Passa ai contenuti principali

Epitaffio per Lucio Dalla - di Giovanni Ghiselli

Lucio Dalla
E’ morto Lucio Dalla e Bologna è tutta in lutto. Per questa città Lucio Dalla era la musica, e per il cantautore morto l’altro ieri, pochi giorni prima del suo sessantanovesimo compleanno la musica era preghiera. 
Allora, ricordate queste identificazioni, al fine di rendere un omaggio affettuoso a Lucio con il quale se ne va, senza retorica, qualche cosa della vita di tutti gli Italiani della mia generazione di vecchi ragazzi nati alla fine della guerra, vediamo in che senso la musica è preghiera, è addirittura imitatio Dei, e in che modo i bravi musicisti danno voce a qualche cosa di sovrannaturale.

Arthur Schopenhuer  mette la musica al primo posto tra le arti: “La musica è dell’intera volontà oggettivazione e immagine…La musica non è quindi, come le altre arti, l’immagine delle idee, bensì l’immagine della volontà stessa…Perciò l’effetto della musica è tanto più potente e insinuante di quello delle altre arti: poiché queste ci danno appena il riflesso, mentre la musica esprime l’essenza”[1]. La musica dunque riflette la volontà, e questa non si impara: velle non discitur, scrive Seneca[2].
 Pindaro, il più grande poeta lirico greco, se non addirittura europeo, scrive che il valore non è insegnabile, né quello dell'atleta né quella del poeta, paragonabile all'aquila, il divino uccello di Zeus[3] , mentre quanti non sono sapienti già per natura  bensì "addottrinati" vengono assimilati ai corvi i quali stridono confusamente con mille lingue prolisse.
Pindaro afferma: “sapiente è chi sa molto per natura (v. 86).
Leopardi considerava Pindaro il principe dei poeti
“Chi non sa quali altissime verità sia capace di scoprire e manifestare il vero poeta lirico, vale a dire l’uomo infiammato del più pazzo fuoco, l’uomo la cui anima è in totale disordine, l’uomo posto in uno stato di vigor febbrile, e straordinario, e quasi di ubbriachezza? Pindaro ne può essere un esempio ed anche alcuni lirici tedeschi ed inglesi ” [4]. Ebbene, Lucio Dalla per certi versi è accostabile a questi lirici: sembrava  sapere le cose per natura. Quando disse all’amico Dionigi che voleva studiare il latino, Ivano gli rispose che non ne aveva bisogno, poiché era già dottore.  Non dico che Dalla non sia passato attraverso studi seri, se non altro per riconoscere e potenziare la propria natura, potenziamento che è poi lo scopo più alto dello studio il cui compito supremo è quello di migliorare la fysis. Dico che Dalla non era un erudito piegato in due: le sue canzoni non hanno la gobba dell’erudito. Affermo che non era un pedante ma si trovava al passo con la vita, ballava con lei. Il pedante si trova sempre al di sotto della vita e se cerca di unirsi a lei produce solo degli aborti .
Concludo con la dimensione dionisiaca dell’artista Lucio Dalla.
Dionisiaco è l’artista che ha il coraggio di tuffarsi dentro il mare della vita fino a trarne le perle più rare. Dionisiaco è l’immediato sentirsi all’unisono con la vicenda incessante della vita e della morte, dove i confini dell’individualità e della coscienza sono travolti come da un fiume in piena. Dionisiaca per eccellenza è la musica.   
Sentiamo Nietzsche: “Sotto l'incantesimo del Dionisiaco non solo si stringe il legame fra uomo e uomo, ma anche la natura estraniata, ostile o soggiogata, celebra di nuovo la sua festa di riconciliazione col suo figlio perduto, l'uomo. La terra offre spontaneamente i suoi doni, e gli animali feroci delle terre rocciose e desertiche si avvicinano pacificamente. Il carro di Dioniso è tutto coperto di fiori e ghirlande: sotto il suo giogo si avanzano la pantera e la tigre. Si trasformi l'Inno alla gioia di Beethoven in un quadro e non si rimanga indietro con l'immaginazione, quando i milioni si prosternano rabbrividendo nella polvere: così ci si potrà avvicinare al dionisiaco. Ora lo schiavo è uomo libero, ora s'infrangono tutte le rigide, ostili delimitazioni che la necessità, l'arbitrio o la moda sfacciata hanno stabilite fra gli uomini. Ora, nel vangelo dell'armonia universale, ognuno di sente non solo riunito, riconciliato, fuso col suo prossimo, ma addirittura uno con esso, come se il velo di Maia fosse stato strappato e sventolasse ormai in brandelli davanti alla misteriosa unità originaria"[5].  Il dionisiaco insomma esprime il sentimento dell’unità con gli uomini e con il mondo. Ascoltando le canzoni di Lucio Dalla abbiamo provato tale sentimento, lo proviamo e lo proveremo ancora.

