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Tre poesie di Raoul Follerau


Chi era Raoul Follerau (dal sito AIFO.IT)
Raoul Follereau, giornalista francese (Nevers, 1903-1977) nel 1936 viene inviato dal suo giornale in Africa dove incontra per la prima volta gli hanseniani, i malati di lebbra. Scopre, attraverso di loro, il mondo della povertà e del pregiudizio sociale nei confronti della lebbra che condanna i malati alla solitudine e all’emarginazione. 
Da quel momento dedica la sua vita alla lotta contro la lebbra e contro tutte “le lebbre”, compie 32 volte il giro del mondo, lavorando instancabilmente per migliorare la qualità della vita delle persone colpite dalla malattia.
Raoul Follereau ci insegna che “amare è vivere”, che “amare non è donare ma condividere”, che amare è agire; alimenta la forza e la passione del nostro amore politico nonviolento, della nostra lotta, anche personale, contro le “lebbre” dell’indifferenza e dell’egoismo, dell’ingiustizia, della povertà, e della distribuzione diseguale delle ricchezze.
Ai giovani che non hanno ancora l'animo assuefatto al male, alle ingiustizie, alle menzogne, Raoul Follereau si rivolge con parole di incitamento ad operare per gli altri: la sua voce è sincera perché egli per primo (e, con lui, sua moglie) ha messo la sua vita al servizio degli altri.
Il suo motto era: “Nessuno ha il diritto di essere felice da solo”

Uno scopo alla vita
All'opera miei giovani amici! Mentre i Grandi preparano il suicidio dell'umanità o si divertono a giocare alle bocce nella stratosfera, la sconvolgente moltitudine dei Poveri si sforza di sopravvivere amandosi.
È verso di loro che bisogna andare. È per loro che bisogna combattere. Sono loro che dobbiamo amare.
Cercate uno scopo alla vostra vita? Mancano nel mondo tre milioni di medici:
diventate medici. Più di un miliardo di esseri umani non sanno né leggere né scrivere: diventate insegnanti.
Due uomini su tre non mangiano a sazietà: diventate seminatori e fate sorgere dalle terre incolte raccolti che li sazieranno.
Uno scopo alla vita
I vostri fratelli hanno bisogno di voi: in qualunque disciplina diventate molto semplicemente, molto nobilmente degli «operai»:
Poiché ogni lavoro è nobile quando lo si appende a una stella. Diventate qualcuno per fate qualcosa. Rifiutate di mettere la vostra vita su un binario morto. Ma rifiutate anche l'avventura in cui la parte dell'orgoglio è più grande di quella del servizio. Denunciate, ma per esaltare. Contestate, ma per costruire. Che perfino la vostra rivolta stessa e la sua collera, siano amore!
Sono forti coloro che credono e che vogliono costruire. Costruite la felicità degli altri. Il domani avrà il vostro viso. Il mondo sta diventando disumano: siate uomini.

Ho mangiato
Io, stamattina, ho mangiato. Certamente, non c'è nulla di piu normale, di piu comune. A mezzogiorno, e poi stasera, io mangerò come tutti... Cosa dite? Tutti, non mangian tutti a questo mondo? Certamente, almeno sembra: me l'han detto. E' ben triste, beninteso. Ah! Non siamo in Paradiso! Ma è necessario saper accettare il proprio destino; non ci si può far nulla, non è vero? Non ci si può far nulla! lo, stamattina, ho mangiato.
Sicuramente, loro non hanno mangiato. Ma cosa posso farci, io? Non c'è rischio che possa tentare, perché non posso, con la mia porzione, modesta porzione - nutrire il mondo, tutti coloro che nel mondo hanno fame. Ci scocciano senza fine come se non avessimo abbastanza seccature! E poi sono troppo preso dai miei affari. Infine, si tratta di sconosciuti... io, io, IO, stamattina, io ho mangiato.

Il mio e il tuo
Il mio patrimonio, il tuo patrimonio, i nostri soldi; i miei, i tuoi, i miei, i tuoi... I miei capitali, i tuoi averi, i nostri beni: i miei, i tuoi, i miei, i tuoi... Un solo universo molle, sordido e chiuso, nel quale ci si va a barricare. finito il tempo di amare. Centinaia di milioni di poveri senza pane, senza casa e senza nulla. Il mio patrimonio, il tuo patrimonio, i miei capitali, i tuoi averi: i miei, i tuoi, il mio, il tuo. Ormai sono duemila anni: l'era cristiana... Ma quando mai cominceremo ad essere cristiani?

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