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Il tempo del dolore - di Laura Alberico

Solenni funerali per tante morti annunciate. C'è lo Stato che "celebra" la morte in un pomeriggio d'estate in cui il sole si è nascosto forse per pudore, lontano dagli uomini, dalla terra e dalle macerie, lontano dalla morte che ha spezzato un tempo ingrato, difficile da comprendere, da ricordare e da testimoniare. L'informazione solleva domande  e interrogativi in un tam tam quotidiano in cui la dietrologia affonda le radici nell'impotenza e nella precarietà. La "schiena" fragile dell'Italia diventa il sinonimo di arrendevolezza e ineluttabilità, il fantasma che si nutre di troppe parole, di buonismo e sentimentalismo, ingredienti che lievitano sulle immagini del disastro, la guerra senza nome che ha arruolato soldati inermi, ancora una volta senza riferimento e protezione  in  una notte senza stelle. Prevenzione e informazione hanno materializzato l'enfasi delle parole che promettono il cambiamento e nuovi orizzonti di legalità e giustizia. La vita e'anche speranza  e credere in un progetto di ricostruzione aiuta chi resta. Lo Stato ora è presente, si celebrano il dolore e i morti sotto una pioggia sottile e incessante che ha trasformato l'aria afosa in vento freddo e penetrante. E la Natura ancora una volta riesce a sorprenderci, ad aprirci gli occhi, cancellando per un attimo banalità e falsità, le ingiustizie e il malgoverno, il Dio che muore ogni giorno e che testimonia sempre il miracolo della resurrezione, nelle radici della terra e nel cuore degli uomini.

Laura Alberico

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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