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Il giorno della Memoria e l'antisemitismo - di Giovanni Ghiselli

A Polina
Ho trovato una interessante spiegazione dell’antisemitismo in un bel libro di George Steiner, Nel castello di Barbablù Note per la riedifinizione della cultura. E’ una raccolta di conferenze in memoria di T. S. Eliot, tenute nel 1970, pubblicate in inglese nel 1971, e ripubblicate da Garzanti, tradotte in italiano, nel 2011. La seconda conferenza, Una stagione all’inferno, tratta dell’Olocausto e di altri orrori del Novecento.
Prima di occuparcene però diamo un’occhiata ad alcune espressioni antiche dell’antipatia  e dell’odio contro gli ebrei.
La Giudea viene descritta da Tacito, in un celebre excursus delle Historiae, come una regione corrotta abitata da gente corrotta: “Moyses quo sibi in posterum gentem firmaret, novos ritus contrariosque ceteris mortalibus indidit. Profana illic omnia quae apud nos sacra, rursum concessa apud illos quae nobis incesta” (Historiae, V, 4), Mosè, per tenere legato a sé il popolo nell’avvenire, introdusse riti inauditi e contrastanti con quelli degli altri mortali. Empio è là tutto quanto da noi è sacro e, viceversa, lecito tutto quanto da noi è impuro.
Tacito ricorda alcune usanze e riti giudaici giustificati dalla loro antica tradizione, come il panis Iudaicus nullo fermento, il pane azzimo, il riposo del settimo giorno e del settimo anno, dedicato alla pigrizia (ignaviae datum). Già questa parte non è priva di malevolenza.
  Quindi lo storiografo rincara la dose e aggiunge: “cetera instituta, sinistra, foeda, pravitate valuere” (V, 5), altre costumanze, sinistre, ripugnanti, si affermarono per la depravazione. I Giudei sarebbero solidali tra loro, sed adversus omnis alios ostile odium, ma nutrirebbero un odio da popolo nemico nei confronti di tutti gli altri. Per distinguersi da gli altri popoli e riconoscersi tra loro, si circoncidono.
Nel testo non mancano le contraddizioni, come sempre quando si hanno pregiudizi e si fa propaganda. Questo popolo, oltre disprezzare gli dèi, non ama la patria, né i genitori, né i figli, né i fratelli. Tuttavia, per accrescere il proprio numero non sopprimono la prole. In conclusione di capitolo, Tacito respinge l’analogia che si è voluta trovare tra Libero, latore della religione dionisiaca  e  alcuni aspetti della cultura giudaica: “Quippe Liber festos laetosque ritus posuit, Iudaerom mos absurdus sordidusque” (Historiae, V, 5), Libero infatti ha istituito riti festosi e lieti, mentre il costume dei Giudei è assurdo e squallido.
La stessa terra di questa gente presenta aspetti sinistri: il Mar Morto e il territorio circostante sembra corrispondere al carattere malsano e alla cultura degenerata di questo popolo. Tacito descrive un lago grande quanto un mare ma sapore corruptior ( Historiae, V, 6), molto guasto al sapore, e portatore di peste agli abitanti con la pesantezza del cattivo odore. Non c’è vita in quel sudiciume quasi solido dove le cose gettate non vanno a fondo, e nemmeno gli uomini, anche se non sanno nuotare: periti imperitique nandi perinde attolluntur. Vicino  a quest’acqua orrenda ci sono campi ora desolati, ma una volta popolosi con grandi città che si dice, fulminum ictu arsisse (V, 7), bruciarono colpite dal fulmine
Nella Genesi (19, 24) si legge di due città bruciate dall’ira divina poiché nemmeno dieci giusti vi si trovavano: “ Il signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco”. Gli abitanti di Sodoma volevano abusare dei due angeli ospiti di Lot. Una storia che ha avuto larga risonanza nella letteratura europea.
Proust premette queste parole al IV volume della sua Ricerca: “ Prima apparizione degli uomini-donne, discendenti da quegli abitanti di Sodoma che furono risparmiati dal fuoco celeste” .
