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Punto e a capo sull'educazione - di Laura Alberico

Quando i nodi vengono al pettine e il clamore mediatico si impone sollevando indignazione, meraviglia, sconcerto, si scopre un mondo parallelo alla scuola nel quale, purtroppo, si vive o si sopravvive. L'educazione è sempre stata un'arma di seduzione e di conoscenza destinata a seminare interessi, desideri, motivazioni in un contesto ancora,e per fortuna,legato al senso estetico della bellezza e degli ideali, la proiezione di ciò che può diventare migliore per il singolo e per la collettività. Ma il problema è proprio questo: il senso e l'obiettivo dell'educazione in un mondo che stravolge i paradigmi di una cultura in cui l'identità non è più  animata da consapevolezza, responsabilità, autostima ma dall'esatto  contrario cioè omologazione, superficialità, istinto. Crollato il mito  dell'autorità al quale molti si appellavano per far rispettare le regole, l'autorevolezza e' diventata un nuovo modello di comunicazione sensibile a tanti fattori che mettono in gioco la sua efficacia sul piano educativo e didattico. L'insegnante può usare solo gli strumenti che gli sono più congeniali, per esperienza, capacità, modo di essere e di comunicare, non può e forse non deve essere un trasformista, un simulatore o peggio un imbonitore. Quello che osserviamo con amarezza e tristezza e' il capolinea di un viaggio difficile, aperto alle critiche di chi crede sempre e comunque di non sbagliare e di scoprire i rimedi necessari per rimettere sulla giusta strada alunni e insegnanti, privati del loro specifico ruolo. Il malessere e' tangibile, l'imitazione di modelli comportamentali deteriori rappresenta un rischio da non sottovalutare e per questo urge una dose massiccia di coraggio, quel coraggio che tanti ragazzi purtroppo non hanno ancora avuto modo di conoscere, apprezzare e magari anche insegnare agli altri.

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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