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Lettera aperta di ANP sulle 24 ore, per la scarsa considerazione del lavoro dei docenti



L’ipotesi di intervento per via legislativa sull’orario d’obbligo di insegnamento dei docenti degli istituti di istruzione secondaria sta infiammando il mondo della scuola. La maggior parte degli interventi si è finora concentrata sulle conseguenze che la misura avrebbe sugli organici e sull’aggravio di lavoro, che viene dai più considerato insopportabile.
L’Anp ritiene che la questione vada valutata tenendo conto di tutti gli elementi e che ad essere sbagliata sia in primo luogo la modalità che si vorrebbe adottare; mentre del merito si potrebbe discutere in un contesto diverso, a partire da un riconoscimento del maggior lavoro richiesto che non suoni di fatto come un ulteriore schiaffo morale agli interessati. Ritiene inoltre che un tale provvedimento calpesti dei principi fondamentali del nostro ordinamento, primo fra tutti quello della “privatizzazione” del rapporto di lavoro pubblico, alla quale non è lecito sottrarre la disciplina economica della categoria dei docenti.


Per questo abbiamo indirizzato al Ministro Profumo e ai membri del Parlamento una lettera aperta, contenente le nostre valutazioni e la richiesta di un ripensamento complessivo.
La pubblichiamo qui di seguito.