Di queste città distrutte ictu fulminum  resta qualche traccia ma la terra stessa, dall’aspetto bruciato, ha perduto la forza di produrre frutti: “terramque ipsam, specie torridam, vim frugiferam perdidisse” (V, 7).
Tutto quello che viene alla luce spontaneamente ( cuncta sponte edita) o è seminato ( manu sata), atra et inania velut in cinerem vanescunt, divenuto nero e vuoto, svanisce come in cenere. Il fuoco celeste (ignis calestis), commenta Tacito, può esserci anche stato, ma è a causa del cielo e del suolo ugualmente guasti che imputridiscono i frutti delle messi e dell’autunno: “eoque fetus segetum et autumni putrescere reor, solo caeloque iuxta gravi”.
Il determinismo geografico presente nella letteratura antica trova delle corrispondenze tra il clima, il suolo e le forme dell’esperienza umana.
Il nesso tra l’ empietà della gente e la sterilità della terra si trova accennato anche nel Satyricon che “dipinge in una lingua da orafo i vizi d'una civiltà decrepita" .
Ganimede, chiacchierando con altri liberti ospiti di Trimalchione afferma, dando voce a una credenza popolare:" quia nos religiosi non sumus, agri iacent"  (44, 18), poiché non abbiamo religione, i campi sono abbandonati.
Tacito procede facendo la storia dei Giudei e aggiungendo altre maledizioni: sotto gli Assiri, i Medi e i Persiani furono despectissima pars servientium (V, 8), i più disprezzati tra gli assoggettati; quindi,  dopo Alessandro Magno, il re Antioco   tentò di sradicarne  il  fanatismo et mores Graecorum dare, e dare loro dei costumi greci. Ma quella taeterrima gens, quella razza davvero ripugnante, non poté essere emendata a causa della guerra dei Parti. In seguito i Giudei si diedero dei re che si dedicarono a distruzioni di città, stragi di fratelli, spose, genitori mentre favorivano la superstizione. Le Storie di Tacito proseguono con la sottomissione dei Giudei da parte di Pompeo (63 a. C.). Segue la rivolta sotto Vespasiano e la repressione dei Flavi.
Il racconto si interrompe con l’assedio di Tito a Gerusalemme che poi si concluse con centinaia di migliaia di Ebrei uccisi. Tacito però fa in tempo a ricordare che il popolo giudaico, gens superstitioni obnoxia, religionibus adversa (V, 13), soggetta alla superstizione, contraria alla religione, considera empio scongiurare i prodigi con sacrifici e preghiere (neque hostiis neque votis piare fas habet).
C’è un rovesciamento  fazioso, malevolo nei confronti degli Ebrei, dei termini religio e superstitio. E’ la forte cultura di questo popolo che suscita tanta incomprensione e tanto odio.  Si tratta infatti di una gens restia a farsi assimilare, incapace di di "tener l'occhio fisso ai calzari dei Romani che sono al di sopra del  capo", come consiglia Plutarco ai Greci .
Va corretto il luogo comune tuttora vigente secondo il quale gli Ebrei sono stati odiati in quanto usurai e accumulatori di ricchezza.
D’altra parte il biografo greco, il sacerdote delfico, utilizzato da Shakespeare a piene mani,  adorato da Alfieri, celebrato da Foscolo, da Nietzsche e da chissà quanti altri come maestro di vita eroica,  Plutarco insomma, aggiunge che quello che conta è il benessere economico e “ai popoli tocca tanta libertà quanta ne concedono i dominatori" .
I Romani della prima età imperiale tendono ad assimilare i Cristiani agli Ebrei. Il cristianesimo viene considerato una religione depravata dagli autori tradizionalisti
 Tacito nella sua opera più matura, gli Annales, nel raccontare i fatti dell’anno 64 d. C. con l’incendio di Roma,  definisce il cristianesimo una exitiabilis superstitio (rovinosa superstizione) la quale, dopo essere stata repressa, “ rursum erumpebat, non modo per Iudaeam, originem eius mali, sed per urbem etiam quo cuncta undĭque atrocia aut pudenda confluunt celebranturque” (Annales, XV, 44), di nuovo dilagava, non solo per la Giudea, terra d’origine di quel male, ma anche a Roma dove tutte le atrocità e le vergogne confluiscono da ogni parte e si divulgano.
