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La scuola raccontata al mio cane di Paola Mastrocola





La scuola raccontata al mio cane di Paola Mastrocola
Prof Luigi Gaudio
Il titolo
È un modo


1) per dire: “posso parlarne solo con un essere non umano, perché nessuno più
tra gli uomini riesce a capirmi”;
2) per presentare un monologo come se fosse un dialogo.


Il seguito
Questo libro fa il paio con il successivo “Togliamo il disturbo” che porta
alle estreme conseguenze lo sfogo di Mastrocola
Una barca nel bosco
È la stessa autrice a citare il titolo del romanzo che abbiamo già presentato
in classe. Lei dimostra così una analogia fra se stessa e il protagonista di
quel romanzo: insomma Paola è pirandellianamente “fuori chiave”, “fuori dal
coro”, e, forse anche per questo, ci è simpatica.
Meglio lei che altri
Mastrocola non è senza difetti, poiché abbraccia una tesi in modo radicale,
ma è molto meglio di tanti apocalittici, che spesso si indignano solamente per
comodità. Almeno Paola ha un’idea di scuola che ci affascina: quella di
un’insegnante di lettere che leggendo Virgilio e Dante “trasmette”. (leggi pag.
50-51)
Da Don Milani a Paola Mastrocola
L’anno scorso abbiamo letto “Lettera a una professoressa”. Quest’anno invece
un libro che sembra proprio una risposta a quella lettera, e che abbraccia un
punto di vista senz’altro diverso. Ma siamo sicuri che questi due mondi siano
così inconciliabili? Don Milani per quale scuola oggi farebbe la sua
rivoluzione? Per la scuola dell’appiattimento e dell’ignoranza generalizzata?
Cioè: chi l’ha detto che Don Milani non voglia una scuola che faccia
anzitutto il suo dovere e che trasmetta una passione per la materia? E chi l’ha
detto che Mastrocola desideri una scuola classista? Anzi non è il suo un appello
a dare agli alunni più in difficoltà strumenti per migliorare piuttosto che
perdere tempo in tanti progetti e affini?
Come Karate Kid
Illuminante l’esempio che Paola utilizza per spiegare perché non è necessario
che un insegnante espliciti le finalità di quello che fa, esempio che prende dal
film “Karate Kid”. In altri termini, fidiamoci di chi sa fare il suo lavoro e sa
dove vuole arrivare, e non sempre è utile “esplicitarlo” agli allievi.
Il complemento oggetto
La prof ritorna spesso su questo concetto: nella scuola di oggi manca il cosa
insegnare. Si riflette molto sui metodi le strategie, la motivazione, ma vien
meno il contenuto, quello che ad esempio faceva sì che tutti capissero quando
qualcuno faceva riferimento alle lumache che il barone Cosimo non vuol mangiare,
o alla Danimarca di Amleto. In una parola: la letteratura è morta, e con lei la
lettura.
Le antologie del biennio
Ecco, questa è una delle cose su cui non sono d’accordo con Mastrocola. Una
volta si usavano nel biennio antologie che presentavano una scansione
cronologica dei testi, in genere presi dall’ottocento e dal novecento. Anch’io
mi sono formato su testi del genere e continuo ad usare per mio conto la vecchia
antologia “Fatti e idee” di Roncoroni per le sue ottime analisi, ma è anche
bello leggere insieme poesie sull’amore, magari di periodi diversi di Saffo,
Catullo, e Montale.
Insomma, non sono d’accordo che sia così essenziale il contesto, la storia
della letteratura o la biografia dell’autore. Il nostro lavoro deve essere sul
testo letterario, che spesso ha qualcosa da dirci a prescindere dal periodo
storico in cui è stato scritto, o dalle vicende di mogli, fratelli, padri o
madri degli autori.
La difesa del tema
Paola critica molto le nuove tipologie testuali, come l’analisi del testo, il
saggio breve o l’articolo di giornale, che testimoniano del fallimento della
