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C'è un'aria inquinata - di Laura Alberico

C'è un'aria inquinata, un senso di malessere e inadeguatezza globale che grava come una cappa di piombo sul mondo intero, un mondo che è schiacciato e frantumato in una diaspora di inquietudine e violenza gratuita, i messaggi esplosivi che annientano le speranze di un mondo migliore, di una giustizia che non riesce a dare risposte adeguate alla crisi di un intero sistema. La crisi dell'educazione pervade come un male sottile l'intera società civile perché i modelli di riferimento si coagulano attorno a insegnamenti che deformano la realtà, i miraggi di un deserto in cui ognuno è  sempre più solo con se stesso, in una atmosfera che la virtualità ha reso atrocemente reale. Crescono le paure, lievitano sentimenti di aggressività che impongono un desiderio di morte e di alienazione come unico insegnamento. C'è un limite oltre il quale è difficile dare un senso al dolore pervasivo di  una società malata che  può redimersi  soltanto invertendo la rotta, offrendo il lato migliore di se stessa, l'altra faccia della medaglia da non barattare con falsi miti e ideologie, il mercato nel quale identità e valori sono spesso ignorati e calpestati.

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Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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