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La libertà di stampa secondo Mark Twain – di Damiano Mazzotti


“Libertà di stampa” è un libretto che raccoglie alcuni saggi, brevi e significativi, di una delle penne più ironiche, divertenti e fantasiose degli ultimi duecento anni (www.pianobedizioni.com, 2010).
Mark Twain è lo scrittore che ha creato la figura incredibile di Tom Sawyer e in uno dei saggi narra del suo tentativo di entrare in politica, presto frenato e poi bloccato dalla stampa corrotta e prezzolata dei soliti “padroni del vapore” e dei vecchi politici, infami e disonesti. 

Infatti ogni quotidiano ha “una potenza immensa. Può creare o macchiare la reputazione di qualsiasi uomo. Ha la perfetta libertà di chiamare truffatore e ladro il miglior uomo della nazione, distruggendolo oltre ogni speranza”.
Troppe volte la menzogna è lo sport preferito dagli uomini e dalle donne e i giornalisti fanno parte della categoria che guadagna più fama e denaro da questo sport. Durante la campagna elettorale in una lista indipendente Mark Twain ha conosciuto benissimo questo meccanismo essendo stato perseguitato dalla stampa prezzolata, sguinzagliata dagli altri due concorrenti alla carica di governatore dello Stato di New York. Di lui fu detto che aveva picchiato la moglie fino a renderla invalida, che aveva testimoniato il falso, che aveva rubato e corrotto. Alla fine si ritirò disperato e deluso dalla cosiddetta opinione pubblica e realizzò che le verità si lasciano ammazzare facilmente e che le bugie raccontate con maestria possono diventare immortali.
Quindi “Il giornale senza principi aggiunge ogni giorno viltà a milioni di caratteri decadenti; il giornale di alti principi contribuisce al quotidiano miglioramento del carattere di un altro milione” (p. 64). Forse “I giornalisti onesti ci sono, soltanto costano di più”. Però questo sistema può reggere solo fino ad un certo punto: si può prendere in giro tanta gente per molto tempo, ma non tutti per sempre (detto americano).
Comunque quasi tutte le nostre credenze più profonde non dipendono da una riflessione, ma sono legate alle circostanze della nascita e alle zone in cui siamo vissuti. Purtroppo è “una questione di associazione e simpatia, non di ragionamento e di indagine; quasi nessun uomo al mondo ha acquisito un’opinione sulla moralità, sulla politica o sulla religione se non attraverso le sue compagnie e simpatie”.
La pagnotta che dobbiamo guadagnare per vivere può essere rappresentata anche dall’autostima che si ottiene dall’approvazione altrui: il risultato è il conformismo. Il fenomeno è “quasi sempre inconsapevole e non calcolato… il frutto del desiderio naturale dell’uomo di essere ben visto dai suoi compagni e di avere l’ispirazione che deriva dalla loro approvazione e dai loro elogi, un desiderio che di solito è talmente forte e consistente che prende il sopravvento.” (p. 116). Per la gloria, l’onore e il branco “molti uomini abbandoneranno per strada i loro principi di una vita, insieme alla loro coscienza”. E questo accadrà miliardi di volte.
Naturalmente per tutti quelli che si devono guadagnare il pane vale questa osservazione: “Dimmi dove un uomo prende il suo pane e ti dirò quali sono le sue opinioni”. Perciò “la libertà di parola è garantita nella forma, ma è proibita di fatto”: l’unico uomo libero è l’uomo morto. “A volte sopprimiamo un’opinione per ragioni che ci fanno onore, non onta, ma più spesso lo facciamo perché non possiamo sostenere l’amaro costo di dichiararla. Nessuno vuole essere odiato e a nessuno piace essere evitato… Questa abitudine conduce necessariamente a un altro risultato: l’opinione pubblica che nasce e si alimenta in questo modo non è affatto un’opinione, è semplicemente un’abitudine; non suscita riflessioni, è priva di principi e non merita rispetto”.
Così facendo non facciamo altro che ascoltare e pensiamo di pensare.
E ora passo ai consigli per gli acquisti mentali dei più giovani: “Obbedite sempre ai vostri genitori, quando sono presenti. Questa è la politica migliore sul lungo periodo, poiché se non lo farete, vi obbligheranno a farlo. La maggior parte dei genitori pensa di aver più giudizio di voi, e voi potete fare di più ironizzando su questa superstizione che non agendo seguendo il vostro miglior giudizio (p. 104). E ricordatevi che immaginare una ribellione è già una piccola ribellione e che “Quando non si trova più la ragione negli altri, non si ha più ragione” (Francois De La Rochefoucauld).
Cari ragazzi, fate molta attenzione alla maggior parte degli adulti. Non ascoltate i “talebani” italiani. E non lasciate che la scuola interferisca con la vostra educazione (Mark Twain). In molti casi i nuovi pregiudizi nascono dalle vecchie istituzioni. Leggere di tutto è la cosa più importante.

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