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Ancora sull'affare #Cirietta - di Lucio Garofalo

A costo di annoiare, vorrei aggiungere ulteriori riflessioni sul caso #Cirietta. Stiamo attraversando una fase storica assai delicata, a livello internazionale, nazionale, ma anche sul versante politico locale. L'accordo De Mita-D'Amelio (ribattezzato sarcasticamente #Cirietta) ne fornisce la prova, nel senso che è l'ennesimo patto di potere stipulato sulla testa delle popolazioni irpine, anzitutto per accaparrarsi i finanziamenti destinati ai Comuni che fanno capo al Progetto Pilota Alta Irpinia, di cui è presidente il grande G. È un bel boccone, in tempi di ristrettezze di bilanci. Non c'è solo questo in palio. C'è ben altro. In gioco ci sono affari ed interessi di portata più vasta, come quelli legati alla petrolizzazione delle aree interne, un bacino da sfruttare per le multinazionali del greggio, il più vasto in Europa, se non erro. C'è un disegno politico su scala nazionale, che mira al rientro del grande G. nel PD di Renzi grazie al "piede d'appoggio" offerto da lady D. (l'accordo #Cirietta serve anche a tale scopo). In Irpinia c'è chi si dichiara a favore del territorio e, nel contempo, ambiguamente opera per le trivellazioni petrolifere. Suona come un ossimoro, ma la loro posizione è la seguente: lo sfruttamento di giacimenti petroliferi servirebbe a "valorizzare" il nostro territorio, ossia a creare valore economico, dunque profitti. Un territorio a lungo trascurato ed escluso dai processi di sviluppo, cioè sfruttamento capitalistico. Al di là del fatto che la nozione di "sviluppo" che si ostinano a rivendicare in una fase recessiva, è fin troppo debole e tradisce una visione discutibile dell'economia, un equivoco che confonde lo sviluppo con il progresso, mi preme proporre una riflessione sul verbo "valorizzare", fin troppo abusato. Valorizzare significa creare valore. La nozione di valore, in termini economici, equivale al concetto di ricchezza, o capitale. Per cui valorizzare significa reperire denaro, flussi di capitali. In altri termini, arraffare soldi pubblici. Per distribuirli ai privati, quindi ai detentori del capitale monopolistico (pubblico e privato). Nella fattispecie, si tratta delle multinazionali petrolifere. In Alta Irpinia si "valorizza" da oltre trent'anni ed il petrolio può diventare l'ennesima "manna dal cielo" per i soliti affaristi senza scrupoli. L'occasione è ghiotta e non è da sprecare per i "pescecani" di casa nostra ed i famelici squali provenienti da fuori. Per tali ragioni, servirebbe ragionare su simili tematiche, elaborando ipotesi sul da farsi, sul "che fare". Per combattere le "vecchie volpi", ciarlatani che ancora discutono di presunte "valorizzazioni del territorio", ma in realtà hanno in mente solo il proprio utile economico e politico e fanno il gioco dei soliti potentati locali. E multinazionali. La posta in palio è fin troppo seria e grossa. Sono in pochi ad averne preso coscienza. Occorre un ragionamento lucido ed onesto sui rapporti di potere in atto, a partire da quanto si va delineando in queste elezioni amministrative in Alta Irpinia. Il caso lionese è insieme decisivo e simbolico. Non a caso, a Lioni più che altrove, il clima elettorale è alquanto avvelenato ed infuocato. Il patto #Cirietta sembra non avere opposizione, tranne in chi si è riscoperto un agguerrito e ringiovanito "tribuno del popolo" in questa campagna elettorale. È urgente promuovere un movimento di opposizione al disegno di potere demitiano-bassoliniano che si somma ad un altro patto tra potenti, ossia quello siglato in Campania fra Renzi e De Luca. E non è di poco conto.
Lucio Garofalo

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