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Senza scuola non c'è futuro, senza insegnanti non c'è scuola - DIESSE


1. Il fuoco di fila che si è concentrato sulla scuola, a causa della perversa convergenza di legge di stabilità e spending review, obbliga non solo a stringere ancora la cinghia, ma anche ad un confronto serrato con il governo per riaffermare il ruolo decisivo della scuola nello sviluppo del
Paese e quindi difendere l’identità dell’insegnante come fattore di crescita per l’intera comunità.
2. Il minacciato allungamento dell’orario di servizio del docente fino a 24 ore (6 ore in più prive di riconoscimento economico) ha colpito la carne viva della scuola, cioè il contenuto della comunicazione didattica e culturale rivolta agli alunni. Un colpo di spugna che mortifica l’impegno di tanti insegnanti dediti ai propri alunni in situazioni talvolta difficili, programmazioni intelligenti svolte spesso su base volontaria, compagnie tra alunni e docenti nate in classe e proseguite ben oltre l’orario previsto, assunzione di responsabilità di docenti verso la gestione dell’istituto o la cura di altri docenti.
3. Ridotti a particelle del sistema da una miope logica di tipo economicistico, molti insegnanti hanno reagito negando quella collaborazione con l’istituzione che avevano offerto pur in un tempo di vacche magre. Si sono diffusi proclami astensionistici rispetto alle attività non di insegnamento; sono stati indetti scioperi e manifestazioni per il prossimo periodo.
4. Comprendiamo queste proteste, ma crediamo sia giunto il momento di pronunciarci anche su ciò che siamo e su ciò che desideriamo. Siamo animati dalla positività della scelta che abbiamo fatto: ci piace insegnare, desideriamo una scuola di qualità, vogliamo continuare a formarci e ad aggiornarci, non ci spaventa la prospettiva di una valutazione esterna dei risultati della nostra attività, preferiamo agire in rete tra colleghi di una stessa scuola o di scuole diverse. Questa soggettività vorremmo si traducesse, in questi giorni, in una proposta che attraversa e va oltre la protesta che comunque non dovrebbe riversarsi contro studenti e famiglie. Oggi non c’è bisogno di interventi settoriali, ma di un cambiamento strutturale nel modo di guardare la scuola, che deve investire anche la politica e il sindacato.
5. Queste le nostre proposte:
- occorre riprendere con decisione il percorso di riforma del sistema scolastico nazionale basato sulla piena realizzazione dell’autonomia degli istituti;
- quella dell’insegnante sia riconosciuta come una professione a pieno titolo e non solo una “funzione sociale”;
- il contratto tenga conto di questo e se non basta (come finora non è bastato) si ricorra ad uno stato giuridico autonomo che riconosca la specificità dell'insegnamento, tenga conto di tutte le attività svolte dagli insegnanti e introduca criteri di valorizzazione del merito e della professionalità;
- il percorso di formazione iniziale degli insegnanti e un nuovo sistema di reclutamento siano al centro dell’attenzione delle forze politiche, per favorire l’ingresso nella scuola di insegnanti giovani, motivati e preparati;
- la valutazione dei risultati di apprendimento, eseguita con modalità condivise dagli insegnanti, sia utile ad arricchire la qualità dell'offerta formativa;
- si costituisca a livello ministeriale un organismo finalmente stabile di consultazione delle libere associazioni professionali degli insegnanti;
- le componenti più sensibili della società civile siano coinvolte nelle decisioni relative al nostro sistema formativo, perché anche la loro voce contribuisca alla costruzione di una scuola all’altezza dei tempi e delle esigenze delle giovani generazioni.


DiESSE  -  Didattica e Innovazione scolastica
Centro per la formazione e l'aggiornamento
Milano, 12/11/2012

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