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Riformare la scuola media: perché? - di Enrico Maranzana


Il ministro Francesco Profumo, in concerto con la fondazione Agnelli, ha individuato nella scuola media il punto più debole del sistema scolastico e ha espresso la volontà di riformarla: 
"Quelli transitori sono i momenti più difficili ai quali fino ad oggi la scuola ha dedicato poca attenzione e sui quali lavoreremo con impegno". 


Un’affermazione che ha il peso di una macina da mulino che, decodificata, accusa le scuole di indolenza, causa del mancato conseguimento della finalità istituzionale.

Principi e fini generali della scuola media   [D.M. 9 febbraio 79]
  1.       Scuola della formazione dell'uomo e del cittadino
  2.       Scuola che colloca nel mondo
  3.       Scuola orientativa
  4.       Scuola secondaria nell'ambito dell'istruzione obbligatoria

Un addebito che acquisisce maggior consistenza alla luce dell’organicità del programma ministeriale, del suo sviluppo per raffinamenti successivi, delle indicazioni impartite per orientare sia il lavoro collegiale, sia quello di classe.

Fasi della programmazione
a.     individuazione delle esigenze del contesto socio-culturale e delle situazioni di partenza degli alunni;
b.    definizione degli obiettivi finali, intermedi, immediati che riguardano l'area cognitiva, l'area non cognitiva e le loro interazioni;
c.     organizzazione delle attività e dei contenuti in relazione agli obiettivi stabiliti:
d.    individuazione dei metodi, materiali e sussidi adeguati;
e.    sistematica osservazione dei processi di apprendimento;
f.      processo valutativo essenziale finalizzato sia agli adeguati interventi culturali ed educativi sia alla costante verifica dell'azione didattica programmata;
g.    continue verifiche del processo didattico, che informino sui risultati raggiunti e servano da guida per gli interventi successivi.

E’ previsto un servizio scolastico che evolve sequenzialmente: il problema educativo è collocato nel suo ambito originario, i traguardi da conseguire sono specificati, le ipotesi d’intervento sono formulate; adempimenti che costituiscono il terreno di germinazione della progettazione dei docenti che, in esso, trova la propria vitalità.
Il programma contiene un altro aspetto sul quale oggi tanto si insiste: l’autogoverno che si realizza attraverso “la sistematica osservazione dei percorsi d’apprendimento” al fine di dirigere  “processi valutativi, essenziali” “alla costante verifica dell'azione didattica programmata”.

Quale dissonanza con l’abituale sentire e con l’ordinario agire!  “Il gallo e la perla” di Fedro offre un’analogia calzante: lo spirito e la lettera del disposto ministeriale, non avendo trovato corrispondenza nelle aspettative degli operatori scolastici, sono stati sterilizzati.
Il significato di “Lavoreremo con impegno”, alla luce di quanto premesso, merita d’essere chiarito: quale direzione si vuole imprimere al cambiamento? La piattaforma logico-culturale su cui sono edificati i programmi è da sostituire? Non si condivide la prospettiva disciplinare che asserisce:

Le discipline come educazione – Metodologie dell’apprendimento
Infatti, se correttamente interpretate, tutte le discipline curriculari - sia pure in forme diverse - promuovono nell'allievo comportamenti cognitivi, gli propongono la soluzione di problemi, gli chiedono di produrre risultati verificabili, esigono che l'organizzazione concettuale e la verifica degli apprendimenti siano consolidate mediante linguaggi appropriati.
Nella loro differenziata specificità le discipline sono, dunque, strumento e occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco, di funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte. Si tratta del resto di soddisfare l'esigenza che il preadolescente manifesta, passando da esperienze di vita più globali e di cultura più indifferenziate, proprie della scuola primaria, a quelle più articolate e specifiche della scuola secondaria di primo grado, sulla linea della necessaria e appropriata pluralità delle discipline e dei contributi che esse forniscono.

La domanda posta era oziosa: significativa, eloquente e vincolante la sovrapponibilità dell’impianto logico del programma con la finalità del sistema educativo, di istruzione e formazione:

Legge 53/2003   Art 2
E'  promosso  l'apprendimento  in  tutto l'arco della vita e sono assicurate  a  tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali  e  di  sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze  e  abilità,  generali  e  specifiche,  coerenti  con  le attitudini e le scelte personali, adeguate all'inserimento nella vita sociale  e  nel  mondo del lavoro, anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea;

Ne discende che il “Lavoreremo con impegno” deve assumere la connotazione d’una dichiarazione  d’intenti: individuare e rimuovere gli ostacoli che hanno impedito alla riforma del 1979 di produrre i suoi frutti, annientandola.
Una strada in salita: in questi giorni il fuoco degli obiettivi è centrato sui libri di testo, riproposti sotto forma di tablets o  canali TV, senza badare alla loro natura. Sono visti come mezzi di comunicazione monodirezionali,  con valenza preminentemente informativa, appartenenti  alla classe “strumenti“.  

Che senso ha parlare di strumentazione didattica senza aver prima esplicitato, caso per caso, le esigenze formative, educative e dell’insegnamento[1]?
  
Può essere opportuno, per non rimanere nell’astratto, prendere visione dell’attività di progettazione di un docente di matematica, sviluppata nell’alveo istituzionale, visibile all’indirizzo:


[1] In rete sono visibili degli scritti che affrontano le relative problematiche:

La scuola del XXI secolo di Enrico Maranzana, in pdf
Organizzare la scuola di Enrico Maranzana in pdf
La scuola rivedrà le stelle? di Enrico Maranzana in pdf
Competenza: un concetto multiforme in pdf, di Enrico Maranzana
La scuola è stata imbalsamata di Enrico Maranzana, in pdf

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