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Dolcenera ( la storia di una città ) - di Laura Alberico

" Nera di malasorte che ammazza e passa oltre
  nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c'è luna
  nera di falde amare che passano le bare" 

C'è acqua che scorre e acqua che ristagna, acqua di fonte e acqua inquinata. La storia di una città si perde tra i vicoli stretti dove il sole fatica ad arrivare, mare e petrolio che tingono il cielo di grigio sulle note di canzoni che raccontano come la morte restituisca alla vita l'anima di un ricordo sempre vivo. Per non dimenticare il tempo si è fermato, mescolando pioggia e dolore, desideri e malinconia, il sole di un ritorno che sfuma di nostalgia e chiede di essere ascoltato. Ci sono storie che non hanno inizio né fine, tornano a colorare il presente di nuda verità, la canzone di un tempo infinito  fatto di eroi senza gloria, legati al filo di un'unico destino, parole che diventano, come per incanto, luce di un nuovo giorno, simboli della memoria del tempo, promesse mai mantenute. C'è un ponte sospeso che cambia il paesaggio, geografia di una umanità che si interroga sul presente e sul futuro, guardando oltre le apparenze che coprono come un velo le false verità.

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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