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Avventura estiva. Quando la solidarietà va in ferie. E la fantasia è in letargo - di Cristina Rocchetto

Oggi pensavo al terremoto, a tutte quelle interviste di persone che improvvisamente si accorgono che, in situazioni di emergenza e di dolore condiviso, esistono “gli altri”, esiste la possibilità di scoprire qualcuno speciale, e di scoprirsi speciali; la possibilità di fare un’esperienza, l’opportunità di incontrarsi davvero.
A me spiace che il mondo abbia bisogno di disgrazie per rendersi conto di essere popolato di esseri altrettanto umani, come noi. Ma nella vita non ci sono solo disgrazie: ci sono anche emergenze, difficoltà, situazioni di disagio, contrattempi. Sono queste le situazioni in cui ci è data la possibilità di conoscere la disponibilità di umanità sconosciute, di incontri fortuiti e davvero fortunati; o di vedere quante poche persone di questo tipo esistono al mondo… Quanti dei miei amici sono state persone incrociate così????
Notizia di cronaca attuale: “Uomo morto in spiaggia nell’indifferenza generale”. Non posso stupirmene. A me ieri sera è successa una cosa buffa, che voglio raccontare.
Avevo deciso di approfittare del passaggio di un nostro ospite per raggiungere dalle montagne il mare; ho dato per scontati gli orari dei treni o dei pulman, e ho fatto trascorrere a mio figlio quasi tredicenne qualche ora sulla spiaggia; poi ho scoperto che dalle 19.30 da Pescara non partono più mezzi per i nostri luoghi di residenza: sorprendente ma vero. Perfetto! L’unica possibilità, ho pensato, è di avvicinarci il più possibile alla nostra zona: poi si vedrà. L’occasione offerta era un treno per la cittadina di Sulmona, patria di Ovidio e conosciuta per i suoi confetti:
“Ma via”, cerca di distoglierci dall’idea l’impiegato alla biglietteria, “cosa ci andate a fare a Sulmona… è un paesino, non c’è nulla!”. Mah…
Arriviamo a Sulmona: stazioncina in mezzo al buio e ad i boschi lontana quasi due km di strada dal centro. Percorsi quelli, ci ritroviamo in mezzo a chiese, a palazzi e a rovine medievali davvero interessanti:
“Che bello!”, esclamo io.
“Che bello!”, esclama mio figlio.
Erano ormai quasi le dieci di sera:
“Un Bed&Breakfast e domani mattina si gira la cittadina!”, propongo io.
Chiediamo qui e là, ragazzi della zona ci indirizzano verso viuzze poco illuminate. Cercare Bed&Breakfast a Sulmona è diventata un’avventura: ci sono, nascosti tra i vicoli, cartelli appiccicati a portoni che, se nessuno ti indica, vedi difficilmente. Pennelliamo in su ed in giù il bel Corso Ovidio, guardiamo la statua del poeta, la chiesa; ad una certa altezza del corso, meraviglia, si spiega davanti a noi ciò che rimane di un acquedotto medievale:
“Bello bello!”, continuiamo a dirci noi, ancora vestiti con il costume da spiaggia e quello che ci si mette sopra senza tanto pensiero, un telo da bagno nello zainetto;
“Ma dove si dorme????”…
Tra le tante persone (giovani e “adatte” per fare domande del genere senza ottenerne in cambio l’inutile e puro sconcerto), incontriamo Angela, che, più ancora dei suoi già gentili amici, decide di prodigarsi per noi accompagnandoci alla ricerca di una sistemazione in giro per i vicoletti. Cameriera di ripiego in un locale, vengo intanto a scoprire, la giovane Angela è laureata in filologia tedesca:
“Filologia tedesca…. Ma io ho vissuto in Germania 9 anni!!!”, dico io.
“E dove?”, chiede lei, interessatissima e con gli occhi brillanti nel nominare la sua bella esperienza a Berlino.
“A Marburg, un anno a Francoforte”, specifico io… Mi dice che verrebbe tanto volentieri in Germania, cominciando anche con lo stesso lavoro che per il momento fa qui, dice… Se mi legge qualcuno di là…
Nel frattempo, Bed&Breakfast erano o pieni, o chiusi o chiedevano cifre strazianti: 60 euro per una notte che ormai si stava volgendo quasi all’alba (si era fatta, tra trippole e trappole, quasi l’una). Io pensavo: “Ma, scusate, busso all’una di notte, avete una camera ancora libera?... Ci date un letto, senza uso della doccia, senza colazione; un lettuccio ad una piazza e via, per far distendere le ossa; ci guadagnate 20 euro: noi, all’alba, si riparte...” Un po’ di fantasia pratica, signori!!!!
