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Scegliere la vita - di Laura Alberico

" Alla base dell'assunzione delle droghe, di tutte le droghe, c'è da considerare se la vita offre un margine di senso sufficiente per giustificare tutta la fatica che si fa per vivere. Se questo senso non si da', se non c'è neppure la prospettiva di poterlo reperire, se i giorni si succedono solo per distribuire insensatezza e dosi massicce di insignificanza allora si va alla ricerca di qualche anestetico capace di renderci insensibili alla vita". 
(U. Galimberti)

Questa calda estate ha spento il sorriso di alcuni giovanissimi, brucia il ricordo sull'esile filo della loro vita. Ragazzi normali a cui istinto e curiosità del proibito hanno teso la trappola di una muta violenza, alfabeto sconosciuto e crudele che detta le proprie leggi e con esse scava dolore e impotenza nel cuore di chi resta. La droga che uccide inaridisce i sentimenti, il desiderio della vita e il senso del futuro. La violenza non è solo un'arma contro i simili, e' il filtro della quotidiana solitudine che genera apatia e onnipotenza, per sentirsi uguali agli altri e oltrepassare il limite, quel confine che separa istinto e coscienza, ragione ed emozioni. La cultura della vita impone agli adulti la necessità di trasmettere messaggi di coerenza e chiarezza, di speranza e progetti che la realtà confonde e frammenta in forme camaleontiche di consumo e apparenza, virtualità e miraggio di un mondo che lievita e appassisce in breve tempo. Aiutare i giovani a crescere non significa riempire i cassetti della loro vita di beni materiali e oggetti di consumo ma proteggerli dai mali del secolo infondendo nel loro cuore il coraggio di vivere e di lottare, di conoscere il significato delle scelte ignorando il vuoto e l'assenza che tutto cancella e distrugge. Perché vacanza letteralmente significa mancanza e il vuoto difficile da riempire si è colmato improvvisamente di rabbia, dolore, impotenza di fronte alle morti inconsapevoli che testimoniano ancora una volta come il senso della vita e la sua essenza siano diventati oggetti di consumo, un libero mercato per negare il presente e mortificare il desiderio del futuro.

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