Giovanni ghiselli g.ghiselli@tin.it 

  


[1] Il  mondo come volontà e rappresentazione (del 1819), p. 346
[2] Epistole a Lucilio, 81, 14.
[3] Olimpica II, v. 89. Fu scritta per Terone di Agrigento vincitore nella corsa dei carri nei giochi del 476
[4] Zibaldone, 1856.
[5] F. Nietzsche, La nascita della tragedia, pp. 25-26. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015

Da oggi fino alla prova preselettiva sulla seguente pagina facebook un quiz al giorno per il Concorso Dirigenti Scolastici 2015 (bando previsto entro fine marzo, secondo il decreto Milleproroghe), ogni giorno alle ore 9.  La soluzione verrà pubblicata almeno un giorno dopo. https://www.facebook.com/nuovoconcorsodirigentiscolastici

Elogio di Galileo dall' Adone di Marino - di Carlo Zacco

Marino - Adone Canto X - ottave 42-37 Elogio di Galileo
42 Tempo verrà che senza impedimento queste sue note ancor fien note e chiare, mercé d'un ammirabile stromento per cui ciò ch'è lontan vicino appare e, con un occhio chiuso e l'altro intento specolando ciascun l'orbe lunare, scorciar potrà lunghissimi intervalli per un picciol cannone e duo cristalli. - Impedimento: ostacolo;  - note: caratteristiche;   note: conosciute e comprensibili: paronomasia;    mercé: grazie a;    - intento: attento;  - specolando: osservando;  - scorciar: abbreviare; 43 Del telescopio, a questa etate ignoto, per te fia, Galileo, l'opra composta, l'opra ch'al senso altrui, benché remoto, fatto molto maggior l'oggetto accosta. Tu, solo osservator d'ogni suo moto e di qualunque ha in lei parte nascosta, potrai, senza che vel nulla ne chiuda, novello Endimion, mirarla ignuda. - per te: per opera tua;  - fia l’opra comp…

Sciatteria nelle nomine delle commissioni esami di stato - di Paolo Marsich

Per dare un’idea della serietà con cui i burocrati del Ministero dell’Istruzione gestiscono l’Esame di Stato (ex Maturità), basterebbe considerare questi esempi di come sono state composte le commissioni: a esaminare in Storia studenti di indirizzi liceali e tecnici in cui la materia viene insegnata dal docente di Italiano (classe di concorso A050), sono stati mandati docenti di Italiano e Latino (classe A051) che, per quanto in possesso di abilitazione anche all’insegnamento di Storia, ottenuta magari trent’anni fa, Storia al triennio non l’hanno mai insegnata; viceversa a esaminare in Italiano e Latino studenti del Liceo Scientifico sono stati mandati insegnanti privi di abilitazione in Latino (classe A050). E ancora, a esaminare in Letteratura italiana studenti dei licei classici sono stati mandati insegnanti di Greco e Latino (classe A052) che, per quanto in possesso di abilitazione anche in Italiano, ottenuta anche questa magari trent’anni fa, Letteratura italiana al triennio no…