 I Cristiani quindi vennero accusati di avere appiccato il fuoco e processati. Correva voce che l’incendio fosse stato ordinato da Nerone. Allora l’imperatore, per troncare quelle voci (abolendo rumori), fece passare per colpevoli e torturare quelli che il volgo chiamava Cristiani, per flagitia invisos, odiati per le loro nefandezze.
 “ Auctor nominis eius Christus Tiberio imperitante per procuratorem Pontium Pilatum supplicio adfectus erat ”, Il fondatore della setta Cristo, sotto il regno di Tiberio era stato giustiziato dal procuratore Ponzio Pilato.Gli accusati in parte confessarono, quindi  denunziarono altri i quali vennero dimostrati colpevoli “haud proinde in crimine incendii quam odio humani generis” , non tanto del crimine dell’incendio quanto di odio del genere umano.
Infine ricordo Svetonio, che fu segretario dell’imperatore Adriano e scrisse le biografie dei Cesari, da Giulio Cesare a Domiziano. Nella Vita di Claudio  il biografo confonde i  Cristiani, sobillati da Cristo,  con i Giudei, e racconta che già Claudio  li aveva cacciati da Roma dove tirbavano l’ordine istigati da “Cresto” : “Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantes Romā expŭlit ( 25).
Tralascio gli antisemitismo recenti per riassumere e commentare l’interpretazione di Steiner. Gli Ebrei sono visti come gli inventori e i propagatori di ideali troppo duri e scomodi per i popoli dell’Europa occidentale, insomma per noi. Il primo vulnus inferto all’Europa pagana fu quello del monoteismo. Steiner cita Nietzsche: “ Nel politeismo consisteva la libertà dello spirito umano, la sua poliedricità creativa. La dottrina di una singola divinità…è “il più mostruoso di tutti gli errori unani” (“die ungeheuerlichste aller menschlichen Verirrungen”)” .
Sappiamo che Nietzsche non si limitò a questo. Egli vide negli Gli Ebrei un popolo sacerdotale, il “popolo della più latente sete di vendetta sacerdotale”. E ancora: “Con gli Ebrei si inizia la rivolta degli schiavi nella morale”.
C’è una ostilità culturale piuttosto che razziale-biologica, come fa notare T. Mann: “Quando Socrate e Platone cominciarono a parlare di verità e di giustizia egli dice una volta ‘non furono più greci, ma ebrei, o che so altro’. Orbene, gli ebrei, grazie alla loro moralità, si sono dimostrati buoni e tenaci figli della vita. Con la loro fede in un Dio giusto, essi sono sopravvissuti ai millenni, mentre il piccolo, dissoluto popolo greco di esteti e di artisti è presto scomparso dalla scena della storia. Ma Nietzsche, pur lontano da ogni odio razziale antisemitico, vede nel giudaismo la culla del cristianesimo e in questo, a ragione ma con aborrimento, il germe della democrazia, della rivoluzione francese e delle odiate “idee moderne” che la sua parola squillante marchia con il nome di ‘morale del gregge’…ciò che egli disprezza e maledice in queste idee è ‘utilitarismo e l’eudemonismo, il loro far della pace e della felicità terrena i beni più desiderabili ed alti, mentre l’uomo nobile, tragico, eroico, calpesta questi valori molli e volgari”  . Certamente non è l’eudemonismo la quintessenza della cultura ebraica. Piuttosto essa è contrassegnata dal monoteismo.
