Passa ai contenuti principali

Il compito didattico del dirigente scolastico – di Luigi Gaudio

Per delineare il compito educatico di un dirigente scolastico, mi vengono in aiuto le osservazioni fatte dal professor Nicoli durante un corso DISAL di preparazione al concorso per dirigenti scolastici. La questione su cui dibatteva il professor Nicoli era la seguente: come può un preside incidere sulla didattica? Pare che la emanazione dei decreti delegati (in particolare il 416 del 1974) abbia tolto al dirigente scolastico una funzione ispettiva e decisionale sulla didattica, che era una sua prerogativa in precedenza. È chiaro, invece, che da quando esiste un “collegio docenti” il luogo deputato, l’organo tecnico per le decisioni in ordine alla didattica è proprio il collegio docenti. Ora, a parte il fatto che il dirigente scolastico presiede il collegio docenti, c’è comunque il rischio che, preso da mille altri problemi di carattere amministrativo e burocratico, il dirigente non si occupi più di didattica. Ritengo questo un rischio da combattere con decisione. Il dirigente scolastico è stato un docente (e chi è stato un docente, rimane tale per tutta la vita, in un certo senso), e quindi ha tutte le carte in regola per aiutare i suoi docenti a fare bene il loro lavoro. Penso che “testimonianza”, “stimolo”, “condivisione”, “accompagnamento”, “esempio” siano le parole che meglio possono esprimere l’atteggiamento che ha un buon dirigente scolastico nei confronti dei suoi docenti. Non si tratta quindi di imporre uno stile pedagogico piuttosto che un altro, ma si tratta di indirizzare (dirigere appunto) i docenti verso un lavoro più gratificante e tutti i docenti sanno cosa vuol dire questo:; vuol dire dedicare più tempo alla scuola. È paradossale, e fa anche un po’ arrabbiare i docenti, se valutano la scarsa considerazione sociale ed economica del loro lavoro, ma più si danno da fare con i loro alunni, più non si fermano non solo al mattino, ma anche il pomeriggio con i loro ragazzi, più non si accontentano solo di correggere i compiti, ma arrivano a ricorreggerli ( a farli rifare e a ricorreggerli), più sono contenti, perché hanno capito che così il loro lavoro non è inutile, ma diventa fondamentale. Il compito didattico del dirigente è solo quello di ricordare questo ai suoi docenti.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

Zefiro torna, sonetto 310 del Canzoniere di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco

Struttura. È nettamente diviso in due parti: quartine (parte euforica), terzine (parte disforica).  - Nelle quartine il poeta celebra entusiasticamente il ritorno della primavera, e il modificarsi di vari elementi naturali: clima, piante, animali, disposizioni dei pianeti, gli elementi fondamentali;  - Nelle terzine invece mette in contrasto il paesaggio appena descritto col proprio stato d’animo: al ritorno della primavera, ritorna anche il dolore provato da Petrarca pensando sia al giorno dell’innamoramento, sia al giorno della morte dell’amata, avvenuta il 6 Aprile, in primavera appunto.
Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena, e i fiori et l'erbe, sua dolce famiglia, et garrirProgne et pianger Philomena, et primavera candida et vermiglia.    Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena;Giove s'allegra di mirar sua figlia; l'aria et l'acqua et la terra è d'amor piena; ogni animal d'amar si riconsiglia.    Ma per me, lasso, tornano i pi…

Sul fondo da Se questo è un uomo di Primo Levi

Apprendimento cooperativo:  qui sopra videolezione del professore su youtube
qui sotto: audiolezione del professore in mp3 approfondimento scritto di un alunno/a
Lettura del brano "Sul fondo" tratto dal secondo capitolo del romanzo Se questo è un uomo di Primo Levi in formato wma
Se questo è un uomoPrimo Levi relazione di narrativa di Emiliano Ventura - Seconda DVITA E BIBLIOGRAFIA DELL’AUTOREPrimo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919 da Cesare Levi e da Ester Luzzati. A partire dal 1934 comincia a frequentare il Ginnasio-Liceo “D’Azeglio” dove mostra una buona disposizione per le materie scientifiche. Ottenuta la licenza liceale si iscrive all’Università torinese dove frequenta la facoltà di Scienze e si laurea nel 1941.
Trova subito lavoro come chimico in una cava d’amianto e l’anno dopo entra in un’industria farmaceutica di Milano, la Wander. Nel 1943 lascia questo lavoro per prendere parte alla Resistenza e partecipa ad un’azione clamorosa ai danni della milizia fascista di Ivr…