http://www.anp.it/usr/download.bfr?file_ID=1703

Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola
Il Presidente
Viale del Policlinico 129/a, 00161 Roma
Tel. +39 0644245820 - 0644243262 Fax +39 0644254516
www.anp.it - anp@anp.it
ANP aderisce a
Roma, 18 ottobre 2012
Al Ministro dell’istruzione,
dell’università e della ricerca
Viale Trastevere, 76/a ‐ Roma
Al Presidente
VII Commissione Senato
Piazza Madama – Roma
Al Presidente
VII Commissione Camera
Piazza Montecitorio ‐ Roma
Agli On. Senatori
Piazza Madama ‐ Roma
Agli On. Deputati
Piazza Montecitorio ‐ Roma
Oggetto: Aumento dell’orario settimanale d’obbligo degli insegnanti di scuola secondaria
e funzione docente nelle scuole autonome.
L’Associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola ritiene doveroso
rappresentare le proprie perplessità e preoccupazioni in merito alle disposizioni del Governo
riguardanti il sistema di istruzione (art. 3, commi 42 e 43, del disegno di legge di “Stabilità” per
il 2013). Il provvedimento in questione prevede, infatti, fra l’altro un aumento dell’orario
settimanale d’obbligo di insegnamento dei docenti di scuola secondaria da 18 a 24 ore ed un
incremento di 15 giorni del periodo di ferie ‐ con decorrenza 1 settembre 2013 ‐ senza alcuna
corresponsione di aumenti retributivi.
Questa Associazione non è pregiudizievolmente contraria ad un aumento dell’orario di
esercizio della funzione docente, poiché ritiene – e non da adesso – che la piena attuazione
dell’autonomia richieda l’introduzione dell’organico funzionale ed un aumento dell’impegno
degli insegnanti, al fine di realizzare efficacemente ‐ nel quadro disegnato dal Regolamento
sull’autonomia (D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275) ‐ una serie di interventi finalizzati al successo
formativo: la flessibilità organizzativa e didattica, l’integrazione tra la quota nazionale del
curricolo e la quota riservata alle scuole, la personalizzazione dei curricoli, l’innovazione
metodologica e disciplinare, le iniziative di recupero e di sostegno, la valutazione degli
apprendimenti e di istituto, la certificazione delle competenze, la formazione e l’aggiornamento
culturale e professionale, la promozione degli accordi di rete tra scuole e dei rapporti con i
territori nell’ottica del sistema formativo integrato.
E’ peraltro innegabile il fatto che la piena attuazione dell’autonomia richieda un profilo
di docente come professionista della formazione, dotato di competenze didattiche e
disciplinari, ma anche relazionali ed organizzative. Il docente professionista della formazione ha
un approccio centrato sulla didattica, sull’alunno e sulla costruzione dei saperi, ma deve
padroneggiare anche aspetti tecnici quali la pianificazione, la progettazione, la differenziazione
dell’insegnamento, la valutazione ed è poi attento alle diverse responsabilità del ruolo, incluse
quelle verso la collettività, i colleghi, le famiglie: questo dovrebbe essere il profilo professionale
del docente, corresponsabile di servizi di qualità e di un’azione di scuola che opera in
autonomia.
Proprio alla luce di queste considerazioni, l’Anp esprime un netto dissenso sulla strada
seguita dal Governo per introdurre l’orario settimanale d’obbligo d’insegnamento di 24 ore dei
docenti di scuola secondaria, a costo zero e a fronte di un aumento delle ferie. Aumento
peraltro solo simbolico, dato che risulterebbe fruibile unicamente in periodi nei quali già adesso
i docenti sono di fatto liberi da impegni.
Le ragioni del nostro dissenso sono essenzialmente tre:
1) si viene a creare una grave rottura del rapporto sinallagmatico tra prestazione lavorativa
e retribuzione dei docenti (sostanzialmente a circa un terzo di orario obbligatorio
aggiuntivo non corrisponde alcun compenso economico);
2) la modalità della decisione e la misura inusualmente elevata dell’aggravio di lavoro
imposto suonano come uno “schiaffo morale” alla categoria dei docenti, il cui lavoro
viene implicitamente considerato di così poco momento da poterne variare l’entità in
qualunque misura e in qualunque occasione, senza alcuna condivisione con gli
interessati e senza corrispettivi sostanziali. C’è da chiedersi come mai solo a loro si
imponga unilateralmente un consistente incremento della loro attività di insegnamento.
E la risposta è semplice: si perpetua lo stereotipo dell’insegnante come un lavoratore a
tempo parziale, dimentichi del fatto che i docenti non lavorano diciotto ore alla
settimana, ma fanno lezione per diciotto ore con tutto quello che ne consegue. Di tutto
ha bisogno la nostra scuola fuorché di un ulteriore messaggio che ne riproduca i
pregiudizi e ne svilisca la rilevanza agli occhi della pubblica opinione;
3) si determina una ri‐pubblicizzazione coatta del rapporto di lavoro della categoria dei
docenti nella scuola – contrariamente a quanto avviene nelle altre pubbliche
amministrazioni – considerato, invece, che dall’entrata in vigore della legge n. 421/1992
anche per gli insegnanti vale la definizione per via contrattuale degli aumenti retributivi
corrispondenti agli impegni lavorativi. E in aggiunta, stante l’attuale moratoria
contrattuale, la funzione docente è di fatto mortificata per l’assenza di ogni possibile
diversificazione e sviluppo. Spetterebbe al legislatore riconoscere e valorizzare una
funzione necessaria per dar vita ad ambienti di apprendimento efficaci e rispondenti ai
bisogni delle giovani generazioni. Occorre, pertanto, ripensare l’attuale condizione degli
insegnanti, tenendo conto della profonda trasformazione che nei fatti essa ha già subito,
sia per effetto dell’autonomia scolastica che per gli interventi della Funzione pubblica
sulla dirigenza e sulle regole di funzionamento delle amministrazioni pubbliche.
Inoltre, se si pone attenzione, come la presente Associazione si è sempre proposta di fare,
ai problemi della qualità del servizio e conseguentemente della prestazione professionale dei
docenti, un aumento delle ore settimanali d’obbligo di insegnamento tout court ‐ così come
previsto nel disegno di legge del Governo ‐ non sembra andare nella direzione auspicata del
miglioramento di qualità dell’istruzione e della formazione. Da troppo tempo, la gestione delle
risorse umane nella scuola non ha più nulla a che vedere con le necessità di un apprendimento
di qualità e la natura di un servizio di formazione funzionale allo sviluppo del Paese. Il
trattamento economico dei docenti è modesto in assoluto ed ha tutte le connotazioni di un
salario impiegatizio. Nella pratica, già oggi, un disincentivo a fare di più e meglio.
L’esercizio dell’autonomia responsabile e l’attuazione delle riforme ordinamentali
necessitano, invece, di una ri‐motivazione culturale e professionale della categoria dei docenti,
affinché diventino – in collaborazione con i dirigenti scolastici – protagonisti attivi e
corresponsabili della qualità dell’offerta formativa e dei servizi erogati dalle scuole. Non è più
rinviabile l’esigenza di una rifondazione del profilo e di una riqualificazione delle prestazioni
professionali, che non derivano automaticamente da un aumento delle ore settimanali di
lezione, ma che si inseriscono in una visione strategica dell’istruzione e della formazione come
“motore” dell’innovazione e della crescita culturale, sociale ed economica del Paese.
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In aggiunta, la modalità che è stata seguita dal Governo non può che provocare un’ondata
di protesta da parte della categoria interessata, che comporterà un’ennesima turbolenza nel
mondo della scuola, già provato dalla severa moratoria contrattuale e da un’endemica scarsità
di risorse.
In conclusione, questa Associazione sollecita da parte del Parlamento un ripensamento
complessivo delle disposizioni adottate nello specifico dal Governo per la scuola, al fine di
ricondurre le esigenze del sistema di istruzione ad un quadro di compatibilità con le risorse
necessarie ad un’effettiva riqualificazione del servizio scolastico.
Giorgio Rembado

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