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Elogio dell'uomo comune - di Laura Alberico

Con la morte del ragionier Fantozzi crolla il mito della normalità che in un'epoca come la nostra rappresenta il tratto distintivo dell'uomo senza qualità, senza meriti e riconoscimenti. L'uomo comune mostra senza pudore le sue fragilità e le sue paure e combatte quotidianamente una guerra contro l'ingiustizia, la sottomissione e l'obbedienza senza riserve. Nell'uomo mediocre abbiamo ritrovato tutti il senso d'impotenza e di solitudine che pervade la società del benessere materiale e sociale, il desiderio di riscatto per una vita piatta e senza desideri che nella quotidianità rispecchia il suo costante malessere. Le storie del ragionier Fantozzi non sono fatte solo di pura comicità, c'è un sottofondo di amarezza e impotenza, di piccoli desideri e speranze che spengono il grigiore di giornate tutte uguali. C'è una bellezza intima e profonda che nelle storie che tutti conosciamo diventa un racconto di vita senza lieto fine, un costante  e latente desiderio di felicità nel quale  tutti, prima o poi, abbiamo riscoperto  vizi e virtù, senza discriminazioni e pregiudizi, quella normalità che il senso comune tende ad emarginare in nome di ideali preconfezionati e formalmente perfetti. Un ricordo per l'attore e per l'uomo, due facce di una stessa medaglia che mostra come la vita può essere raccontata, così, con ironia, semplicità e verità.

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Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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