Nelle Troiane, Agamennone prende posizione contro lo spietato Pirro che esige il sacrificio di Polissena: " tutto ciò che può sopravvivere di Troia sconvolta, rimanga: è stato fatto pagare abbastanza in fatto di pene, e anche troppo. Non sopporterò che la ragazza figlia della regina muoia, e la sua vita sia donata a una tomba, e  spruzzi di sangue  le ceneri, e  chiamino cerimonia nuziale il crimine atroce di un assassinio: la colpa di tutti i misfatti ricade su me: chi non impedisce un delitto, quando può, è come se lo avesse ordinato (vv.285-291).
Se deve essere fatto un sacrificio in onore di Achille, continua il dux, "caedantur greges/fluatque nulli flebilis matri cruor " (vv. 296-297), si ammazzino animali del gregge e scorra il sangue che non faccia piangere nessuna madre umana.
Ma adesso le madri umane vengono protette meno delle mamme gatte e delle mamme cagne.

Giovanni Ghiselli  g.ghiselli@tin.it
[1] P. P. Pasolini, Le belle bandiere, p. 54.

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