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A proposito dell’ikebana - di Michele Poe

          L’ikebana è l’arte giapponese dell’arrangiare i fiori: non consiste solamente nel sistemare dei fiori in un vaso, ma si tratta di una vera e propria forma espressiva che unisce l’arte con la filosofia e la religione. Nasce più di 600 anni fa in Cina, o forse in India, ma si sviluppa principalmente in Giappone, la cui cultura esalta in special modo l’amore ed il rispetto per la natura, un tempo come tributo verso gli dei ed in seguito come pura espressione artistica. L’arte nasce con il nome di “Kadō” (fiori viventi) e inizialmente poteva essere praticata solo da nobili e monaci buddisti, mentre poi viene estesa a tutti i ceti sociali.  L’ ikebana riguarda   non solo  fiori ma anche  rami e, volendo,  muschio, tronchetti e foglie.  Mentre in occidente nelle composizioni floreali si tende a far risaltare la quantità dei fiori usati ed il colore, nell’ikebana invece si enfatizzano gli aspetti lineari della composizione e la semplicità: infatti rami e fiori sono disposti secondo un sistema ternario, quasi sempre a formare un triangolo. Il ramo più lungo e più importante si avvicina al cielo, il ramo più corto rappresenta la terra ed il ramo intermedio l'uomo. Così come queste tre forze si devono armonizzare per formare l'universo, anche i fiori ed i rami si devono equilibrare nello spazio. Quest’arte   dunque va rispettata e può essere capita a fondo solo se si è educati nei suoi confronti: si saluta con un inchino all’inizio e si ringrazia il Creatore alla fine. Ikebana è anche osservazione continua della natura e dei suoi mutamenti, come il cambiare della stagione, che assume un ruolo significativo per la composizione.  Lo sviluppo dell’arte dell’ikebana in Giappone si deve probabilmente all’amore che ha questo popolo verso la natura, con la quale ha sempre avuto un grosso legame ed anche oggi, nel paesaggio urbano di asfalto e palazzi, le strade e le città giapponesi sono sempre piene di fiori e di giardini ed ogni casa  è abbellita con  arrangiamenti floreali. Per finire,  vorrei invitare tutti a provare almeno una volta questa magnifica forma d’espressione, per avvicinarsi alla natura ed apprendere fino in fondo la sua bellezza. 


di Michele Poe della  classe terza A anno scolastico 2015/2016. IC Sinopoli Ferrini Roma

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