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Eretici e corsari - di Luigi Gaudio

È il titolo dello spettacolo teatrale che abbiamo visto al Piccolo Teatro di Milano. Il titolo rimanda ad alcuni scritti di Pasolini, ma la sintonia tra Pasolini, Gaber e Luporini si gioca tutta attraverso il comune denominatore di un altro termine, illuminante e omnicomprensivo: anticonformismo.
Pasolini, Gaber e Luporini, infatti, sono accomunati da un singolare, irriducibile, persino ostinato anticonformismo. Me li immagino oggi irridere ai nostri conformismi, davanti al governo Monti, davanti alla morte di Steve Jobbs e di Giorgio Bocca, salutati come santoni universali dei giorni d’oggi, l’ultimo poi emblema del più conformista e osannato dei giornali italiani dalla intellighenzia dominante. Me li immagino già, soprattutto, che irridono i loro stessi interpreti, i quali indulgono ad un conformismo di lettura, nel senso che ormai c’è un modo di leggere Pasolini e Gaber, che è conformista, che privilegia certe canzoni di Gaber, o certi testi (“Qualcuno era comunista” e “Io se fossi Dio” fra tutti) e tace di altro, ben più scomodo e seccante per chi ha deciso che cosa oggi bisogna pensare, votare, osannare e criticare. Si è trattato comunque di uno spettacolo stimolante, malgrado i limiti della sceneggiatura, grazie anche alla maestria di Neri Marcorè, che ha  interpretato benissimo alcune canzoni che noi amiamo particolarmente, come la commovente e profonda “Canzone dell’appartenenza” o l’illuminante “La presa del potere”, che anticipa di quarant’anni la presa del potere da parte del governo attuale dei tecnocrati. Speriamo solo che uno spettacolo del genere sia uno stimolo ad essere davvero eretici e corsari, correndo i rischi che questo comporta, scoprendo che paradossalmente c’è un modo ortodosso di essere eretici.

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