scuola, che riconosce così di non essere stata in grado si di insegnare “prima”
quello che viene riportato in fotocopia come documentazione.
Tutto questo facilita il compito dell’alunno, che non deve far altro che
rispondere a domande o citare fonti già presenti, mentre il tema l’avrebbe
costretto ad affrontare all’inizio lo scoglio della pagina bianca, dell’inizio
del componimento, ma questo impedisce o mortifica la creatività e l’originalità
del testo.
La letteratura non è utile
Per una assurda sudditanza al mondo del lavoro o alle richieste della
società, si privilegiano così scritti “pratici” in italiano o conversazioni
quotidiane in lingua straniera, perdendo il gusto della letteratura, che non è
immediatamente utile alla vita, ma è un bagaglio che ha arricchito intere
generazioni di studenti, molto più ricchi umanamente e magari altrettanto capaci
di cavarsela nelle varie situazioni della vita.
La grammatica
Paola insiste, questa volta a ragione secondo me, sulla trascuratezza con cui
trattiamo la grammatica, l’accento e soprattutto l’apostrofo, che è come non
onorare un defunto, una parte della parola che non c’è più. Giustamente dice che
noi siamo capaci di indignarci solo per altre cose (leggi pag. 109-110)
La responsabilità dell’adulto
Del degrado della scuola sono in parte responsabili i genitori che magari,
come ha fatto una mamma sotto gli occhi di Paola, rimproverano il figlio che non ha studiato, ma poi
lo giustificano sul diario inventandosi che è dovuto andare dal dentista (leggi pag. 123
e 130)
Una società che non educa
Assurdo lasciare al ragazzo la libertà di scegliere sempre tutto, poiché lui
non sa cosa si potrebbe raggiungere, magari facendo fatica, ma con immensa
soddisfazione leggendo ciò che è ostico e difficile, ma ricco di riflessioni e
connotazioni. (leggi pag. 154, 156, 157 e 158)
La Scuola del Sorriso Permanente
Il problema è che vogliamo evitare ogni fatica ai nostri ragazzi, e così
abbiamo inventato una scuola che non fa crescere, non fa fare esperienze
entusiasmanti ai nostri ragazzi, perché per fare questo occorre vincere delle
sfide, mentre noi oggi vogliamo troppo facilitare i compiti e le responsabilità
dei ragazzi
La valutazione dell’insegnante
Questo è un tabù che occorre sfatare, altrimenti si corre il rischio di
scoraggiare chi fa con coscienza questo lavoro, e mandare in classe chi invece
fa un danno ai suoi allievi. (leggi pag. 175-176)
Da Paola Mastrocola a Don Milani


Chi è svantaggiato socialmente trae beneficio da una scuola di alto livello,
che gli permetta di avere gli strumenti che le classi medio-alte si procurano da
sole. (leggi pag. 179-180)
Qual è la Battaglia da combattere oggi? 
Se nel sessantotto si è combattuta una Battaglia giusta contro il nozionismo e
l’autoritarismo, oggi per cosa vale la pena combattere? E poi siamo sicuri che
chi ha “battagliato” in quegli anni ha sempre davvero fatto il bene della
scuola? (leggi pag. 184-185)


Qual è la Battaglia da combattere oggi?
Alla fine ce lo dice lei stessa qual è il problema: i tempi sono cambiati e
continuando a fare adesso le cose che era giusto fare decine di anni fa corriamo
il rischio di andare nella direzione opposta rispetto al cambiamento sociale
(leggi pag. 187)
Come funziona la scuola di Paola Mastrocola






































Infine, lei immagina la sua scuola ideale che si protrae per almeno due e tre
ore al pomeriggio, in un ambiente chiuso, come una tana, una cella, che protegge
dalla superficialità e dall’abitudine a non pensare. (leggi pag. 189-190)

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