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Il respiro della terra - di Laura Alberico

Fine dell'estate, ultimi giorni di vacanza per tanti: bambini, ragazzi, famiglie tornate nel paese d'origine per trascorrere le ferie con parenti e amici. Paesi che conservano le radici della tradizione, usi e costumi che in estate soprattutto si vestono di colori accogliendo nelle piccole piazze eventi e sagre, odori e sapori nell'aria pulita di giorni dal ritmo lento e pacato. Paesi e chiese, mattoni e pietra viva che sembrano aver conservato il segreto del tempo e del suo divenire. Bambini e adulti, anziani, il cerchio della vita racchiuso tra montagne, a protezione di una esistenza semplice che la natura ha regalato e conservato, storie che legano l'uomo alla propria terra nel ricordo di una unione di spirito e materia, intima e personale osmosi che l'estate concede prima del ritorno alla vita di sempre. Il terremoto ha sconvolto e confuso  la vita e la morte, in  una notte infinita il tempo si è fermato per un gioco del destino, crudele e incomprensibile, immobile maschera nel dolore della distruzione e dell'assenza. Il respiro della terra ha soffocato la vita di tanti tra mura domestiche e oggetti cari, un sogno di normalità e sicurezza sepolto dalle macerie, resti di un passato recente che continuerà a raccontare e testimoniare piccole e grandi storie, legami di un tempo reale che implode nel ricordo di chi resta e che ascolta ancora con gli occhi assenti il rumore sordo del terremoto. Lo strascico di una estate difficile da dimenticare semina speranza e solidarietà nel cuore profondo di una Italia fragile e indifesa che mostra le sue ferite e il suo coraggio, la voglia, nonostante tutto, di ricominciare.

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5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

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