Ho anche chiesto un passaggio offrendo la stessa cifra. I miei amici lo avrebbero fatto, e per niente. E mi mancano, gli amici. E mi sono allora ricordata di te, Muma: catalano, di passaggio a Trieste in bicicletta con l’obiettivo di raggiungere così l’India, nel lontano 1984 Muma chiese ad amici algheresi se conoscevano gente che potesse ospitarlo e concedergli il regalo di una doccia lungo il tragitto: mia madre fu nella sua lista, menzionata anche nei ringraziamenti del libro che poi scrisse come reportage di questa avventura. Muma arrivò in India, ed anche in Nepal, tornando indietro un anno dopo con gli stessi vestiti logori che io gli rilavai a mano. E ho pensato alle tante persone che ho ospitato nelle mie case, o da cui sono stata ospitata: mi è capitato una volta di avere otto ragazzi buttati per terra nei loro sacchi a pelo, a Firenze: facevamo tutti la fila in corridoio come nei campings per lavarci i denti! E le quattro Maltesi ospitate da un mio amico di allora? Quattro ragazzine che avevano perso la coincidenza del treno: erano buttate lì, per strada, poco desiderose di spendere i soldi per una pensione. Lui le invitò, loro, sollevate di vedere anche una donna (me), si fidarono: gli hanno scritto per anni cartoline. E quanti altri volti, persone, aneddoti… una gioventù trascorsa facendo incontri, confronti. Come cresce, chi si perde davanti al primo contrattempo?
Noi ci siamo in fondo divertiti; ma che pena, la mancanza di fantasia (non dico di empatia, ché non era né inverno né una situazione drammatica) che abbiamo sperimentato!
Ho allora pensato di chiamare i carabinieri, le forze dell’ordine al servizio del cittadino. Dopo essere stata ascoltata al telefono, mi è stata rivolta l’acuta domanda: “Ma lei è a piedi?”
Poi sono venuti a guardarmi in faccia; uno di loro avrebbe staccato due ore dopo per prendere l’autostrada dalla parte opposta alla mia; gli ho chiesto:
“La prego, le do 20 euro di benzina e l’aspetto, allungherà di una mezz’ora”. Mi ha risposto che gli era impossibile, troppo stanco. Intanto mio figlio chiudeva gli occhi dal sonno:
“Ha sbagliato ad allontanarsi dalla stazione, domani mattina presto c’è il treno”... SBAGLIATO??? E se mi fosse capitato di essere aggredita alla stazione, chi mi avrebbe sentita???
Fermo allora una volante della polizia; mi danno un suggerimento: l’unico posto sicuro e coperto dall’umidità notturna sarebbe la sala d’aspetto dell’ospedale. Trovo l’idea intelligente: nelle tante soluzioni d’emergenza pensate e/o applicate da me o dai miei amici, questa mancava. La passo!
Qualcuno mi offre un passaggio per l’ospedale e lì abbiamo atteso l’alba, mio figlio dormendo disteso, io seduta; ma ci abbiamo riso come matti:
“Ah ma’”, dice lui, “se avessimo avuto la macchina, saremmo andati e venuti dal mare senza vivere questa avventura”… Infatti…
Al ritorno, ho scritto anche su Facebook:
“Avventura estiva: notte bianca, mamma singola e figlio bloccati senza mezzi in una in un paesello turistico a 40 km da casa; Bed & Breakfast pieni o improponibili... Volevamo andare al mare, ma ci sono regioni in Italia che non permettono a chi vive in montagna buoni collegamenti per gustarsi il proprio azzurro....Trascorsa la notte in una sala d'attesa in ospedale, figlio addormentato sulle mie gambe. Gli ho detto: ricordati che quando ti coglieranno scioperi e ritardi di treni o d'aerei, ti capiterà di dover dormire anche peggio... Avevamo anche offerto soldi della benzina e del disturbo per essere riaccompagnati a casa... nulla... Ma ci stiamo ridendo: è stata una notte d'estate diversa... Che peccato, però, che la maggior parte della gente, inclusa polizia e carabinieri, abbia sacrificato la possibilità di sviluppare umanità fantasiosa e creativa vivendo una vita fin troppo piatta e scontata... Compratevi la macchina e fate crescere i vostri figli nella scontatezza, io ho lottato per cercare di vivere in maniera più colorata... e nella vita ho raccolto tanti ricordi che l'hanno dipinta in modo un po' più originale... quel tanto da saper non andare in panico in situazioni del genere, quando anche i servizi dell'ordine non sanno che dire! Ricordo, ad esempio, che una volante un giorno raccolse sull'autostrada quattro giovani studenti che si erano messi in testa, pur non avendo la macchina, di andare a Venezia per il Carnevale e che non sapevano più tornare a Trieste - nessuno ci dava un passaggio: ce lo diedero di nascosto quei simpatici poliziotti, padri di famiglia, e di quasi un centinaio di km, facendoci l'occhiolino e dicendo "Non lo dite a nessuno". Lo racconto ora: più di venticinque anni dopo, con il sorriso di chi sa che nel mondo ogni tanto spuntano umanità un po' speciali. Grazie Angela, da parte nostra, sei stata il piacere grande di incontrare una persona diversamente umana tra tanta noia ed incapacità di saper sorprendere”.
Sono tornata a casa stanca morta, ma con la sincera impressione di poter essere orgogliosa: sto crescendo anche io un figlio che molto difficilmente lascerà gente per strada. E’ bello quando un figlio ti ricorda un po’ dei tuoi amici…
Cristina Rocchetto (educatrice pedagogista, consulente ed orientatrice, http://www.webgiornale.de/ )

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