Ebbene, il rifiuto del monoteismo importato in Europa dagli Ebrei si trova in diversi autori. Sentiamo, per esempio, Vittorio Alfieri: “Nel trattato Della tirannide (del 1777) l’Astigiano distingue la religione cristiana dalla pagana rilevando l’incompatibilità della prima con la libertà: “La religion pagana, col suo moltiplicare sterminatamente gli dèi, e col fare del cielo quasi una repubblica, e sottomettere Giove stesso alle leggi del fato , e ad altri usi e privilegi della corte celeste, dovea essere, e fu infatti, assai favorevole al vivere libero…La cristiana religione, che è quella di quasi tutta la Europa, non è per se stessa favorevole al viver libero: ma la cattolica religione riesce incompatibile quasi col viver libero…Ed in fatti, nella pagana antichità, i Giovi, gli Apollini, le Sibille, gli Oracoli, a gara tutti comandavano ai diversi popoli e l’amor della patria e la libertà. Ma la religion cristiana, nata in popolo non libero, non guerriero, non illuminato e già intieramente soggiogato dai sacerdoti, non comanda se non la cieca obbedienza; non nomina né pure mai la libertà; ed il tiranno (o sacerdote o laico sia egli) interamente assimila a Dio” (I, 8).
Anche qui l’obiettivo polemico è il popolo ebraico, origine della malattia monoteistica, come si vede.
Steiner mette anche in rilievo il fatto che Freud cercò di scagionare gli Ebrei dalla “colpa” del monoteismo : “In una delle sue ultime opere, L’uomo Mosè e la religione monoteistica, Freud attribuì questo “errore” a un principe e veggente egiziano del casato disperso degli Ikhnaton. Molti si sono chiesti perché abbia cercato di togliere dalle spalle del suo popolo quel supremo fardello di gloria… Quando, durante i primi anni di regime nazista, Freud cercava di scaricare su spalle egiziane la responsabilità dell’ “invenzione” di Dio, stava facendo, pur forse senza averne piena coscienza, una disperata mossa propiziatoria, sacrificale. Stava tentando di strappare il parafulmine dalle mani degli ebrei. Troppo tardi. La lebbra della scelta di Dio-ma chi aveva scelto chi?-era troppo visibile su di loro” .
Freud pensa che la religione monoteistica fu portata agli Ebrei da Mosé, un Egiziano seguace  della  riforma religiosa voluta  da Amenofi IV, che era “salito al trono intorno al 1375 a. C.”  e  adorava “il sole (Atòn) non come oggetto materiale ma come simbolo di un essere divino la cui energia si manifestava appunto nei raggi”  solari. Il faraone eretico si cambiò il nome in Ekhanatòn cancellando la presenza del dio Amòn dalla propria persona  e da tutte le iscrizioni.
“Si trattava di un rigoroso monoteismo, il primo tentativo del genere nella storia mondiale, per quanto ne possiamo sapere; e con la fede in un unico dio nacque inevitabilmente l’intolleranza religiosa, sconosciuta all’antichità prima di allora e per molto tempo dopo. Ma il regno di Amenofi durò solo diciassette anni; subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1358, la nuova religione fu spazzata via, e la memoria del re eretico proscritta…Vorrei adesso arrischiare una conclusione: se Mosè fu Egizio e se egli trasmise agli Ebrei la propria religione, questa fu la religione di Ekhanatòn, la religione di Atòn” . Freud cerca di avallare questa tesi con vari indizi : entrambe le religioni “sono forme di rigido monoteismo”; inoltre “l’assenza nella religione ebraica di una dottrina concernente l’aldilà e la vita ultraterrena, che pure, sarebbe stata compatibile col più rigoroso monoteismo” corrisponde al rifiuto di tale presenza anche nella religione di Ekhnatòn il quale “aveva bisogno di combattere la religione popolare nella quale il dio dei morti  Osiride aveva forse una parte maggiore di quella di ogni altro dio del mondo superiore”. Terzo indizio: Mosè introdusse presso gli Ebrei “la consuetudine della circoncisione”. Ebbene: “Erodoto, il “padre della storia”, ci informa che la consuetudine della circoncisione era da lungo tempo familiare in Egitto” . Dunque Mosè “non era ebreo ma egizio, e allora la religione mosaica fu probabilmente una religione egizia”  .
