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Avviso allo studente e al libero cittadino: “Chi conosce le sue forze non teme il destino” - recensione di Damiano Mazzotti


“Avviso agli studenti” rappresenta una spietata analisi della crisi dell’educazione e della cittadinanza nel mondo occidentale (Raoul Vaneigem, www.pianobedizioni.com, 2010).
Raoul Vaneigem ritiene fondamentale l’apporto critico degli studenti alla società, poiché rappresentano l’unica vera classe di liberi cittadini. Infatti il mondo degli adulti è sempre invaso da logiche piene di pregiudizi e conflitti di interesse che non permettono la libera espressione della creatività, della giustizia e della solidarietà. 


Bisogna quindi superare la pedagogia burocratica e nozionista che coltiva l’ignoranza dei desideri autentici dei più giovani e che forma classi dirigenti aride e autoritarie e cittadini apatici e spettatori ridotti a consumatori più o meno egoisti.
Secondo il libero pensatore “L’istituzione scolastica appartiene ai gruppi affaristici… Resta da sapere se allievi e professori, dal momento che la gestione di un universo in rovine alla quale li si invita non promette nulla di buono, si lasceranno indurre alla funzione di meccanismi lucrativi senza scommettere sull’ipotesi di imparare a vivere anziché a economizzarsi” (p. 5). E purtroppo “Se i governi privilegiano l’allevamento intensivo di studenti consumabili sul mercato, allora i principi di una sana gestione prescrivono di stivare nello spazio scolastico più ridotto la quantità massima di teste modellabili dal numero minimo di personale possibile”.
Comunque a mio parere viviamo già da qualche anno nella Società della Scienza e l’ideologia della Società dello Spettacolo si è avviata lungo la strada della dissoluzione, insieme ai soprusi del liberismo selvaggio, “dello statalismo, dell’individualismo becero e del collettivismo burocratico, del fascismo nero e del fascismo rosso”, e alla sacralizzazione del proletariato  (Sergio Ghirardi, introduzione). Ed essere radicali non significa essere estremisti o fondamentalisti: “vuol dire mettere la storia al servizio della felicità individuale” attraverso una rivoluzione culturale.
Gli studenti e i cittadini non vogliono “più una scuola in cui s’impara a sopravvivere disimparando a vivere”. I liberi pensatori e “tutti i rivoluzionari autentici hanno capito che la rivoluzione implica la diffusione di conoscenze fra tutti i membri della popolazione” (Simone Weil, Incontri libertari, Elèuthera, 2009). Troppi adulti continuano a considerare i giovani come una generazione debole e la filosofa Simone Weil affermò che nella realtà di tutti i giorni “si è sempre barbari verso i deboli… salvo uno sforzo di generosità tanta rara quanto il genio” (2009).
Oggigiorno per fortuna sono i migliori amici e i migliori cittadini i veri insegnanti dell’attualità dei rapporti umani e delle tecnologie più innovative. E “l’accordo generale dell’Umanità nascerà dalla divisione degli individui spinta all’infinito” (Ernest Courderoy, “Hurrah o la rivoluzione per opera dei Cosacchi”). Perciò, ragazze e ragazzi, “La diversità è l’unica cosa che abbiamo in comune tutti. Celebratela ogni giorno” (Anonimo). Rendetevi potenti attraverso la lettura: “Solo coloro che fanno le battaglie le vincono e soltanto coloro che sono potenti ne traggono vantaggi” (Saint-Just).
Però fate molta attenzione: “le masse non pongono dei problemi e tanto meno li risolvono”; dunque esse non organizzano né costruiscono alcunché. Del resto, sono anch’esse profondamente impregnate delle tare del regime in cui vivono, penano e soffrono” (Simone Weil, Incontri libertari, 2009). Finora tutte le rivoluzioni sono state solo rivoluzioni parziali e paradossali promosse da minoranze molto attive: “Come si potrebbe avere una rottura di continuità nella vita sociale dal momento che bisogna mangiare, produrre e scambiare, obbedire e comandare ogni giorno? E tutto questo non può farsi oggi se non in modi del tutto simili a quelli di ieri? (Simone Weil, 2009).
Riflessione finale: sarebbe ora di realizzare una Costituente delle Giovani Generazioni in Italia e in Europa, dato che nessun politico negli ultimi anni si è mai degnato di difendere i loro legittimi interessi. Del resto l’atto dei giovani di porgere l’altra guancia si è trasformato troppe volte nella condizione di porgere l’altra chiappa (con l’ulteriore beffa dei debiti pubblici affibbiati alle prossime generazioni). In ogni caso “chi non conosce il suo limite tema il destino” (Aristotele).

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