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Il tempo del dolore - di Laura Alberico

Solenni funerali per tante morti annunciate. C'è lo Stato che "celebra" la morte in un pomeriggio d'estate in cui il sole si è nascosto forse per pudore, lontano dagli uomini, dalla terra e dalle macerie, lontano dalla morte che ha spezzato un tempo ingrato, difficile da comprendere, da ricordare e da testimoniare. L'informazione solleva domande  e interrogativi in un tam tam quotidiano in cui la dietrologia affonda le radici nell'impotenza e nella precarietà. La "schiena" fragile dell'Italia diventa il sinonimo di arrendevolezza e ineluttabilità, il fantasma che si nutre di troppe parole, di buonismo e sentimentalismo, ingredienti che lievitano sulle immagini del disastro, la guerra senza nome che ha arruolato soldati inermi, ancora una volta senza riferimento e protezione  in  una notte senza stelle. Prevenzione e informazione hanno materializzato l'enfasi delle parole che promettono il cambiamento e nuovi orizzonti di legalità e giustizia. La vita e'anche speranza  e credere in un progetto di ricostruzione aiuta chi resta. Lo Stato ora è presente, si celebrano il dolore e i morti sotto una pioggia sottile e incessante che ha trasformato l'aria afosa in vento freddo e penetrante. E la Natura ancora una volta riesce a sorprenderci, ad aprirci gli occhi, cancellando per un attimo banalità e falsità, le ingiustizie e il malgoverno, il Dio che muore ogni giorno e che testimonia sempre il miracolo della resurrezione, nelle radici della terra e nel cuore degli uomini.

Laura Alberico

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