Freud però non riuscì a deviare la malevolenza antiebraica dovuta al loro rigoroso monoteismo. Del resto anche la sua psicanalisi ha trovato una forte resistenza nella mentalità perbenistica borghese.
 Ma sentiamo ancora Steiner: “Uccidendo gli ebrei, la cultura occidentale avrebbe sradicato quelli che avevano “inventato” Dio…L’Olocausto è un riflesso, ancor più completo in quanto lungamente inibito, della coscienza sensoriale naturale, degli istintivi bisogni politeistici e animistici” . Al rigido monoteismo di Mosè si è poi aggiunto il cristianesimo che nella sua fase nascente proponeva ideali e prescriveva regole sostanzialmente impraticabili dai più, deboli e tutt’altro che buoni. Vero è che poi il cristianesimo, e il cattolicesimo in particolare, ha recuperato non pochi aspetti del politeismo e di quel grande apparato di potere che fu l’impero romano. “Le chiese cristiane sono sempre state, tranne rarissime eccezioni, un ibrido di ideali monoteistici e di pratiche politeistiche…Il Dio unico e inimmaginabile-a rigore, “inconcepibile”-del Decalogo non ha nulla a che fare con il pantheon triplice delle chiese, ampiamente tradotto in immagini” .
Ma i Vangeli rimangono, e questi raccomandano la povertà e l’amore del nemico. In quale modo possono accettare questo gli uomini, fragili e corrotti come per lo più sono ?  Gli imitatori di Cristo, quale Francesco di Assisi, sono sempre stati pochi.
La maggior parte dei sedicenti cristiani sono tartufi, falsi devoti i quali vivono una vita che è l’antitesi di quella predicata da Cristo. Si pensi a tanti dei nostri politici che si professano cristiani.
Ultimo schiaffo all’Europa occidentale: l’ideale marxista. “ Il terzo confronto tra l’esigente utopia e i ritmi ordinari della vita occidentale coincide con l’avvento del socialismo messianico. Anche quando si proclama ateo, il socialismo di Marx, di Trockij, di Ernst Bloch discende direttamente dall’escatologia messianica. Nulla è più religioso, nulla si avvicina al sacro furore di giustizia dei profeti, più della visione socialista che contempla la distruzione della Gomorra borghese e la creazione per l’uomo di una città nuova e pura…Monoteismo del Sinai, cristianesimo primitivo, socialismo messianico: sono i tre momenti supremi in cui la cultura occidentale viene posta di fronte a quello che Ibsen chiamava “pretese dell’ideale”…Tre volte la sua eco si diffuse, e ogni volta dallo stesso centro storico. (Alcuni politologi calcolano che la percentuale degli ebrei coinvolti nello sviluppo ideologico del socialismo messianico e del comunismo si aggiri sull’80 per cento). Tre volte il giudaismo lanciò un appello alla perfezione e cercò di imporlo al corso normale della vita occidentale. Una profonda avversione si radicò nel subconscio sociale, presero forma rancori omicidi…Il gemocidio…fu un tentativo di livellare il futuro o, più precisamente, di rendere la storia commisurata alla naturale barbarie, al torpore intellettuale e agli istinti materiali dell’uomo non evoluto”  . Ebbene, per fortuna, il genocidio, quello fisico dei nazisti e quello culturale di tempi più recenti, non ha annientato del tutto gli uomini evoluti, colti e morali che capiscono l’altezza degli ideali proposti dagli Ebrei e ammirano la spiritualità ebraica. Vivere nel peccato della barbarie significa vivere contro lo spirito. Gli antisemiti sono ottusi refrattari alla ricettività nei confronti dello spirito, umano e divino. La religiosità  e l’umanesimo degli Ebrei sono aspetti dell’intelligenza: l’ intelligenza dell’uomo e l’intelligenza di Dio.
Gianni Ghiselli
email g.ghiselli@tin.it

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